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Benzina e diesel “carbon free”, la ricetta canadese

Benzina, diesel e carburanti per jet "carbon free", ovvero con produzione ed emissioni a bilancio zero? Possibile, un giorno, almeno secondo la canadese Carbon Engineering che ha iniziato a produrre in piccola scala carburanti liquidi sfruttando la CO2 presente nell'aria e combinandola con l'idrogeno estratto dall'acqua. Sebbene la tecnica di direct air capture (DAC) sia […]

Benzina, diesel e carburanti per jet "carbon free", ovvero con produzione ed emissioni a bilancio zero? Possibile, un giorno, almeno secondo la canadese Carbon Engineering che ha iniziato a produrre in piccola scala carburanti liquidi sfruttando la CO2 presente nell'aria e combinandola con l'idrogeno estratto dall'acqua.

Sebbene la tecnica di direct air capture (DAC) sia conosciuta da anni, solo adesso è stato individuato un metodo dai costi sostenibili e competitivi. L'intero sistema consuma molta energia ma presso lo stabilimento sperimentale di Squamish (British Columbia) viene impiegata quella generata da un'unità idroelettrica. In più il carburante, una volta bruciato emette la stessa quantità di CO2 che è servita per realizzarlo.

 

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Nello specifico Carbon Engineering si affida a delle torri in cui fluisce l'aria. Contengono idrossido di potassio, che reagendo con la CO2 crea carbonato di potassio. Dopo ulteriori processi chimici si ottengono pellet di carbonato di calcio che in una successiva fase vengono scaldati per rilasciare CO2 che a sua volta può essere impiegata per produrre carburante sintetici.

squamish

"Questo non salverà il mondo dall'impatto del cambio climatico, ma si prospetta come un grande passo avanti nell'economia a bassa emissione di carbonio", ha dichiarato David Keith, docente di Fisica applicata ad Harvard e fondatore della compagnia. "Il nostro studio (qui in dettaglio) dimostra che i costi e l'ingegnerizzazione in grande scala potrebbe catturare milioni di tonnellate di CO2 all'anno".

American Physical Society nel 2011 ha stimato per il "direct air capture" un costo di 600 dollari per tonnellata di CO2 – un dato confermato dall'attuale impianto svizzero della Climeworks, ma con il metodo canadese si potrebbe scendere sotto la soglia dei 100 dollari, praticamente 0,22 centesimi al litro in più rispetto all'attuale benzina.

CarbonEngineering Process2

E considerato che le "emissioni industriali" di carbonio (carbon credit) che pagano le aziende sono destinate a crescere, in prospettiva potrebbe essere una soluzione vincente. Per altro secondo stime internazionali per mantenere il riscaldamento globale sotto controllo (max 2° centigradi), l'unica politica sembra essere quella delle "emissioni negative".

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Bisogna infatti considerare che molti paesi stanno legiferando per imporre un notevole contenimento delle emissioni e in alcuni casi azzerarle con strategie diversificate. Ad esempio in British Columbia il "carbon price" – costo del carbonio emesso – è di 26,8 dollari per tonnellata; in Canada a settembre sarà fissato a 7,6 dollari ma nel 2022 arriverà a 38,4 dollari.

Negli Stati Uniti stanno valutando un approccio simile, mentre in Europa i "carbon credit" sono già a quota 19 dollari (circa 16 euro) per tonnellata. Insomma, sta emergendo un potenziale mercato e la California sta già discutendo in sede politica della possibilità di aprire ai carburanti "carbon free".

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Impianto di Squamish

Il prossimo obiettivo del progetto comunque è quello di portare la produzione di carburante a centinaia di migliaia di barili per ridurre ulteriormente i costi. Il nuovo impianto di Carbon Engineering sarà operativo nel 2020 e sarà in grado di raggiungere la soglia di 200 barili al giorno, ma per la versione commerciale definitiva attesa per il 2021 si parla di 2mila barili al giorno.