Sicurezza

Washington vuole guardare in ogni server, anche in Italia

Il governo di Barak Obama ritiene di poter vedere i dati cloud di chiunque si affidi a una compagnia statunitense, anche se i server si trovano fisicamente fuori dagli Stati Uniti. Questo è quanto affermano i rappresentanti del governo USA nell'ambito di un processo per droga e di un messaggio email salvato su un server irlandese.

In questo caso l'azienda coinvolta è Microsoft, ma il problema riguarda tutti i grandi nomi del settore hi-tech, da Apple a Google, passando da Adobe, Dropbox e altri. Tutte devono affrontare lo stesso problema, vale a dire il calo di fiducia da parte dei clienti, generato proprio dalle operazioni di sorveglianza globale messe in atto dagli Stati Uniti.

Per convincerci a fidarci di loro, per esempio, Google ha cercato di dare visibilità a Project Zero, e in generale le aziende si stanno organizzando affinché i dati dei cittadini europei restino in Europa. Si ritiene che infatti che il quarto emendamento della Carta dei Diritti metta al sicuro da "perquisizioni" fuori dal territorio nazionale – e questo dovrebbe riguarda anche le informazioni digitali.

Sempre in teoria, tanto la sorveglianza antiterrorismo quanto le "comuni" indagini dovrebbero rispettare le regole europee, ma il Governo degli Stati Uniti non è d'accordo. "I dati conservati oltreoceano devono essere svelati quando c'è una valida citazione, richiesta o mandato per la loro esibizione. L'esibizione delle informazioni in tali circostanze non è mai stata considerata equivalente a una perquisizione fisica regolata dai principi del quarto emendamento, e Microsoft si sbaglia nell'affermare che lo SCA (Stored Communications Act) indichi una ricerca oltreconfine in questo caso. Non c'è sequestro o perquisizione all'estero, e quindi sono fuori luogo i principi di extra-territorialità a cui si appella Microsoft".

Il "legalese" citato sopra è piuttosto pericoloso, perché indica che per gli Stati Uniti un server posseduto da un'azienda USA è automaticamente territorio statunitense. E di conseguenza vanno applicate le leggi di Washington quando si tratta di perquisizioni, privacy, protezione dei dati e così via.

La posizione sarebbe ovviamente in contrasto con i principi e la volontà di altri paesi, a partire da quelli UE. E le stesse aziende ritengono che in questo modo si andrebbe a peggiorare un problema che già oggi minaccia i fatturati. Si sosterebbe in modo indiretto, inoltre, la nascita di aziende concorrenti con basi in Europa e altrove. Le aziende della Silicon Valley sono prevedibilmente preoccupate per il possibile danno economico, e noi come cittadini non statunitensi forse dovremmo esserlo ancora di più.