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Netflix frena nella crescita di abbonati: competizione e rincari si fanno sentire

Netflix per la prima volta in 12 anni registra una contrazione dei numero degli abbonati, anche a causa dell'aumento delle tariffe di abbonamento.

Netflix per la prima volta in 12 anni ha registrato una contrazione del numero di abbonati: ben 130mila in meno negli Stati Uniti. È questo uno dei dati salienti della seconda trimestrale 2019 appena diffusa. La questione di fondo è che sebbene la clientela globale sia cresciuta di 2,7 milioni (il dato complessivo è di 151,56 milioni), il management fino a un po’ di tempo fa pensava di poter superare quota 5 milioni come nello stesso periodo 2018. E non sono bastati neanche i ricavi a quota 4,92 miliardi di dollari per far tornare il sorriso agli operatori Wall Street – che hanno punito il titolo con un -10%. D’altronde l’equilibrio tra investimenti, gestione del debito (stimato in 3,5 miliardi di dollari), costi e redditi è ancora troppo ballerino.

Il risultato comunque era nell’aria considerato che negli ultimi sei mesi sono stati applicati (diffusamente) aumenti. L’ultimo in ordine di tempo proprio in Europa e in Italia. La maggiore criticità comunque è legata alla concorrenza statunitense: oggi oltre ad Amazon ci sono Hulu, Cbs All Access, Appel Tv+, Hbo Max e Disney+. Senza contare le realtà emergenti sui mercati nazionali europei. Anche solo parlando dell’Italia oggi non si può far a meno di citare realtà come TIMVision, NowTV e Infinity.

Inoltre tra 2019 e 2020 arriverà la tegola dei diritti di alcune serie di successo, che migreranno verso le nuove piattaforme, come ad esempio HBO e Disney+. Quest’ultima è candidata a fare man bassa dei titoli Disney, Pixar, Marvel e Star Wars. Ma se si domanda Reed Hastings chi è il concorrente più temibile la risposta è immediata: YouTube.

YouTube è sette volte più grande di noi, approssimativamente, in ore di visualizzazione ed è un servizio fenomenale. Certo, è gratis. Quindi la vera domanda è: possiamo produrre abbastanza contenuti che le persone sono disposte a pagare?”, ha dichiarato Hastings.

La prospettiva è che prima o poi lo scontro possa diventare diretto, ma nel breve termine c’è positività, tanto più che l’azienda si aspetta già di tornare a una crescita nel terzo trimestre, in base ai primi dati di queste settimane. Ad ogni modo il maggior potenziale si esprimerà al di fuori dei confini statunitensi e infatti il Chief content officer Ted Sarandos ha detto che le nuove serie TV originali realizzate in Germania, Danimarca e Svezia porteranno “dai 12 ai 15 milioni di telespettatori”.

“Non c’è mai stato un momento migliore per il talento”, ha detto il co-fondatore e AD di Netflix Reed Hastings. “Si mettono in palio tra noi, Disney, Amazon, ecc. Ma non è una competizione a somma zero. Penso che tutti lo capiscano. Le persone si iscriveranno a più servizi. È una grande competizione che aiuta a costruire il settore, e il vantaggio di avere qualcosa di accattivante come la ‘guerra dello streaming’ è che attira più attenzione. E a causa di ciò, i consumatori passano più velocemente dalla TV lineare alla TV in streaming”.

In effetti con un parterre di registi e produttori, fra cui Ryan Murphy, Shonda Rhimes, Greg Berlanti, e J.J. Abrams, i prossimi anni si prospettano prolifici sotto il punto di vista creativo e della offerta.