Tecnologia

Italiani cacciatori di Fake News, ma forse non basta

Verrebbe da pensare che in Italia il fact-checking latiti e invece grazie a un recente studio realizzato dalle università di Oxford e del Michigan si scopre che siamo un popolo di cacciatori di bufale.La premessa però è che, sebbene il campione di intervistati sia stato composto da 14mila utenti internet di Italia, Francia, Germania, Polonia, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti, questo non può coincidere con l'opinione pubblica. Nel nostro paese nel 2016 si è connesso solo il 66% della popolazione, secondo We Are Social e Hootsuite.

frequenza
Frequenza fact-checking

Ad ogni modo gli italiani sono quelli con la maggiore fiducia nella Rete e anche fra quelli che tendono a verificare (61%) più spesso le notizie che leggono. Gli spagnoli si fermano al 58% mentre i tedeschi al 35,3%. Il tema più caldo è quello della politica e infatti Internet è considerata la prima fonte in tal senso, prima della televisione, radio e quotidiani.

frequenza uso motori
Frequenza uso motori di ricerca

I ricercatori suggeriscono che tale azione di controllo possa dipendere dalla mancanza di fiducia nei mezzi tradizionali, soprattutto in relazione alle influenze o appartenenze politiche. Senza contare la mancata stabilità del sistema politico e i ricorrenti casi di corruzione.

"Lo studio spiega anche come questo particolare contesto di fiducia nella rete e relativa sfiducia nei media tradizionali possa rivelarsi un elemento facilitatore per nuove forze politiche, come nel caso del Movimento 5 Stelle. Non è un caso, dunque, che Beppe Grillo faccia dell'attacco alla credibilità dei media tradizionali un suo cavallo di battaglia, e affidi la comunicazione principalmente al suo blog", spiega Marco Pratellesi dell'AGI.

confusi
Confusi dai risultati

"Dunque, smettiamo di lamentarci e piangerci addosso. Almeno nel campo delle fake news non siamo dietro agli altri Paesi che normalmente ci sopravanzano in molti settori".

Qualcosa però non torna. Se la maggioranza degli utenti Internet italiani impegna tempo nelle verifiche, com'è possibile che così tante bufale attecchiscano e condizionino dibattito e agenda politica?

Una spiegazione potrebbe essere nell'esito delle verifiche. Sì, procediamo nel fact-checking ma questo non produce un'adeguata ondata online riparatrice. Qualcuno probabilmente controlla male, altri invece controllano bene ma poi (comprensibilmente) non riescono a condizionare il pensiero di massa sui social.

D'altronde anche sui grandi media le sparate si fanno spesso in prima pagina e le correzioni a distanza di giorni solo in quelle interne. È un po' come se si fosse ipersensibili esclusivamente al fragore, invece di entrare in modalità circospetta. Perché un quotidiano o un telegiornale hanno bisogno di tuonare invece di riportare semplicemente i fatti e le opinioni?

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Cose che si pensavano fossero sbagliate

Ecco, forse il Web si conferma ancora una volta come uno strumento potentissimo, però che richiede di essere maneggiato con cura. Permette l'approfondimento ma anche la radicalizzazione e polarizzazione delle opinioni. Si cerca quello che in psicologia si chiama "confirmation bias", ovvero il pregiudizio di conferma: insomma notizie che confermino la nostra visione del mondo, più che la verità.

Una volta trovata soddisfazione, non c'è motivo di rimettere in discussione i fatti. Il piacere ormai è stato raggiunto.


Tom's Consiglia

Per chi vuole approfondire il tema della post-verità è uscito recentemente il libro Manuale per difendersi dalla post-verità: Come combattere bufale e inganni del mondo digitale.