Tom's Hardware Italia
Spazio e Scienze

ISS: in test un bioreattore di alghe che potrebbe produrre ossigeno e cibo per gli astronauti

Inizieranno presto sulla ISS i test del bioreattore di alghe capace di convertire l'anidride carbonica prodotta dagli astronauti in ossigeno e in biomassa commestibile .

Gli astronauti sulla ISS testeranno un innovativo bioreattore a base di alghe per valutare le possibilità d’impiego di soluzioni simili nelle future missioni spaziali di lunga durata.  Il bioreattore a base di alghe, chiamato Photobioreactor, rappresenta un passo importante verso la creazione di un sistema di supporto vitale a circuito chiuso, che potrebbe un giorno sostenere gli astronauti in missioni non supportate da rifornimenti dalla Terra. Il German Aerospace Center (DLR) fa riferimento ad esempio alle missioni di lunga durata sulla Luna o su Marte, che richiedono più rifornimenti di quanto un veicolo spaziale possa trasportare.

Il bioreattore è arrivato sulla ISS lunedì a bordo della navicella cargo Dragon di SpaceX. L’idea è di usare alghe microscopiche chiamate Chlorella vulgaris per convertire l’anidride carbonica prodotta dagli astronauti in ossigeno e in biomassa commestibile attraverso la fotosintesi. Sulla ISS, il fotobioreattore dovrebbe funzionare di concerto con il sistema di riciclaggio dell’aria, l’Advanced Closed-Loop System (ACLS), presente sulla stazione spaziale dal 2018. L’ACLS estrae metano e acqua dal biossido di carbonio presente all’interno della ISS. A sua volta, le alghe nel fotobioreattore utilizzeranno il biossido di carbonio rimanente per generare ossigeno, creando una soluzione ibrida formalmente nota come PBR @ ACLS.

Oliver Angerer, project leader dell’esperimento Photobioreactor presso la DLR, spiega che “l’uso di questi sistemi è interessante soprattutto per le stazioni planetarie o per missioni molto lunghe, ma queste tecnologie non saranno disponibili se non si gettano oggi le basi per realizzarle”. La creazione di una biomassa commestibile prodotta dal biossido di carbonio all’interno di un veicolo spaziale comporta la necessità di meno cibo da trasportare o consegnare nelle missioni spaziali. I ricercatori stimano che circa il 30 percento del cibo di un astronauta potrebbe essere sostituito dalle alghe in virtù del loro alto contenuto proteico.

Volete saperne di più sulla storia dell’esplorazione spaziale? Leggete Dallo Sputnick allo Shuttle, scritto dall’astronauta italiano Umberto Guidoni.