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Spazio e Scienze

Gli esseri umani extraterrestri nasceranno nello Spazio nel 2024

SpaceLife Origin è un'azienda di biotecnologie che ha l'obiettivo dichiarato di far nascere esseri umani nello Spazio. Il progetto dovrebbe sfociare nella nascita del primo essere umano nello Spazio nel 2024.

L’esplorazione di Marte, il ritorno sulla Luna e la colonizzazione di altri pianeti sono destinati a far diventare l’uomo una specie multiplanetaria. I progetti sono molti, e a prescindere da quando andranno in porto, sembra proprio che prima o poi l’essere umano riuscirà a vivere fuori dal pianeta Terra. Requisito fondamentale per riuscirci, oltre ovviamente a raggiungere mete extraterrestri, è riuscire a riprodurci fuori dalla Terra. È quello a cui sta lavorando SpaceLife Origin, che si autodefinisce la prima azienda di biotecnologia che custodirà i “semi-della-vita” umani nello Spazio e che renderà possibile concepire un embrione nello Spazio entro il 2021. La nascita extraterrestre del primo essere umano dovrebbe avvenire entro il 2024.

Il fondatore e CEO di SpaceLife Origin, Kees Mulder, sostiene che la sua azienda lavora per permettere all’umanità di spezzare le catene che ci tengono legati a questo pianeta morente e assicurarci un futuro tra le stelle: “se l’umanità vuole diventare una specie multi planetaria abbiamo anche bisogno di imparare come riprodurci nello Spazio. SpaceLife Origin è entusiasta di annunciare il suo programma per consentire una vita sostenibile oltre la Terra. È il primo passo nel futuro dell’umanità. Crediamo che qualsiasi azienda spaziale, agenzia o nazione che ambisca a colonizzare altri Pianeti trarrà vantaggio dal collaborare con noi“.

Come si passa dalle parole ai fatti? Ci sono tre missioni attualmente in fase di sviluppo. La prima, Mission Ark, dovrebbe essere lanciata nel 2020 e prevede l’invio nello Spazio di speciali capsule contenenti cellule di “semi-della-vita” umane. Dovrebbero restare nello Spazio e funzionare un po’ come una banca del seme, per garantire che l’umanità non si estingua. La seconda missione, Mission Lotus, partirà nel 2021 e lancerà nello Spazio un “incubatore di embrioni umani spaziali”, che voleranno nell’orbita bassa della Terra prima di tornare sul nostro pianeta ed essere impiegati per la fecondazione in utero. I bambini in questo caso nasceranno sulla Terra.

Infine, nel 2024 decollerà Mission Cradle, che porterà alla nascita nello Spazio del primo essere umano, sempre che tutto vada secondo i piani. In buona sostanza, una gestante arriverà nello Spazio 24-36 ore prima del parto, che avverrà “a 250 miglia [402,336 km] dalla superficie terrestre, a bordo di una stazione spaziale, con l’assistenza di un’équipe medica addestrata ad hoc”.

SpaceLife Origin Mission Cradle, la terza parte del piano

Il piano per il momento è talmente poco dettagliato da non permettere considerazioni, se non sull’idea di massima. Se arriveremo davvero ad avere colonie spaziali e a intraprendere viaggi multi generazionali verso pianeti lontani, il problema di far nascere esseri umani nello Spazio dovrà essere affrontato e risolto. Ma la sensazione è che avremo ben più di 6 anni per gestire evenienze di questo tipo. Magari senza bisogno di caricare su un razzo una donna con la gravidanza al termine.

Non sappiamo se una partoriente nello Spazio potrebbe trovare sollievo nello spappolare una pallina antistress che rappresenta la Terra. Se avete ansie terrestri però potrebbe tornarvi utile!