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Olio di frittura per Enidiesel+, 6 mesi di sperimentazione sui mezzi pubblici e raccolta rifiuti di Taranto

I mezzi pubblici e di raccolta rifiuti di Taranto per 6 mesi in via sperimentale impiegheranno il carburante Enidiesel+ parzialmente realizzato con materie prime di origine biologica, inclusi gli oli vegetali usati e grassi animali.

Dal primo marzo al 30 agosto, a Taranto, i mezzi pubblici e quelli per la raccolta rifiuti impiegheranno biodiesel Enidiesel+ ottenuto parzialmente dall’olio di frittura esausto. Si tratta di un progetto sperimentale che vede coinvolti il Comune, ENI, AMAT (Azienda per la Mobilità dell’Area di Taranto) e AMIU (Azienda Multiservizi e Igiene Urbana di Taranto).

“Quest’anno abbiamo in obiettivo di dedicarci ad una riforma profonda delle nostre società partecipate per restituire ai cittadini servizi in linea con i migliori standard nazionali”, ha spiegato il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. “L’iniziativa in questione, oltre il test tecnico, rappresenta un passaggio significativo in questa direzione e dimostra ulteriormente come una corretta interazione tra la nostra comunità e le grandi presenze del nostro territorio sia un’opportunità di sviluppo e sostenibilità”.

In pratica per sei mesi e senza costi aggiuntivi per il Comune, ENI produrrà il nuovo carburante sfruttando un brevetto proprietario che ha consentito di trasformare le raffinerie convenzionali in bioraffinerie, “cioè in grado di trasformare materie prime di origine biologica, inclusi gli oli vegetali usati e grassi animali, in biocarburanti di alta qualità”.

Da rilevare che l’accordo prevede anche strategie per favorire e incrementare la raccolta degli oli alimentari usati e di frittura che i cittadini di Taranto consegnano al servizio di raccolta differenziata di AMIU. La bioraffinazione avverrà poi nell’impianto di Eni di Venezia, a Porto Marghera, e in futuro in quello di Gela.

“Appositi contenitori per la raccolta degli oli alimentari esausti saranno a breve posizionati anche all’interno della Raffineria di Taranto e tutti i lavoratori riceveranno una tanica e apposite istruzioni per facilitare il conferimento degli oli di cucina”, sottolinea la nota ENI.

Il carburante Enidiesel+ presenta una componente rinnovabile che riduce le emissioni inquinanti fino al 40% e si stima un risparmio dei consumi di circa il 4% e una riduzione dei costi manutentivi del motore. Per altro l’intera sperimentazione sarà monitorata dall’Istituto Motori del CNR.

“Eni è stata la prima al mondo a trasformare una raffineria tradizionale in bioraffineria per produrre biocarburanti di altissima qualità come l’innovativo carburante Enidiesel+, utilizzando una tecnologia che abbiamo sviluppato al nostro interno”, ha spiegato spiega Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni.

Oggi il nostro obiettivo è ridurre progressivamente, fino ad azzerare, l’utilizzo di materie prime edibili, compatibilmente con il rispetto delle  obblighi normativi imposti dalle normative europee e nazionali in merito ai biocarburanti e con le disponibilità di materie prime alternative cosiddette “avanzate”, sulle quali come Eni stiamo investendo molto in ricerca. Con l’accordo siglato con il Comune di Taranto e le sue aziende municipalizzate, città nella quale abbiamo una delle nostre raffinerie più importanti, confermiamo l’impegno per lo sviluppo dell’economia sostenibile e consolidiamo l’impiego di un rifiuto, l’olio di frittura, come materia prima importante per la produzione di Enidiesel+”.

Il progetto legato a Taranto, segue quelli di Torino, Venezia, Roma e dell’Emilia Romagna, che “hanno già dimostrato importanti benefici a livello di qualità dell’aria, economico e industriale”.