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Huawei ha iniziato a denunciare chi la diffama, ribadendo nessun legame con il Governo cinese

Huawei ha denunciato per diffamazione una ricercatrice della Foundation for Strategic Research, un giornalista televisivo e un esperto di telecomunicazioni che durante programmi televisivi francesi hanno sostenuto che l’azienda ha legami con lo Stato cinese. La conferma è giunta direttamente dal colosso cinese a seguito dell’inchiesta pubblicata dal magazine digitale La Lettre A, rilanciata poi da Bloomberg. In verità le denunce alla Procura francese risalgono a marzo, ma solo adesso se conosce qualche dettaglio. Inoltre il pubblico ministero francese che si sta occupando del caso non si è ancora espresso e non è detto che parta un’indagine formale.

In pratica i denunciati avrebbero dichiarato che Huawei è una società controllata dallo Stato Cinese e dal Partito Comunista cinese e che è guidata da un ex membro del controspionaggio. Inoltre avrebbero sottolineato che il know-how aziendale nel campo delle reti di telecomunicazioni verrebbe impiegato per commettere atti di spionaggio contro il mondo occidentale. Affermazioni che sono totalmente false, secondo l’azienda.

Si tratta di un momento critico per Huawei, perché proprio in queste settimane si appresta a risolvere ogni criticità in Germania, dove le istituzioni hanno individuato un buon compromesso per consentire ai fornitori extra-UE di entrare nel mercato delle infrastrutture 5G.

Il problema della diffamazione però ha uno scoglio ben più grande rispetto a quello delle dichiarazioni di singoli addetti ai lavori o osservatori: il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la NATO, Kay Bailey Hutchinson, proprio nella recente conferenza di Parigi ha dichiarato che se il governo cinese richiedesse dei dati a Huawei questa dovrebbe consegnarglieli. Un’accusa pesante che però non trova ancora riscontro oggettivo, come d’altronde tutta la campagna statunitense anti-Huawei. Da ricordare non a caso che l’azienda ha denunciato il Governo USA per l’esclusione attuata nei confronti delle sue tecnologie di rete – ad oggi le agenzie federali non possono acquistarle.