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Apple ha ricevuto aiuti di Stato o ha eluso le tasse UE?

"Statio Bene Fida Carinis" (Un porto sicuro per le navi) è il motto di Cork, la seconda città della Repubblica d'Irlanda. E per più di 20 anni è stata certamente il porto sicuro delle navi Apple cariche di euro. Qui transitano infatti tutti i ricavi generati dalle vendite europee di iPhone, Mac, app, servizi, eccetera.

Il problema è che secondo Bruxelles questo è diventato un approdo corsaro. L'Irlanda e il colosso di Cupertino avrebbero stipulato un accordo che formalmente potrebbe essere definito come "aiuto di Stato", e concretamente si sarebbe trasformato in un eccellente strumento di elusione fiscale.

"Non c'è mai stato un accordo speciale, non c'è mai stato nulla che possa configurarsi come aiuto di Stato", ha assicurato il responsabile finanziario di Apple, Luca Maestri, al Financial Times. Insomma si tratterebbe di un'indagine "molto infelice".

Da Cork un tempo arrivano solo i bootleg dei concerti degli U2

Apple rischia una maximulta miliardaria, anche perché le ricchezze offshore scoperte persino dal fisco statunitense sarebbero di circa 150 miliardi di euro. In verità per comprendere totalmente la questione bisogna fare un passo indietro e tornare agli anni '80 quando il Governo di Dublino decise di giocare la carta della competizione fiscale per attirare i colossi stranieri. Da allora Apple, Logitech, EMC e tanti altri colossi hanno stabilito le proprie sedi per sfruttare quella tassazione del 2% che viene applicata agli utili.

Alcuni suppongono che Dublino abbia deciso di avviare un trattamento di favore per stimolare la creazione di posti di lavoro, ma Apple nega. Anche se in questi ultimi anni gli investimenti a Cork hanno superato i 100 milioni di dollari e localmente rappresenta il più grande datore di lavoro.

Bruxelles ha sempre tollerato questo tipo di benefit fiscale, ma con l'avvento della crisi e il consolidamento dell'economica digitale il vento è cambiato. Il vice presidente della Commissione UE Almunia ne fa una questione di comportamento anti-competitivo. Prova ne sia che non solo Apple è stata messa sotto indagine per l'affaire irlandese, ma anche Starbucks e Fiat Finance and Trade.

In settimana Bruxelles dovrebbe fornire nuovi aggiornamenti sulla vicenda. Però c'è almeno un dettaglio che non torna. I cosiddetti "aiuti di Stato" e le eventuali sanzioni correlate hanno sempre riguardato i paesi membri. Perché questa volta l'azienda rischia una maxi-multa se è stato il suo interlocutore istituzionale a sbagliare? La sensazione è che siamo di fronte a una svolta epocale. Un escamotage per colpire i grandi elusori, in attesa che cambi la normativa fiscale europea.

Aggiornamento. Forbes pochi minuti fa sembra aver risposto al quesito finale che ponevo. Il giornalista Tim Worstall sostiene di aver parlato con Almunia e ricevuto conferma del fatto che Apple non sarà sanzionata in alcun modo. L'indagine tira in ballo solo il comportamento dell'Irlanda.