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Google: ecco i nostri risultati contro la pirateria

Dopo anni di scontri Google può finalmente affermare che Youtube non è più solo territorio fertile per la pirateria musicale, ma anche uno strumento utile agli editori per creare profitto. Il sistema ContentID, totalmente automatico, copre il 98% della gestione del copyright.

Google ha pubblicato un lungo articolo per illustrare i risultati ottenuti e le tecniche messe a punto per combattere la pirateria audiovisiva. L'azienda, che più volte è stata accusata di non fare abbastanza da questo punto di vista, ha voluto mostrare come Youtube e Google Play possano favorire il mercato legale e creare profitto per i detentori dei diritti.  

Google sottolinea in particolare la piattaforma ContentID, che ha reso completamente automatica la gestione del copyright su Youtube. Non solo per identificare e rimuovere eventuali violazioni, ma anche e soprattutto per permettere agli utenti di pubblicare serenamente ciò che vogliono – i detentori dei diritti sulla musica ci guadagneranno lo stesso. Secondo Google questo sistema ha un successo tale che rappresenta il 98% della gestione del copyright su Youtube, "mentre solo il 2% viene gestito con richieste di rimozione".

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A tal proposito, comunque, è forse utile ricordare che tutte le controversie in tema di copyright sono gestite automaticamente e tendenzialmente in favore di chi presenta denuncia. Questo rende particolarmente difficile far valere le proprie ragioni, e favorisce gli abusi – capita che una richiesta di rimozione per violazione di copyright nasconda un tentativo di censura.

Google ci parla quindi soprattutto di quei video che contengono tracce musicali coperte da copyright. È possibile pubblicarli più o meno senza problemi, ma eventuali guadagni andranno a chi detiene i diritti sulla musica di accompagnamento – ed ecco perché chi fa video per mestiere non usa musica o si organizza per tenersi comunque i guadagni.

Google indica poi in Google Play un altro valido strumento per combattere la pirateria, mostrando ai consumatori un modo semplice e non troppo costoso di accedere legalmente ai contenuti. Tramite Google Play Google ha versato oltre 7 miliardi di dollari agli sviluppatori, mentre YouTube ha generato 2 miliardi di introiti per l'industria musicale, tramite ContentID.

Google ci ricorda poi come i risultati delle ricerche siano filtrati, in modo da mostrare solo siti legali, "anche se può capitare che dei link problematici compaiano nei risultati in rari casi". Quando succede, Google risponde alle richieste di rimozione in meno di 6 ore, mediamente.

Ultimo ma non meno importante, Google sottolinea come si tratti soprattutto di una questione di soldi, e di come escludere certi siti dal circuito AdSense sia una misura efficace per fermare chi fa della pirateria un vero e proprio business.

"I siti non regolari specializzati nella pirateria online sono organizzazioni commerciali, il che significa che un modo efficace di combatterli è bloccare i loro introiti. Come leader globale nella pubblicità online, Google è impegnato a sradicare e bloccare i siti non regolari dai nostri servizi per gli annunci". Sono più di 90.000 i siti esclusi da Adsense, dal 2012 a oggi, anche in questo caso grazie in buona parte a filtri automatici.