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Startup italiane di successo: Crowdupping

"Startup Italiane di successo" questa settimana si occupa di Crowdupping, una startup che ha creato una piattaforma dove si può condividere il proprio progetto digitale e cercare nuove elementi per il proprio team nonché risorse materiali, fornendo in cambio una parte degli utili o altri servizi futuri. Intervistiamo il fondatore Gianluca Selicato.

Startup italiane di successo

La rubrica è completamente dedicata alle nuove realtà imprenditoriali emergenti, ovviamente legate al mondo della tecnologia e del digitale. Ogni settimana Tom's Hardware darà visibilità a una startup e il suo fondatore, nella speranza che altri giovani possano trarre ispirazione. E magari qualche business angel o venture capital si metta una mano sul cuore e un'altra al portafogli. Scrivetemi a dario.delia@tomshw.it.

Perché a 50 anni dalla morte di John Fitzgerald Kennedy c'è una frase del discorso del suo insediamento che è ancora carica valore e forza propulsiva. "Non chiedete che cosa il vostro paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro paese".

Pronti. Partenza. Via!


Presentati

Gianluca Selicato, 23 anni. Sono laureato in psicologia. Ho girato un po per il mondo ma faccio parte di quel gruppo di folli che pensa che le cose si possono cambiare in questo paese e che si può continuare a sognare e fare impresa anche qui in Italia.

Gianluca Selicato


Presenta la tua startup

Crowdupping è nata come idea per un bando europeo "TRY" della regione Puglia, poi startup weekend. Crowdupping è un portale in cui si può condividere il proprio progetto e cercare gli elementi del proprio team o le risorse materiali, fornendo in cambio una parte degli utili o altri servizi futuri. Oggi infatti se si cerca di creare un progetto attraverso il tam tam in rete si possono chiedere agli utenti solo ?nanziamenti e dare in cambio un servizio (la logica del crowdfunding). Crowdupping invece fornisce gli strumenti per ricercare le abilità del proprio team e le risorse necessarie al progetto, creando così una collaborazione migliore e paritaria.

Dopo essersi registrati si può caricare il proprio progetto, allegando foto e video che descrivano l'idea. Successivamente il creatore del progetto indica le risorse di cui ha bisogno (ad esempio un programmatore di app mobile, un ingegnere informatico, un uf?cio o un computer). In cambio il fondatore potrà offrire un servizio o una parte delle quote sociali e/o degli utili del progetto. Gli utenti potranno candidarsi per fornire una di queste risorse. A quel punto il fondatore del progetto potrà scegliere il collaboratore che preferisce, controllando i curricula (risorse umane) o l’affidabilità (risorse materiali) degli utenti.

Crowdupping


La più grande difficoltà che hai incontrato nello sviluppo del tuo progetto

Sicuramente il fundraising, in Italia si investe poco e in maniera disorganizzata, pubblico e privato dialogano poco e quindi ci si trova persi di fronte alle difficoltà anche perché manca un vero ecosistema soprattutto nel sud Italia.

Crowdupping


Un consiglio per tutti gli startupper

Considerarsi imprenditori e non "startupper" meglio essere meno innovativi ma avere un business model funzionante; crederci; investirci se stessi senza perdersi troppo in venture capitalist, incubatori, etc.


Un errore da non fare

Pensare di poter fare tutto da soli; il team è la cosa più importante per una startup lì risiede la chiave del successo, non esistono fondi, investimenti, o altri elementi equiparabili alla competenza e alla determinazione di un gruppo di persone messe insieme.


Cosa cambiare in questo paese per favorire le startup

Sicuramente la burocrazia. È assurdo che per un ragazzo italiano sia più facile costituire una società in Inghilterra che non in Italia. Faccio un esempio pratico, se fondo una società, una s.r.l.s., avrò un amministratore unico della società che dovrà versare più di 3000 euro il primo anno di contributi previdenziali. Questo è assurdo considerando che una startup il primo anno a malapena riesce a sviluppare e mettere il prodotto sul mercato se poi vi è un venture c’è un CdA e quindi ogni membro versa più di 3000 euro il ché non è sostenibile.


Tre motivi per continuare a fare impresa e credere nel Made in Italy

  • Siamo il paese dell'arte, della cultura e della bellezza e questo non dobbiamo scordarcelo mai, anche quando c’è una classe dirigente non all'altezza
  • Abbiamo una miriade di piccole imprese con un know how straordinario, vedi gli artigiani, forse noi imprenditori 2.0 dovremmo ripartire proprio da loro
  • L'ultima è una affermazione/domanda; Abbiamo uno straordinario senso del gusto, dal cibo alla moda passando per arte e cultura, e allora perché non renderlo digitale?

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