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Spazio e Scienze

Esplosione del Falcon 9, quanto staranno fermi i lanci?

A seguito dell'esplosione del Falcon 9 la rampa di lancio potrebbe avere danni ingenti e non sono ancora chiare le cause dell'incidente. SpaceX potrebbe essere costretta a fermare i lanci per diverso tempo.

Ci sono alcuni dettagli in più sull'esplosione che ieri ha distrutto il razzo Falcon 9 di SpaceX e il suo carico sulla piattaforma di lancio a Cape Canaveral. Elon Musk ha twittato che "le cause sono ancora sconosciute", ma è noto che l'esplosione "ha avuto origine da un problema verificatosi attorno ai serbatoi di ossigeno liquido dello stadio superiore del razzo", e più in dettaglio "durante le operazioni di rifornimento del propellente.

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La piattaforma di lancio dopo l'esplosione di ieri

Lo stringato comunicato ufficiale di SpaceX aggiunge che gli esperti stanno "continuando a rianalizzare i dati per identificare la causa dell'incidente". E stando a diverse fonti i primi dati indicano che al momento dell'esplosione il Falcon 9 aveva a bordo quasi 500 tonnellate di combustibile liquido.

In ogni caso è presto per dare tutta la colpa al carburante: Charles Miller, presidente di NexGen Space, ha spiegato a The Verge che la causa dell'incidente "potrebbe essere qualcosa che non ha nulla a che fare con il veicolo di lancio. Potrebbe essere stato causato dall'apparecchiatura di supporto a terra o da qualcos'altro. Prima di saltare alle conclusioni quindi bisogna risalire alla causa principale".

I problemi con il carburante non sarebbero una novità per SpaceX, che a giugno 2015 ebbe un altro incidente proprio a causa di un componente difettoso all'interno dei serbatoi di ossigeno liquido dello stadio superiore di un Falcon 9. La causa allora fu individuata e il problema risolto, ma durante tutto il corso delle indagini l'azienda dovette fermare i lanci. Questo significa che se il problema fosse esterno, ossia legato alla piattaforma di lancio, i tempi per rimettere in pista i Falcon 9 potrebbero essere brevi.

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L'esplosione del razzo Antares sulla rampa di lancio verificatasi nel 2014

Se invece la causa – come nel 2015 – fosse individuata all'interno del veicolo significherebbe che l'azienda ha problemi di produzione con il Falcon 9 che devono essere risolti prima di poter riprendere le missioni, anche eventualmente con modifiche di progettazione, e con tempi decisamente più lunghi.  

Restiamo in attesa di ulteriori aggiornamenti, intanto vale la pena riportare anche che quanto successo non ha causato alcun danno alla missione OSIRIS-REx della NASA, che decollerà l'8 settembre prossimo e che ieri si trovava a 1,7 chilometri di distanza dal Launch Complex-40, in particolare sullo Space Launch Complex-41. I responsabili NASA hanno infatti confermato che la data di lancio di OSIRIS-REx x resta confermata.

Tuttavia la causa dell'incidente non è l'unico elemento a influenzare i tempi di ripresa dei voli, che dipendono anche dallo stato della piattaforma di lancio. In una nota ufficiale la NASA scrive che "la situazione a Cape Canaveral è in corso di valutazione, ed è troppo presto per sapere se l'incidente influenzerà il calendario dei prossimi lanci della NASA verso la Stazione spaziale Internazionale a bordo dei Falcon 9 di SpaceX. In ogni caso, se ci saranno ritardi da parte di SpaceX verrà usato un altro cargo per soddisfare le esigenze di carico della Stazione".

Al momento non è noto quali e quanti danni siano stati riportati dalla piattaforma di lancio di SpaceX. Le immagini che arrivano dal Launch Complex-40, dov'è avvenuta l'esplosione, mostrano che lo "strongback", ossia la torre che aiuta a sostenere il razzo, è piegata. Secondo Space.com esperienze passate con problemi analoghi hanno richiesto molti mesi per risolvere questo guaio ed effettuare tutte le riparazioni necessarie alla zona. Per esempio, a seguito dell'esplosione del razzo Antares sulla rampa di lancio verificatasi nel 2014 ci volle un anno per riparare pienamente la piattaforma di lancio alla Wallops Flight Facility (in Virginia).

Per la cronaca, è vero che SpaceX ha altre rampe di lancio potenzialmente utilizzabili, ma hanno caratteristiche diverse e non è detto che possano soddisfare le esigenze di ogni missione. La soluzione temporanea per SpaceX potrebbe essere quella di effettuare i lanci da un sito diverso sempre a Cape Canaveral, come per esempio la piattaforma di lancio Launch Complex 39A. SpaceX la stava modificando per preparare i lanci del Falcon Heavy e sarà compatibile anche con i Falcon 9, tuttavia non sarà pronta fino alla fine dell'anno.

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L'azienda ha poi un altro sito di lancio presso la Vandenberg Air Force Base in California, che però non è usabile per i lanci destinati alla ISS per via della sua posizione geografica. Il sito di Vandenberg infatti è utilizzato principalmente per far decollare i razzi che devono essere immessi in orbita polare.

Primo e secondo stadio dei Falcon 9

Giusto per capire a cosa si riferiscono le fonti descrivendo le possibili cause dell'incidente, il Falcon 9 è un razzo a due stadi progettato per lanciare in orbita satelliti e navicelle spaziali Dragon di SpaceX. Il primo stadio del Falcon 9 è alimentato da nove motori a razzo Merlin. Il secondo stadio ha un solo motore che gli serve per dare la spinta finale in orbita al payload (al carico), si accende qualche secondo dopo la separazione degli stadi e può essere riavviato più volte per inserire più carichi utili in orbite differenti. 

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I serbatoi di entrambi gli stadi sono costruiti con una lega alluminio-litio, il serbatoio del secondo stadio è una versione più "corta" di quello del primo stadio e utilizza gli stessi materiali e tecniche di assemblaggio per ridurre i costi di produzione. I serbatoi contengono ossigeno liquido e RP-1. Dopo l'accensione, un sistema controlla che tutti i motori siano pronti per erogare la massima spinta prima che il razzo decolli. Solo a quel punto i motori Merlin lanciano il razzo nello Spazio.

Quello che stava testando SpaceX ieri era il controllo del primo stadio, con un'accensione dei motori "da fermo" per verificare che tutto funzionasse bene. Si tratta di una procedura standard che viene condotta qualche giorno prima di ogni lancio, e che  richiede obbligatoriamente che nell'area circostante la piattaforma di lancio non ci sia personale. Ecco perché l'incidente non ha causato vittime o feriti.