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Renault, Luca De Meo: situazione difficile, servono tanti sacrifici

La casa automobilistica Renault ha segnato perdite superiori a 7 miliardi di euro nel primo semestre del 2020 tanto che lo stesso CEO, Luca De Meo, ha espresso la gravità dell’attuale situazione in cui si trova il gruppo francese.

Non a caso, gli effetti della pandemia da Covid-19 hanno portato ad un drastico calo delle vendite di auto, cosi che il 2020 si conferma un anno di grande crisi per l’industria dell’automotive.

Dunque un dato inevitabilmente negativo rispetto a quello del 2019, quando la casa automobilistica francese aveva subito una perdita decisamente più leggera, pari a 141 milioni di euro. Nel corso di un’intervista rilasciata pubblicamente, lo stesso CEO ha ribadito quanto sia importante rivedere le strategie di Renault ponendo basi solide su nuovi investimenti, con conseguenti decisioni difficili. Non esclude però la piena fiducia nella capacità del gruppo di riprendersi.

Grande l’impatto sul lavoro

Il numero uno di Renault ha confermato di dover intraprendere soluzioni piuttosto drastiche, non facili, che avranno impatto sulla vita della gente.

Ai lavoratori chiedo uno sforzo importante perchè l’azienda ne ha bisogno. La relazione con la maggioranza dei sindacati è fluida, è chiaro che ognuno fa il suo gioco, ma l’obiettivo non deve essere di non mandare a casa ma di proteggere il lavoro. Lo Stato francese ci ha dato fiducia per la gestione operativa. Resto fiducioso perché immagino una Renault capace di portare modernità nel settore automotive; la pandemia del resto ha riconsegnato a tutti noi un ruolo centrale dell’automobile rispetto soprattutto ai mezzi pubblici che sono meno sicuri.

Non va quindi escluso il ruolo fondamentale di un decisivo rilancio del Gruppo che dovrà scontrarsi con un contesto reso complicato dalle drastiche conseguenze della pandemia da Covid-19.

La pandemia ha ridato centralità all’automobile a sfavore dei mezzi pubblici che le persone usano meno per paura del contagio, un fenomeno che ha anche fatto esplodere il mercato dell’usato. Sul mercato del nuovo, siamo in piena transizione energetica e tutti i costruttori devono proporre vetture di nuova generazione a basse – se non nulle – emissioni, ma la ripresa non sarà facile. Non dobbiamo nascondere, però, che il coronavirus avrà un impatto importante, soprattutto per alcune fasce d’acquisto: pensiamo che il mercato potrà tornare ai livelli pre-covid non prima del 2022-23.

Durante l’intervista non è mancato un piccolo sguardo sulla situazione della sua nazione d’origine, ribadendo il grande impegno preposto al fine di ottimizzare il mercato automobilistico italiano.

L’Italia è un grande Paese in difficoltà come tanti altri. Ma è preoccupante il tema demografico. L’Italia sta invecchiando e questo peserà sul potenziale di sviluppo del Paese. Una nuova generazione di prodotti della Renault arriverà presto sul mercato. In Italia siamo la quarta casa automobilistica ma possiamo fare di meglio.

Un evidente ritardo sulle Infrastrutture di ricarica

Sul grande tema dell’elettrificazione, il CEO  ha ribadito la presenza di un grande problema relativo ad un ritardo sulle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici. Infrastrutture la cui realizzazione dovrebbe coinvolgere costruttori, Stato e le stesse aziende energetiche, ma non a caso l’incremento delle vendite è inevitabilmente più veloce dello sviluppo delle stesse. Ciò potrebbe dunque condurre ad un numero elevato di vendite di auto elettriche, senza poterle ricaricare.

L’omaggio a Marchionne

Nell’intervento pubblico di Luca De Meo non è mancata una parentesi relativa ai sui suoi legami con il Gruppo Fiat e Sergio Marchionne.

A Marchionne devo molto, era una persona che aveva grande capacità di analizzare le situazioni e un grande coraggio manageriale. I suoi meriti più grandi sono stati la grande determinazione e la capacità di guardare al di là delle frontiere classiche del management. Marchionne è stato capacissimo di cambiare sempre il perimetro delle situazioni e ha permesso alla Fiat di proiettarsi sullo scenario internazionale. Il suo più grande errore è stato quello di chiedere a sé stesso così tanto, di lavorare in maniera talmente ossessiva. Purtroppo se ne è andato giovane.

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