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Internet Exchange italiani durissimi su Telecom Italia

Gli Internet Exchange italiani, ovvero i punti di interscambio più importanti della rete Internet italiana, hanno pubblicato un manifesto sui Principi Generali che dovrebbero guidare i rapporti tra le infrastrutture degli Internet Service Provider. La durissima presa di posizione si deve probabilmente alla recente scelta di Telecom Italia di far pagare le interconnessioni con i piccoli provider (circa 1000 euro al mese). 

"AIIP denuncia oggi questa decisione unilaterale di Telecom, destinata a danneggiare il funzionamento di Internet: la qualità della navigazione peggiorerà, a causa di percorsi più lunghi e quindi più lenti", sosteneva quest'estate l'associazione di categoria.

Internet Exchange 

In pratica tutti gli operatori che non pagano per fare peering con Telecom Italia sono costretti a fare scambio dati passando sulle reti internazionali. Secondo le stime dei tenici si parla di un traffico pari a circa l'1,2% del totale.

Mix MIX (Milan Internet eXchange), NaMeX (Nautilus Mediterranean eXchange point, situato a Roma) e TOPop-IX (Torino Piemonte Internet Exchange) hanno deciso di farne una questione di principi di libertà, di apertura e di trasparenza.

"Questi Principi devono trovare piena applicazione anche in Italia, con eventuali limitati interventi di tipo regolatorio, solo laddove vi sia il rischio di distorsioni del mercato", sottolinea la nota ufficiale degli Internet Exchange.

"Infatti in Italia, mentre il settore dei servizi di cloud e di gestione dei contenuti è altamente frammentato e competitivo, l'offerta di accesso ad Internet è concentrata principalmente nelle mani di pochi grandi operatori, con rischi di predominanza che possono ricadere anche sull'interconnessione tra operatori".

Ben accetta la decisione del Garante delle Comunicazioni di posizionare nei principali IXP i propri sistemi di misurazione della qualità percepita dagli utenti online, ma a quel punto bisognerebbe fare di più anche sulla regolamentazione dei rapporti fra provider.

Il free peering aiuta a mantenere il traffico locale localizzato: "per gli operatori grandi il vantaggio non è inferiore a quello dei piccoli". Allo stesso tempo quello a pagamento presso gli interscambi, rispetto alle connessioni punto-a-punto, "ha costi inferiori per la somma degli operatori coinvolti".

"In assenza di free peering tra operatori italiani, si creano barriere artificiali tra i contenuti e servizi ed i fruitori di accesso italiani che porteranno ad un consolidamento del mercato a favore dei grandi aggregatori stranieri", sottolinea il manifesto.

La posizione è molto chiara e il riferimento a Telecom Italia è esplicito: "un operatore con grande forza di mercato che stabilisse relazioni di peering sulla base di politiche opache e discrezionali potrebbe imporre forti distorsioni al mercato".

L'autoregolamentazione rischia di fallire, quindi le Autorità regolatorie sono state invitate a esercitare una moral suasion nei confronti dell'ex monopolista.