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Spazio e Scienze

Sonno criogenico per gli astronauti NASA verso Marte

La NASA ha commissionato all'azienda statunitense SpaceWorks lo studio di una tecnica per mettere gli astronauti in stato di sonno criogenico per la durata del viaggio verso Marte. Si potrebbero risparmiare un sacco di soldi.

Gli astronauti che un giorno andranno su Marte dovranno affrontare un viaggio molto lungo e ricco di insidie. Con le tecnologie attuali i tempi di percorrenza sarebbero di 6 – 9 mesi. Per risolvere il problema di caricare a bordo cibo, acqua, vestiti e spazio vitale per tutti i viaggiatori, per tempi così lunghi, la NASA ha commissionato a SpaceWorks Enterprises lo studio della possibilità di ibernare gli astronauti, o se preferite metterli in stato di sonno criogenico o animazione sospesa.

A prescindere dalla definizione, si tratta di una condizione biologica indotta mediante mezzi esterni che causa una riduzione delle funzioni vitali e del metabolismo, un rallentamento del battito cardiaco e del respiro e un abbassamento della temperatura corporea.

Di esempi nella cinematografia fantascientifica ce ne sono a bizzeffe, da Alien a Lost in Space fino ad Avatar. Più di una ricerca nel tempo ha cercato di trasporre la finzione cinematografica in realtà, ad esempio per dare modo alle persone con malattie inguaribili di essere risvegliate quando saranno scoperte le cure, o per aspettare la ricetta dell'immortalità.  

L'interesse della NASA è dovuto all'eventualità di usare questa tecnica per permettere agli astronauti di affrontare con successo viaggi interstellari o comunque molto lunghi, senza annoiarsi, senza andare incontro a problemi psicologici o fisici, e riducendo drasticamente i costi di una spedizione umana su Marte.

L'ingegnere aerospaziale Mark Schaffer di SpaceWorks Enterprises parlando all'International Astronomical Congress di Toronto ha spiegato che "il torpore terapeutico è stato teorizzato fin dal 1980 e dal 2003 è diventato realtà nella cura dei pazienti traumatici critici". Schaffer spiega infatti che "nella maggior parte dei centri medici esistono già protocolli per indurre l'ipotermia terapeutica nei pazienti in modo da tenerli in vita fintanto che non possano ricevere il tipo di cure di cui hanno bisogno."

L'ipotermia associata all'alimentazione per via endovenosa potrebbe allo stesso modo tenere in vita un equipaggio umano per il tempo necessario ad andare dalla Terra a Marte. Il problema è che al momento si sono tenuti pazienti in stato di torpore per massimo una settimana, perché clinicamente parlando non c'è stata "la necessità di mantenere qualcuno in questo stato per più di sette giorni". La tempistica però non è neanche lontanamente compatibile con una missione su Marte, che per stessa ammissione di Schaffer richiederebbe 180 giorni in una condizione ideale".

Se il progetto andasse in porto però i risparmi sarebbero notevoli: gli equipaggi potrebbero viaggiare all'interno di astronavi molto più piccole, senza servizi, cucine, attrezzi per l'esercizio fisico, vestiti, cibo e acqua. Secondo i dati presentati da SpaceWorks mettendo l'equipaggio in ibernazione la navicella per Marte subirebbe una riduzione da 400 a 220 tonnellate circa.

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La procedura proposta prevede due fasi: l'animazione sospesa sarebbe indotta mediante un sistema per inalazione conosciuto come RhinoChill che lo stesso Schaffer definisce "non molto confortevole". Tuttavia secondo gli studi l'inalazione di un liquido di raffreddamento comporta diversi vantaggi rispetto all'induzione dell'abbassamento della temperatura corporea dall'esterno: non ci sarebbero reazioni quali i brividi e possibili danni ai tessuti, per esempio.

Secondo le dichiarazioni di Schaffer il RinoChill porta il corpo umano allo stato di torpore in circa sei ore. Per uscire dallo stato di torpore basta fermare il flusso di refrigerante, ma per sicurezza lo studio di SpaceWorks prevede anche l'assunzione di pastiglie per accelerare il processo di risveglio in caso di emergenza.

L'idea, per gestire eventuali situazioni critiche, è quella di creare dei turni di ibernazione degli astronauti, alternando per ciascuno 14 giorni di torpore e due o tre giorni di stato vigile, in modo che ci sia sempre un membro dell'equipaggio disponibile per monitorare la nave, condurre esperimenti scientifici e gestire i lavori di manutenzione.

Gli studi sono ancora in corso, perché sono necessari dati certi riguardo alla sicurezza della procedura, ma Schaffer assicura che i primi risultati sono promettenti. L'idea vi spaventa?