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Distrutti gli hard disk del Guardian, la vendetta dell’NSA

Le autorità britanniche hanno distrutto gli hard disk e i computer del Guardian, in un inaspettato strascico dello scandalo PRISM – nato dalle informazioni comunicate dall'ex dipendente NSA (National Security Agency) Snowden al giornale anglosassone. L'uomo è ancora bloccato in Russia, e sul suo futuro non ci sono certezze, ma nel frattempo si sta consumando un preoccupante attacco alla libertà di stampa.

È stato "uno dei momenti più bizzarri nella lunga storia del Guardian", racconta Alan Rusbridger. Ufficiali della GCHQ (un'agenzia di sicurezza inglese) sono entrati in redazione è hanno "supervisionato la distruzione degli hard drive nelle cantine".

Agenti governativi che entrano nella redazione di un giornale e distruggono dischi e computer. Non proprio uno scenario normale, e un fatto più che sufficiente a far scattare un campanello di allarme. Se in un paese democratico si vedono le forze dell'ordine irrompere nella redazione di un giornale e distruggerne le proprietà, difficilmente si può accogliere la cosa con benevolenza.

Anche perché le autorità britanniche avevano già indagato sulle attività del Guardian, sulle relazioni del periodico con Snowden, ed era emerso chiaramente che un intervento era del tutto inutile: i dati erano già stati copiati e trasferiti fuori dal Regno Unito, un giornalista può scrivere da ogni luogo nel mondo, e per di più il principale reporter implicato – Glenn Greenwald – vive in Brasile.

Insomma, le autorità inglesi non possono fare un bel niente per impedire al Guardian di pubblicare le informazioni che ha ricevuto da Snowden – se non forse chiudere tutto il giornale. Perché non è stata ingenuità o incompetenza sulla tecnologia ad animare le autorità britanniche. Si è voluto mandare un messaggio.

Di solito in questi casi si cita Orwell, ma Huxley si adatta più che bene alla nostra epoca

Il falò degli hard disk è quindi tutto un deliberato attacco alla libertà di stampa e d'informazione. E forse non è nemmeno la cosa peggiore: ieri infatti David Miranda, compagno del citato Greenwald, è stato trattenuto all'aeroporto di Heathrow per sette ore senza ragioni ufficiali, e gli sono stati sequestrati telefono, computer e macchina fotografica. Ne abbiamo accennato parlando delle informazioni messe in rete da Wikileaks come strumento per proteggere proprio Snowden e altre figure di rilievo dell'organizzazione, come Assange.

La disavventura di Miranda è frutto di una legge speciale che consente alle autorità frontaliere di fermare chiunque anche senza accuse, fino a un massimo di appunto sette ore. "Non c'è bisogno di arrestare o accusare nessuno, e non ci sono protezioni per i giornalisti o i loro materiali. Una zona di transito a Heathrow è un posto pericoloso dove trovarsi", commenta ancora Rusbridger.

Il giornalista chiarisce che al Guardian continueranno a lavorare sui materiali forniti da Snowden, solo che semplicemente non lo faranno da Londra. Il fatto è che si sta concretizzando un sistema di sorveglianza inedito e preoccupante. La maggior parte dei giornalisti può comprenderlo, "ma mi chiedo quanti capiscano la minaccia assoluta al giornalismo implicita nell'idea di sorveglianza totale, se e quanto si realizzerà – e, sempre di più, sembra essere una questione di quando".

Non è per gli hard disk. Si tratta di mandare un messaggio

"Potrebbe non passare molto tempo prima che sia impossibile per un giornalista avere fonti riservate. […] Quei colleghi che denigrano Snowden o affermano che i reporter dovrebbero fidarsi dello stato come fonte più affidabile potrebbero un giorno avere un brutto risveglio".