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La Cina dovrà aumentare l’export delle terre rare

La Cina sarà costretta ad aumentare l’esportazione delle terre rare, ovvero quei 17 minerali che sono fondamentali per la fabbricazione dei dispostivi elettronici di consumo. Ieri il tribunale WTO ha dato ragione a Stati Uniti, Unione Europea e Messico nel contenzioso con la Repubblica Cinese riguardante la recente politica protezionistica. Questo comportamento è da considerarsi anti-concorrenziale.

Estrazione in Cina

Da circa 18 mesi infatti il governo di Pechino sta progressivamente riducendo le esportazioni dei metalli rari, aumentando i dazi sull’export e irrigidendo le procedure licenziatarie. Il tutto ovviamente per favorire le aziende nazionali e contribuendo come effetto collaterale all’innalzamento dei listini delle materie prime.

Infatti sebbene vengano individuati  nuovi giacimenti (Hi-tech: terre rare, un super giacimento nel Pacifico) di gadolinio, lutezio, terbio, disprosio e altri elementi, gli esperti stimano che la Cina detenga il 97 percento del mercato dell’esportazione

A questo punto non è detto che il colosso orientale accetti di buon grado la sentenza WTO: la normativa consente infatti l’appello. Pechino ha già fatto sapere tramite il suo referente per il Commercio Internazionale che “esiste un 95% di possibilità di impugnazione della sentenza. La difesa sostenuta da tempo è che l’incremento delle esportazioni, quindi delle estrazioni, contribuirebbe all’aumento dell’inquinamento.

Difficile comunque che una seconda sentenza possa essere diversa da quella di ieri. “Il panel rileva che i dazi sull’export violavano gli obblighi che la Cina ha accettato con la firma del Protocol of Accession“, si legge nella sentenza dei giudici WTO. “Le quote di esportazione imposte dalla Cina su alcuni materiali violano le norme WTO”.