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Bagarinaggio per la carta di identità elettronica, succede a Torino

Il Comune di Torino ha scoperto che esiste il bagarinaggio per le prenotazioni legate alla carta di identità elettronica. Bastano 10 euro di spesa.

Il Comune di Torino ha scoperto che esiste una nuova forma di bagarinaggio legato alle prenotazioni della carta di identità elettronica. Normalmente, affidandosi al canale ufficiale Agenda CIE del Ministero dell’Interno, bisognerebbe attendere diversi mesi per un appuntamento. Invece, grazie a un intraprendente “intermediario” torinese, che il Comune non ha ancora scoperto, con una spesa di 10 euro si può saltare la coda e risolvere tutto in poche settimane. Una sorta di balzello da sommare ai 22,21 euro di costo della tessera.

“Ci siamo accorti di un’anomalia”, ha confermato al quotidiano La Stampa Paola Pisano, assessora all’Innovazione. “L’agenda degli appuntamenti delle carte di identità di Torino risultava tutta prenotata, ma agli sportelli non si presentava il 30% degli utenti”. Dopo una serie di verifiche dei tecnici si è scoperto che moltissime prenotazioni afferivano a un unico codice fiscale. Un codice che a pochi giorni dall’appuntamento veniva cambiato. “Un soggetto torinese prenotava gli appuntamenti usando un codice fiscale e poi lo cambiava; una procedura consentita dal sistema”, ha aggiunto Pisano.

In pratica il gran numero di no-show corrispondeva alla mancata vendita (da parte dell’intermediario) del posto prenotato. La nota bizzarra è che secondo il Comune il meccanismo non può essere considerato un reato. E infatti, come ha confermato l’assessora, non vi è stato alcun esposto in Procura. Non a caso bisogna ricordare che una recente sentenza su un caso di bagarinaggio online legato al mondo dei concerti si è risolto con l’assoluzione di tutti gli imputati.

“Ci siamo rivolti a chi gestisce l’agenda nazionale delle prenotazioni. Ora si potrà cambiare il codice fiscale solo una volta e non diverse come in passato“, ha assicurato Pisano.

Probabilmente il business dell’intermediario – si suppone un privato o forse un’agenzia nei pressi della sede dell’Anagrafe – è terminato. E come ha spiegato il Comune non potrà essere perseguito. Però non è detto che sia finita qui: avrà emesso fattura o ricevuta fiscale? Magari la sua attività sarà degna di interesse per l’Agenzia delle Entrate.