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Cina, obbligo di chip RFID nell’auto contro traffico e smog

Il Governo cinese imporrà l'integrazione in tutti i nuovi autoveicoli prodotti dal 2019 di un chip RFID che sarà utilizzato per studiare i flussi di auto e combattere traffico e inquinamento, anche se qualcuno sospetta già impieghi di controllo di massa. Già in questa prima fase però l'integrazione del chip avverrà su base volontaria.

Il programma voluto congiuntamente dai ministri dei Trasporti e della Sicurezza prevede l'installazione del chip sul parabrezza delle nuove auto e di appositi lettori a bordo strada. in questo modo i ricercatori dovrebbero raccogliere dati sufficienti a comprendere i flussi del traffico automobilistico, le ore di punta e i luoghi in cui magari si creano ingorghi o rallentamenti e di conseguenza intervenire sulle criticità per diminuire il livello di emissioni inquinanti, uno degli obiettivi principali del Presidente Xi Jinping.

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Il sistema però dovrebbe servire anche per prevenire attacchi terroristici e proprio questo, unitamente con la nota "passione" per il controllo di massa del Governo cinese, ha già fatto scattare più di un allarme sui rischi insiti in questo sistema. Benché infatti il sistema RFID non dovrebbe essere in grado di consentire il tracciamento in tempo reale di un'auto come potrebbe avvenire invece con un sistema GPS, non è ben chiaro quanti e quali dati saranno memorizzati nel dispositivo o letti dagli appositi strumenti a bordo strada. C'è da dire però che soluzioni analoghe sono allo studio anche di diversi altri Paesi tra cui India, Brasile, Sud Africa e Dubai, senza che nessuno sia mai insorto.

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È difficile comunque ignorare le tendenze di una nazione che ha già introdotto diversi sistemi di riconoscimento facciale per controllare minoranze etniche e singoli dissidenti, per identificare sospetti in mezzo alla folla e persino per controllare gli studenti a scuola, senza dimenticare gli elmetti con lettura del pensiero incorporata, destinati agli operai.