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La Cina anticipa tutti e si “prende” il 6G

Mentre anche la Commissione Europea prevede una forte spinta sulla digitalizzazione per l’agenda comunitaria 2030, in particolare garantendo alla maggioranza dei cittadini europei l’accesso alla fibra e al 5G, la sfida per il 6G è già cominciata. Chi l’avrà colta, tra Stati ed aziende, per primo? Molti avranno già intuito la risposta: la Repubblica Popolare Cinese.

Il 6G sarà la sesta generazione delle tecnologie di telefonia mobile e cellulare i cui standard, non ancora esistenti, definiranno un’ulteriore evoluzione rispetto all’attuale 5G. Secondo uno studio realizzato dal Nikkei e dal centro di ricerca giapponese Cyber Creative Institute, la Cina si sarebbe già aggiudicata il 40% dei brevetti per il 6G. Le due realtà nipponiche hanno esaminato circa 20.000 domande di brevetto per nove tecnologie-chiave del futuro standard.

La maggioranza dei brevetti è stata presentata da Huawei e dalle compagnie, di proprietà statale, della State Grid Corporation of China (distributore dell’energia elettrica nella Repubblica Popolare) e dalla China Aerospace Science and Technology (principale impresa statale impegnata nella realizzazione del programma spaziale cinese). In totale le richieste cinesi equivalgono al 40,3 del totale, seguite dagli USA (35,2 %). Più distanziati gli altri Stati: Giappone (9,9 %), Europa (8,9 %) e Corea del Sud (4,2 %).

Ricordiamo che la Repubblica Popolare e le aziende a essa vicine sono già iperattive: Huawei è la principale detentrice di brevetti per il 5G, in particolare per quanto riguarda la sua infrastruttura – una delle concause del ban dell’amministrazione Trump. A novembre 2020, invece, l’Università di scienza e tecnologia elettronica della Cina (UESTC) ha mandato in orbita il primo satellite per il 6G.

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