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Topiary si svela: senza Internet l’ex Anonymous è felice

Topiary vive meglio senza Internet. L'ex portavoce di Lulzsec vive da circa un anno in libertà condizionata in attesa di processo, e gli è proibito qualsiasi accesso alla Rete; vive con la madre e ha un semplice cellulare per le chiamate. Una nuova realtà che gli ha portato una rinnovata felicità.

Oggi si trova nelle Shetlands, remote isole scozzesi, ed è molto cambiato. "Di fatto mi sento molto meglio. La mia vita era praticamente Internet; era chattare e ammassare gruppi di amici. Non avevo una vita al di fuori di quello. Un anno fa avrei camminato con la testa bassa, borbottando monosillabi".

Jake Davis alias Topiary

Oggi Jake Davis, vero nome di Topiary, sembra più ben disposto verso i contatti esterni: ha aiutato Parmy Olson a scrivere We Are Anonymous: Inside the Hacker World of LulzSec, Anonymous, and the Global Cyber Insurgency (pubblicato a giugno negli USA, ancora senza traduzione italiana). Inoltre recentemente ha incontrato Carole Cadwalladr per l'intervista uscita sabato scorso sul The Guardian.

Secondo l'intervistatrice è "incredibile come un adolescente relativamente problematico che viveva a Yell – un luogo dei più isolati e remoti – si sia trovato al centro di un movimento politico radicale e globale".

E non è solo Topiary. Stando a Olson e a Gabriella Coleman (Università di Edimburgo) sono molti gli Anonymous nati e cresciuti in paesini remoti in Scozia e in Irlanda. Una condizione forse necessaria per vedere in Internet una via di fuga, una porta aperta su un mondo più grande altrimenti irraggiungibile; ma anche la culla di un substrato culturale dove abbondano la passione per la ribellione, la sfida all'autorità, la ricerca dell'indipendenza – anche a costo della vita a volte.

Le isole Shetland sono piuttosto isolate … 

Passioni che però hanno portato Topiary a rischiare la prigione, di cui non sembra spaventato. "La gente dice che la prigione è brutta, ma io ho vissuto nella mia stanza con un computer per anni. Non sarà così brutta. Voglio semplicemente scontare la mia pensa, e studiare lì. Voglio un'educazione molto buona, e leggere un sacco di libri". Un'affermazione che in effetti denota una certa ingenuità, a meno che le carceri inglesi non siano davvero migliori di una stanza da letto con un computer.

Per Cadwalladr è "interessante come il sistema educativo sembra averlo completamente abbandonato, e non sia riuscito a far emergere i suoi talenti e le sue abilità". Eppure ha trovato il suo posto in Anonymous non perché sia un bravo hacker – non lo è – ma perché ha "un talento naturale per la scrittura e la comunicazione".  Sembra insomma che Anonymous abbia dato a Topiary ciò che il sistema scolastico inglese non è stato capace di dargli – una situazione che si potrebbe ripetere anche in Italia, almeno in alcuni luoghi del nostro paese. 

La grande mente globale, l'assenza di struttura e di organizzazione sono, secondo Parmy Olson, il più grande successo di Anonymous – e di questo Topiary è l'artefice almeno parziale. "Se credi in Anonymous, se ti definisci Anonymous, sei Anonymous" scrive Cadwalladr, sintetizzando un concetto che in un modo o nell'altro arriva da un ragazzino senza un grande bagaglio culturale.

… e piuttosto desolate

Le ricerche di Cadwalladr confermano quanto aveva evidenziato la stessa Olson (Anonymous è una banda di troll disadattati e di paladini): il primo motore di Anonymous è il divertimento, e nel gruppo trovano posto persone che in un modo o nell'altro non riescono a incasellarsi nelle maglie del sistema sociale.

Ed emerge anche che la Gran Bretagna e l'Irlanda si sono rivelate un terreno fertile per questo fenomeno, forse perché Anonymous è pregna di un umorismo nero, ironico, a volte eccessivo e violento come fa notare Topiary. C'è qualcosa nella maschera di Guy Fawkes che ricorda i Clash da una parte e i Monty Python dall'altra: una commistione insolita, da cui potrebbe nascere qualsiasi cosa.

L'articolo steso per il Guardian da Carole Cadwalladr è lungo e dettagliato; la giornalista ha svolto ricerche approfondite, e parlato con molte persone riguardo alla natura di Anonymous. Eppure "forse ora sono più confusa su Anonymous di quando ho cominciato le ricerche", ha scritto a conclusione del suo pezzo.

La patria di Joe Strummer piace ad Anonymous. Sarà un caso?

Una confusione costante, un caos inarrestabile. Anonymous è prima di tutto un luogo di entropia incontrollata, una forgia infuocata che ribolle di possibili forme, senza che nessuna sia ancora ben definita. Nemmeno chi è dentro al gruppo può dire di capire bene Anonymous. "Anonymous è qualcosa che appartiene a una nuova generazione. È la loro Internet. La loro Anonymous. E alla mia età, sono semplicemente troppo vecchia". Forse allora schierarsi da una parte o dall'altra si riduce a una scelta, tra il dare spazio ai giovani e il punire quelli di loro che non si vogliono allineare.