Il crollo del 14% delle azioni Tesla in poche ore ha dimostrato quanto fragile fosse l'alleanza tra Elon Musk e Donald Trump, un sodalizio che appena pochi mesi fa sembrava destinato a rivoluzionare il panorama politico ed economico americano. La rottura pubblica tra il presidente e il suo più grande finanziatore elettorale ha cancellato oltre 150 miliardi di dollari dalla capitalizzazione di mercato dell'azienda automobilistica, rappresentando il colpo più duro mai subito dal titolo in borsa. Quello che era iniziato come un matrimonio di convenienza tra due personalità controverse si è trasformato in una guerra aperta condotta attraverso i rispettivi social network.
La scintilla del conflitto è scaturita dal disaccordo sulla cosiddetta "Big, Beautiful Bill", la proposta di bilancio federale che costituisce uno dei pilastri dell'agenda repubblicana. Mentre Trump spingeva per l'approvazione della legge, Musk ha lanciato una campagna di opposizione su X, il social network di sua proprietà, criticando aspramente le proiezioni che indicano un significativo aumento del deficit federale. Il CEO di Tesla non si è limitato a questioni fiscali, ma ha esteso le sue critiche all'intera gestione economica dell'amministrazione.
Le tensioni hanno raggiunto il culmine quando Trump, dall'Ufficio Ovale, ha denunciato pubblicamente Musk secondo quanto riportato da CNBC. Il presidente ha rivelato che l'imprenditore sudafricano sarebbe particolarmente contrariato dalla probabile eliminazione degli incentivi fiscali per i veicoli elettrici, una misura introdotta dall'Inflation Reduction Act di Joe Biden e da sempre nel mirino dei repubblicani. Questi crediti d'imposta rappresentano un elemento cruciale per la competitività di Tesla nel mercato americano, e la loro rimozione potrebbe tradursi in un calo significativo della domanda di auto elettriche.
La risposta di Trump non si è fatta attendere e ha assunto toni particolarmente duri. Su Truth Social, la sua piattaforma social, il presidente ha scritto: "Il modo più semplice per risparmiare denaro nel nostro bilancio, miliardi e miliardi di dollari, è terminare i sussidi governativi e i contratti di Elon". In un post successivo, Trump ha aggiunto una stoccata al suo predecessore: "Sono sempre stato sorpreso che Biden non l'abbia fatto!"
Questa minaccia di interrompere i contratti governativi colpisce direttamente il cuore dell'impero di Musk, che si estende ben oltre Tesla. SpaceX e Starlink, infatti, dipendono pesantemente dai contratti federali per le loro operazioni, e una potenziale interruzione di questi rapporti commerciali potrebbe avere conseguenze devastanti per l'intero portfolio di aziende dell'imprenditore.
Il deteriorarsi dei rapporti ha portato Musk ad abbandonare la guida del Department of Government Efficiency (DOGE), l'organismo creato appositamente per lui con l'obiettivo di tagliare miliardi di dollari di spesa federale. Durante il suo mandato, Musk si era guadagnato il soprannome di "First Buddy" e era diventato una presenza costante nelle riunioni di gabinetto, simbolo di un'influenza politica senza precedenti per un magnate della tecnologia.
La rottura assume contorni ancora più drammatici considerando che Musk ha investito quasi 300 milioni di dollari nella campagna elettorale di Trump, diventando il suo principale sostenitore finanziario. In una delle sue recenti dichiarazioni più controverse, l'imprenditore ha affermato che senza il suo sostegno economico, Trump avrebbe perso le elezioni, spingendosi poi in territori ancora più inesplorati con affermazioni che hanno lasciato perplessi anche i suoi sostenitori.
L'impatto di questa rottura va ben oltre le fluttuazioni di borsa immediate. Gli investitori avevano scommesso sul fatto che l'amministrazione Trump avrebbe creato un quadro normativo favorevole per i veicoli autonomi, beneficiando direttamente il programma Robotaxi di Tesla. Inoltre, si aspettavano che le altre aziende di Musk ricevessero contratti governativi vantaggiosi come ricompensa per il sostegno politico fornito.
La situazione di Tesla appare ora particolarmente precaria dal punto di vista commerciale. Durante il periodo in cui Musk guidava il DOGE, i negozi Tesla in America e nel mondo sono stati teatro di proteste prolungate. I manifestanti contestavano il suo ruolo nel taglio di posti di lavoro federali e programmi di assistenza, oltre ad accusarlo di violazioni della privacy dei dati. Queste proteste hanno contribuito ad alienare la base tradizionale di clienti di sinistra e centro-sinistra che costituiva il nucleo storico degli acquirenti di veicoli elettrici.
Ora, con la rottura anche con Trump e la base conservatrice, Musk si trova di fronte a un interrogativo fondamentale: chi costituirà il principale segmento di clientela per Tesla? La risposta a questa domanda determinerà non solo il futuro immediato dell'azienda, ma anche la capacità di Musk di mantenere la sua posizione di leadership nel mercato delle auto elettriche, mentre si prepara a tornare alla gestione quotidiana dell'azienda dopo le turbolenze politiche.