e-Gov

E-government fermo al palo, è una rete per tonni

La gestione elettronica della pubblica amministrazione continua ad arrancare. Il sito dell'agenzia delle entrate non accetta messaggi più lunghi di 400 caratteri, salvo poi rispondere che le informazioni fornite non sono sufficienti, ammesso che la risposta arrivi, come racconta l'Espresso.

Ormai son più di dieci anni che si parla di modernizzare la pubblica amministrazione, e di moltiplicare i servizi disponibili in rete, ma sembra che, ancora, tutto si muova con l'agilità di un bradipo.


La Pubblica Amministrazione, realtà o mostro mitologico?

Alcuni comuni e alcune istituzioni lavorano piuttosto bene, come vi abbiamo raccontato in passato, ma nella maggior parte dei casi la rete è usata come vetrina, o poco più. Succede, per esempio, con la "denuncia online": si può fare, per esempio se si smarrisce un documento, ma bisogna comunque presentarsi personalmente, e confermarla entro 48 ore.

Secondo l'Istat i servizi web funzionano nel 3,2% delle amministrazioni locali, mentre altre fonti riportano che è praticamente impossibile svolgere procedure complete esclusivamente online. L'unica piuttosto diffusa è quella per il pagamento dell'Ici. Tra i dati sorprendenti, quello più assurdo è che il 20% dei comuni italiani non si è ancora dotato di un sito web; paradossalmente, ci sono paesini di 200 abitanti che si sono dotati di servizi molto moderni, e metropoli che sono ancora all'età (informatica) della pietra.


La partecipazione, base di un governo moderno, sarebbe stimolata da un sistema di e-government funzionante.

Viene da chiedersi come si stanno spendendo i 115 milioni di euro stanziati alla fine nel 2007, che dovrebbero servire allo sviluppo di 114 progetti di e-governement in tutto il paese. Alcuni dei siti finanziati, infatti, sono tra i peggiori della lista, quanto a servizi offerti.

Ovvia la conseguenza: la percentuale di cittadini italiani che usa la rete per interagire con la PA è ferma al palo da un pezzo: 10,6%, probabilmente tutti residenti in quei pochi comuni che offrono servizi davvero utili.

Le cause possibili sono tante, a cominciare dall'assenza di comunicazione: ogni comune, regione o ente "fa da sé", ignorando le soluzioni e le pratiche positive messe in atto dagli altri. Si aggiunge una malsana proliferazione di siti, che rende difficile capire a chi rivolgersi (ma permette di mantenere una tradizione della nostra burocrazia: "si deve rivolgere all'altro sportello").

Persino l'ONU si è accorta di questa situazione deprimente, collocando l'Italia al 56 posto di una classifica dedicata (pdf), dietro a paesi come la Giordania, il Mozambico, la Mongolia o la Cambogia.

Ringraziamo Pino Bruno per la collaborazione.