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Scoperto l’algoritmo segreto dell’intelligenza?

Che cos'è l'intelligenza? Che cosa rende l'Essere Umano capace di formare concetti, di ragionare, di trarre conclusioni, di inventare? Sono domande che ci poniamo da sempre e che rendono insonni tanto i filosofi quanto gli scienziati. Ma c'è qualcuno che crede di aver trovato una risposta, ed è semplice come un algoritmo.

Si tratta di Joe Tsien, ricercatore presso il Medical College of Georgia (Università di Augusta, USA). Insieme ai suoi colleghi, Tsien l'anno scorso ha formulato l'idea nota come Teoria della Connettività, e poi ha lavorato per darle riscontro sperimentale. Questo nell'ambito di un progetto più ampio che si chiama Brain Decoding Project e che mira appunto a mappare l'attività cerebrale per determinarne il funzionamento.

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Dr. Joe Tsien

La Teoria della Connettività descrive in particolare il modo in cui i neuroni interagiscono tra loro per assimilare conoscenze, ma anche per generalizzare e trarre conclusioni. "L'intelligenza è in effetti la capacità di gestire l'incertezza e possibilità infinite", ha affermato Tsien.

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Secondo lui tale capacità si mette in atto grazie a gruppi (clique) di neuroni simili tra loro, ognuno dei quali si occupa di una specifica attività nel riconoscimento dell'input – per esempio distinguere il cibo da un volto. A questo punto si formano gruppi più grandi, dando vita a blocchi funzionali (FCM, functional connectivity motif) che sono in grado di gestire tutte le possibilità createsi con la rilevazione di base, "come per esempio il fatto che il riso è un tipo di cibo che può accompagnare il piatto principale durante il pranzo del ringraziamento" – spiega il comunicato stampa dell'università. "Sai che un ufficio è un ufficio, che sia a casa tua o alla Casa Bianca", aggiunge Tsien.

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Recentemente questa teoria ha trovato sostegno sperimentale: Tsien e i suoi colleghi hanno rilevato attività cerebrarli corrispondenti alla teoria in ratti e criceti, come documenta la relativa pubblicazione. In particolare hanno rilevato che lo stesso meccanismo agisce con diverse regioni del cervello. Dovrebbe essere presente anche negli esseri umani, facendo le dovute proporzioni per la maggiore complessità del nostro cervello.

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"Molti hanno speculato a lungo sull'esistenza di un principio di base che fa nascere l'intelligenza ed evolvere il cervello, che è supportato da prove intriganti e suggestive", ha commentato il Dr. Thomas C. Südhof (Stanford, premio Nobel 2013). Secondo lui vale la pena di approfondire questa scoperta con ulteriori test.

"Cuore della Teoria della Connettività di Tsien", continua il comunicato stampa, "è l'algoritmo, n=2ⁱ-1, che definisce quanti clique servono per formare un FCM, e che ha permesso agli scienziati di prevedere il numero di clique necessari per riconoscere le opzioni di cibo, per esempio, nei loro esperimenti". Nella formula "n" indica il numero di clique collegati in diversi modi; 2 indica se i neuroni in questi clique stanno ricevendo un input; "i" è l'informazione ricevuta; "-1" permette di includere tutte le possibilità.

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In estrema sintesi, è emersa una regola matematica che soggiace alle attività cerebrali, un algoritmo appunto. Una legge che ci aiuta a spiegare in che modo il cervello "non solo è capace di conservare informazioni specifiche, come un computer, ma – a differenza delle tecnologie più sofisticate – anche di categorizzare e generalizzare l'informazione in conoscenze astratte e concetti".

Pagina speciale Intelligenza Artificiale

Ed è proprio nel campo dell'intelligenza artificiale che questa scoperta potrebbe trovare l'applicazione più immediata. Se sono necessarie molte altre ricerche prima di capire come funziona il cervello umano, infatti, la scoperta di Tsien e colleghi potrebbe offrire da subito nuovi strumenti per sviluppare AI migliori, più efficienti e potenti.