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Applicazioni scientifiche e ricerche

Pagina 2: Applicazioni scientifiche e ricerche

Applicazione scientifica

A parte le sfide ingegneristiche che VAMP dovrà affrontare, la questione esistenziale a cui dovrà rispondere per avere qualche chance di successo è la seguente: un aereo in volo a 50 km dalla superficie di Venere servirà per rispondere agli interrogativi della comunità scientifica su questo pianeta?

Il comitato scientifico convocato da Northrop ha identificato una serie di obiettivi. Secondo Kevin McGouldrick, ricercatore presso il Laboratorio for Atmospheric and Space Physics presso l'Università del Colorado, VAMP potrebbe fornire i dati per rispondere a tutte le grandi questioni atmosferiche, a circa la metà delle domande relative alle interazioni fra la superficie del Pianeta e la sua atmosfera, e anche ad alcuni interrogativi sulla superficie venusiana, come per esempio se è basaltica, se ha rocce ignee e via dicendo.

Immagine scattata dalla sonda Venera
Immagine della superficie di Venere scattata da Venera 13

Però non potrebbe fare misurazioni del rapporto isotopico dei minerali, compito che sono i rover come quelli in missione su Marte potrebbero fare. Il problema è che secondo Constantine Tsang, scienziato del Southwest Research Institute di Boulder, Colorado, sulla superficie di Venere "un rover potrebbe sopravvivere da 4 a 6 ore, 10 ore se siamo fortunati".

Uno degli aspetti più interessanti di VAMP è che in linea teorica un aereo come questo potrebbe volare in qualsiasi atmosfera planetaria, il che apre a possibilità d'impiego non solo per Venere ma anche per Titano, la luna di Saturno.

Intanto le ricerche proseguono

A fine 2014 uno studio guidato da Dima Bolmatov, fisico teorico alla Cornell University di Ithaca, New York, ipotizzava che Venere in passato potrebbe avere avuto strani mari composti di anidride carbonica allo stato supercritico, che avrebbero contribuito a determinare la superficie del pianeta così com'è oggi.

Simulazione al computer di Maat Mons
Simulazione al computer di Maat Mons

Venere è spesso descritto come il pianeta gemello della Terra per dimensioni, massa, distanza e composizione chimica. Tuttavia la Terra è un paradiso per la vita, Venere è tipicamente descritto come infernale, con nubi di acido solforico corrosivo che galleggiano su una superficie di deserto roccioso abbastanza calda da fondere il piombo.

Tuttavia un tempo potrebbe avere avuto degli oceani. Ricerche precedenti avevano suggerito che Venere possedette in passato abbastanza acqua nella sua atmosfera da ricoprire l'intero pianeta di un oceano con una profondità di circa 25 metri, e che l'acqua avrebbe potuto in qualche modo cadere come pioggia.

Non si tratterebbe però di mari di acqua, ma di anidride carbonica "liquida". "Attualmente l'atmosfera di Venere è per lo più composta di anidride carbonica, pari a circa il 96,5 per cento in volume" spiega Bolmatov.

Sulla Terra l'anidride carbonica agisce come un gas serra che intrappola il calore, contribuendo a tenere caldo il pianeta, viene espirata dagli animali e utilizzata dalle piante nella fotosintesi. Però questa sostanza in determinate condizioni di pressione e temperatura (stato supercritico – quando si trova in condizioni di temperatura superiore alla temperatura critica e di pressione superiore alla pressione critica) può assumere appunto proprietà sia di un liquido (ad esempio la densità) sia di un gas (ad esempio la viscosità).

immagine delle nuvole di Venere agli ultravioletti catturata nel 1979 dal Pioneer Venus Orbiter
immagine delle nuvole di Venere agli ultravioletti catturata nel 1979 dal Pioneer Venus Orbiter

La pressione atmosferica sulla superficie di Venere è attualmente più di 90 volte quella della Terra, ma gli scienziati stimano che nei primi giorni del Pianeta la pressione possa essere stata decine di volte superiore. Questa fase potrebbe essere durata per un periodo relativamente lungo di tempo, da 100 a 200 milioni anni. In tali condizioni si sarebbe formato biossido di carbonio con comportamento simile a un liquido.

"Questo a sua volta rende più plausibile la presenza di caratteristiche geologiche quali formazioni simili ai letti dei fiumi, e pianure con i segni di attività in superficie di liquidi simili al biossido di carbonio supercritico".

I ricercatori hanno scoperto che a seconda della pressione e della temperatura, grappoli di biossido di carbonio supercritico avrebbero formato "una bolla di gas che è coperta da uno spesso strato di liquido".