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Brevetti sul software quasi illegali in Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda, mercoledì scorso, ha dichiarato parzialmente illegali i brevetti sul software, con un voto del parlamento quasi unanime. La nuova legge rappresenta una sorta di terremoto nel quadro legale del paese, e segna un precedente che farà sentire il proprio peso anche altrove nel mondo. Restano alcuni punti da chiarire, ma per molti si tratta di un passaggio storico.

"Il sistema dei brevetti non funziona per il software, perché è quasi impossibile per le società di settore crearne di nuovo senza violare uno delle centinaia di migliaia di brevetti esistenti, spesso per cose davvero ovvie", ha commentato Paul Matthews, presidente di un'importante associazione di categoria neozelandese.

Ed è proprio questa l'idea che ha spinto i parlamentari del paese ad abolire i brevetti sul software, con l'obiettivo di aiutare e sostenere chi vuole innovare. Grandi aziende di tutto il mondo hanno tentato di ostacolare la nuova norma, ma senza successo. Anche perché si tratta di una tendenza globale che prima o poi, inevitabilmente, raggiungerà anche l'Europa e gli USA.

Non si può parlare di una totale abolizione del brevetto, però: ora saranno concessi solo a ciò che si può definire una vera e propria invenzione. Resta quindi un qualche tipo di protezione parziale per aziende come Microsoft, Google, Apple e altre, e ci sono alcune ambiguità nella nuova legge che potrebbero renderne complicata l'applicazione; per esempio, c'è un certo margine di soggettività nello stabilire cosa può ottenere un brevetto, e questo è senz'altro un nodo da sciogliere.

L'idea comunque è quella giusta: concedere la protezione solo alle vere e proprie novità, non a una semplice modifica di ciò che già esiste. Tra l'altro ritroviamo lo stesso dibattito nel mondo dei medicinali, dove c'è la brutta abitudine di modificare pochissimo una molecola e spacciarla per una novità assoluta – con il benestare degli uffici brevetti.

Ben venga quindi la novità che viene dagli antipodi, e speriamo che questa mentalità si diffonda anche al resto del mondo. Pazienza se qualche gigante perderà un po' di denaro; è senz'altro un prezzo più che adeguato in cambio di vero progresso e di vera concorrenza.