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Anche il Giappone chiude la porta a Huawei e altre aziende cinesi. La strategia di Trump sta funzionando

Il Giappone si appresta a bandire apparecchiature TLC, router, computer e server realizzati da Huawei e altri marchi cinesi. Lunedì il Governo ha diffuso una serie di linee guida a tutti i Ministeri e le forze armate che di fatto incideranno su tutti i futuri bandi pubblici: a causa dei presunti rischi per la sicurezza nazionale non dovranno essere impiegate attrezzature di provenienza cinese.

A stretto giro gli operatori SoftBank, NTT Docomo e KDDI hanno confermato che attueranno lo stesso approccio che le reti 5G di prossima generazione. Insomma, le pressioni di Washington stanno funzionando, e dopo il divieto statunitense, australiano, neozelandese e inglese ecco giungere quello giapponese.

Come se non bastasse anche il sito e-commerce Rakuten, che nel 2019 diventerà il quarto operatore mobile del paese, ha confermato che non userà apparecchiature di telecomunicazioni cinesi ma si affiderà a Nokia.

“È estremamente importante evitare l’acquisto di apparecchiature che includono funzioni dannose come il furto o la distruzione di informazioni o l’interruzione dei sistemi di informazione”, ha dichiarato il Primo Ministro Shinzo Abe.

Le linee guida del Governo saranno applicate nel 2019, ma non è ancora stata stabilita una data. L’Ambasciata Cinese ha già espresso preoccupazione, anche perché a suo parere “non ci sono prove che i prodotti Huawei e ZTE abbiamo problemi di sicurezza”. Anzi, il sospetto è che vengano applicate “pratiche discriminatorie nei confronti di aziende specifiche aziende in specifici Paesi, che non solo è sfavorevole per il Giappone in relazione all’attrattiva di investimenti stranieri, ma anche in relazione alla cooperazione economica tra Cina e Giappone”.