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Niente Skynet per il futuro, perché diventeremo tutti Borg

I computer non saranno mai in grado di riprodurre il cervello umano. Questa è la lapidaria opinione di Miguel Nicolelis, uno noto scienziato della Duke University, secondo cui "il cervello non è computerizzabile e nessuna ingegnerizzazione può riprodurlo". Un'opinione che non scuote più di tanto il mondo accademico, ma che incenerisce i sogni di molti.

Secondo Nicolelis la questione è piuttosto semplice: il cervello è troppo complesso e ne sappiamo troppo poco anche solo per pensare di poterlo imitare. Un'idea che riaccende un dibattito che nel mondo scientifico tiene banco da anni e che, con buona pace dei più visionari, è anche più che fondata.

Niente Skynet né T1000 per il futuro … 

Certo, recentemente l'Unione Europea ha deciso di finanziare il progetto Human Brain, e il governo Obama ha stanziato i fondi per sostenere un'iniziativa analoga, ma in entrambi i casi si tratta di ricerche che hanno l'obiettivo di comprendere meglio il nostro cervello, non certo di riprodurlo.

Insomma, l'idea che un computer possa diventare pensante e senziente è da accantonare, almeno per ora e ancora per molto tempo, sebbene sia possibile trovare qualche similitudine tra PC e cervello – per esempio usiamo la memoria a breve termine grossomodo come se fosse RAM, ma andare oltre qualche battuta sarebbe azzardato.

Un computer molto potente tuttavia potrebbe se non altro simulare meccanicamente il cervello umano, in un imprecisato futuro, con miliardi e miliardi di connessioni parallele velocissime, e la capacità di gestire tutte le informazioni conservate come un insieme organico. Gli studi sul computer quantistico fanno ben sperare a riguardo.

Anche così però resta il problema della consapevolezza (o coscienza, spirito, anima), che non si può replicare con la tecnologia, e per una ragione molto semplice: questa parte delle nostre funzioni cerebrali si compone di imprevedibilità, di interazioni non lineari tra le cellule. In altre parole, di cose che non abbiamo nemmeno cominciato a capire, figuriamoci se possiamo copiarle. "Potremmo avere tutti i chip del mondo, ma non per questo si verrebbe a creare una coscienza", ha infatti affermato lo studioso.

… ma non è per forza una buona notizia

Dobbiamo quindi abbandonare i nostri sogni fantascientifici? Certo che no, ovviamente, al massimo vanno posposti in un futuro (molto) più lontano. Almeno per quanto riguarda la comparsa della Singolarità, mentre invece è più percorribile la strada dell'arricchimento dell'Umano tramite la Tecnologia.

Vale a dire il Cyborg: lo stesso Nicolelis, per esempio, ha realizzato insieme alla sua squadra un visore non dissimile da quello di Geordi LaForge di Star Trek, grazie al quale ha permesso a un topo di vedere onde elettromagnetiche altrimenti invisibili.

Il visore è collegato direttamente al cervello del topo, e Nicolelis ritiene che sia questo l'immediato futuro degli esseri umani. Domani il nostro corpo sarà "arricchito" di sensori che amplificheranno la nostra percezione, dispositivi per controllare macchine a distanza, o esplorare spazi virtuali con il pensiero.

Il visore realizzato da Miguel Nicolesis

Se si pensa che si è già sperimentato il controllo di robot tramite sensori collegati al cervello di una scimmia, sembra che l'ipotesi di Nicolelis sia quella giusta; quindi non ci saranno Skynet né le macchine di The Matrix, né tantomeno saremo noi a convertirci in macchine, perché non lo siamo e non lo saremo. E ovviamente non è il caso di aspettarsi granché dall'intelligenza artificiale nei videogiochi: i nemici resteranno gli idioti che sono, abbiate pazienza.

Ma se progressivamente il nostro corpo sarà "migliorato", anche nelle funzioni cognitive, dalla tecnologia, non c'è il rischio che si sviluppi un altro tipo d'intelligenza superiore? Invece di temere Skynet, dobbiamo cominciare a preoccuparci di diventare tutti Cybermen, o membri dell'anonima e terribile collettività Borg?

Ovviamente no, non è il caso di preoccuparsi, perché sappiamo benissimo che la resistenza è futile.