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Petizione contro la nuova legge sugli sconti dei libri

L'Istituto Bruno Leoni si è fatto promotore di una petizione contro la nuova legge che limita gli sconti sui libri. In una lettera al Presidente della Repubblica tutti i dettagli delle criticità rilevate. Ingiustificata la politica protezionistica.

L’Istituto Bruno Leoni è promotore di una petizione contro la nuova legge che impone vincoli sugli sconti e le promozioni di vendita dei libri. Il think tank italiano che si è sempre contraddistinto per la sua visione liberale ha deciso di appellarsi direttamente al Presidente della Repubblica “affinché non firmi la legge”.

Se la legge dovesse entrare in vigore, dal primo settembre il mercato dei libri non sarà più libero: un rigido tetto agli sconti e alle campagne promozionali renderà infatti la fissazione del prezzo dei libri non più soggetta al pieno principio della libera concorrenza, ma sottoposta a vincoli legislativi quanto a tempi e soglie di sconto”, si legge nella lettera spedita a Napolitano.

Appello al Presidente Giorgio Napolitano

“Il libro è un bene di uso comune e non vitale. Non è né un bene scarso né sottoposto a un regime di monopolio naturale come le fonti energetiche, né essenziale alla sopravvivenza fisica come un medicinale salvavita. Perché dunque il legislatore dovrebbe imporre la politica dei prezzi di questo mercato, come accadeva in regimi del passato che non sono certo oggi ricordati per il rispetto della libertà dei cittadini, che, come dicevano Sturzo e Einaudi, è unica e indivisibile?”

La questione di fondo è che i piccoli editori e i librai potrebbero diventare più vulnerabili: sopravvivono “grazie alla possibilità di immaginare strategie di mercato diverse, parallele e alternative”. Si pensi ad esempio alle “promozioni in occasione di qualche anniversario, sulla fidelizzazione di clienti affezionati che meriterebbero un trattamento di riguardo, sull’accessibilità del commercio elettronico, insomma sulla libertà di concepire un mercato atipico”. 

L’Istituto Bruno Leoni parla di politica protezionistica ingiustificata e per altro mal congeniata. “Qualsiasi libraio potrà domani acquisire un dominio Internet in uno Stato straniero e vendere a sconti liberi la produzione italiana, è allarmante se si pensa che potrebbe essere esteso a qualsiasi altro bene, dal momento che il libro è un bene comune senza caratteristiche tali da rendere compatibile col dettato costituzionale una particolare compressione della libertà economica”, continua la lettera.

“Esso è peraltro contraddittorio rispetto a un indirizzo politico che ritiene una maggiore libertà di intrapresa la cura adeguata alla ripresa dell’economia in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo, secondo quanto dimostra la recente liberalizzazione degli esercizi commerciali nelle città turistiche”.

“La legge in questione contrasta dunque con l’art. 41 della Costituzione e si profila come irragionevole ex art. 3 della Costituzione, restringendo il mercato dei libri e rendendolo meno accessibile a quanti oggi, tra la popolazione meno abbiente, vengono agevolati all’acquisto da sconti invitanti”.

Insomma, si chiede al Presidente della Repubblica di considerare i profili di illegittimità costituzionale della legge e quindi rinviarla alle Camere per una più attenta valutazione dell’iniziativa.