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Suzuki Ignis 4WD: la nostra recensione

Dopo l’arresto della produzione dell’ultima serie nel 2008, Ignis ha subito un rivoluzionamento completo. La terza generazione, sebbene totalmente incorrelata a quelle precedenti dal punto di vista tecnico presenta alcuni degli elementi che hanno distinto la piccola utilitaria di Suzuki.

Con un look funzionale e tecnologico, Ignis è stata catapultata nel mondo delle vetture elettrificate, facendosi ambasciatrice della spinta ecologica del colosso giapponese.

Estetica ed abitabilità

Guardando per la prima volta l’esterno di Ignis si riconosce subito lo stile geometrico e semplice delle antenate. I profili sono grezzi, quasi in opposizione al progressivo smussamento dei volumi che ha contraddistinto l’industria fino ad ora. Il parallelo più significativo è quello con un’altra celebre utilitaria di Suzuki: la Wagon R+.

Partendo dalla fanaleria quadrata, la somiglianza è lampante. Nonostante gli angoli siano stati arrotondati e la tecnologia di proiezione ed di illuminazione si sia evoluta, Le proporzioni e il posizionamento di tali elementi nella sezione frontale crea un immediato collegamento con il passato. La nuova calandra alloggia il logo della casa, nettamente più grande delle generazioni precedenti. Complessivamente, la parte frontale appare aggressiva e strutturata per mettere in evidenza i fari led diurni.

Il retrotreno è ancora più inusuale, forse a causa dei montanti posteriori cosi massicci o della sproporzione rilevata tra i proiettori anteriori e posteriori. Il paraurti è stato plasmato attorno ad una fascia di plastica che abbraccia l’intera larghezza della vettura, conferendo un look vagamente off-road. Anche nella sezione laterale sono presenti elementi che incrementano l’aggressività di Ignis, a partire dai passaruota “allargati” e dalle branchie indentate all’esterno dei montanti posteriori.

Questo connubio di elementi contemporaneamente morbidi e grezzi genera un effetto confuso nell’immagine di Ignis, che allo stesso tempo attrae e respinge. La situazione migliora all’interno, dove le scelte stilistiche sono state nettamente più “canoniche”.

La plancia, scarna e spartana, ricorda quella utilizzata sulle celebri Jimny e Swift. La frugalità in questo caso è un bene, e il focus dell’interno è la funzionalità a tutto tondo. Superfici di plastica lucida lasciano spazio a tasche e vani portatutto, realizzati con materiali gommati e ruvidi. A metà del cruscotto è riposta l’unica nota di colore che caratterizza l’ambiente interno di Ignis, una barra in plastica satinata che percorre l’intera larghezza della plancia, attraversando il quadro strumenti e terminando alle bocchette d’aerazione di destra. Questa nota visiva, unita alla compattezza del tunnel centrale, contribuisce a creare una netta separazione tra la sezione “alta” dell’interno e quella “bassa”.

La tecnologia a bordo

Il fulcro del corredo tecnologico di Ignis è il sistema di infotainment, comune a numerosi modelli della gamma Suzuki. Lo schermo da sette pollici è posizionato all’interno di una cornice massiccia, che integra tuttavia alcuni controlli touch. In completa sintonia con il linguaggio degli interni e degli esterni, anche l’interfaccia grafica è stata semplificata al fine di favorire l’accessibilità, sia al conducente che ai passeggeri.

Il menu principale è suddiviso in quattro categorie: audio, telefonia, navigazione e mirroring. Nonostante la disposizione dei pulsanti e degli elementi visuali sia intuitiva, la scarsa reattività del sistema scoraggia l’utente. Dopo aver toccato un pulsante, che sia virtuale o fisico, si nota un marcato ritardo di esecuzione e aggiornamento, specialmente nella sezione “navigazione”. Passare da una modalità all’altra in successione provoca un uteriore rallentamento, risultando in un’esperienza marginalmente frustrante.

Fortunatamente è offerto il supporto ai principali servizi di mirroring e integrazione con smartphone. Ho avuto modo di provare la fluidità del sistema Android Auto, che non ha mostrato gli stessi impuntamenti dell’interfaccia propria del sistema di infotainment. Complessivamente l’esperienza d’uso è migliorata, oscurando in parte i difetti incontrati in precedenza.

Il quadro strumenti non dispone del tipico schermo a colori, ma fa affidamento ad una soluzione “ibrida” tra indicatori analogici e un display a matrice. Nel sistema operativo di bordo sono disponibile le consuete funzionalità, tra cui: consumo medio ed istantaneo, chilometraggio ed economicità di marcia, volume di carburante risparmiato e un’infografica che mostra al conducente quando e come il sistema ibrido sta funzionando.

Sensazioni alla guida

Ignis è disponibile in un’unica motorizzazione, il 1200cc benzina DualJet da 90 cavalli. Non è la prima volta che guidiamo una Suzuki con questo propulsore, e le osservazioni fatte in quella prova rimangono valide. Il propulsore è parco nei consumi e nelle prestazioni, offrendo una dinamica tipica delle utilitarie di questa categoria. L’accelerazione da fermo è sufficiente a gestire senza problemi qualsiasi ingorgo urbano, in parte grazie alla corretta spaziatura dei rapporti e in parte grazie all’impiego del sistema mild-hybrid. Il consumo complessivo rilevato è 18 Km/L, suddiviso in 20 Km/L per la marcia cittadina e 14 Km/L per la marcia autostradale.

L’elettrificazione di Ignis avviene grazie alla presenza di un motorino d’avviamento “sovradimensionato”, in grado di propellere la vettura a basse velocità grazie alla batteria integrata da 10Ah. L’estensione di questa propulsione è marginale e si nota a malapena quando si effettua una partenza da fermo; nonostante ciò i consumi globali risultano lievemente migliorati, se il paragone viene effettuato con una vettura di comparabile peso e profilo aerodinamico.

La vera utilità del sistema mild-hybrid risiede nella frenata rigenerativa. Sebbene non si possa parlare di una vera e propria “potenza frenante”, la rigenerazione di Ignis è paragonabile al freno-motore dello stesso propulsore. A velocità autostradali, allentare la pressione sull’acceleratore provoca una diminuzione della velocità graduale, pari in prima approssimazione a circa 8 Km/h per secondo trascorso.

Questo permette al conducente di Ignis di regolare passivamente la propria velocità iniziando a decellerare in modo preventivo evitando, nella maggior parte dei casi, di utilizzare il pedale del freno. Oltre a ricaricare velocemente la batteria di bordo, questa funzionalità riduce la frequenza di utilizzo del sistema frenate, minimizzando l’usura dei consumabili.

In luce della bontà dell’implementazione ibrida, l’aspetto più deludente di Ignis è proprio il sistema frenante. In diverse circostanze di utilizzo, che spaziano dalla marcia autostradale a quella cittadina, il pedale del freno si è dimostrato gommoso e poco responsivo, richiedendo una vigorosa pressione per ottenere prestazioni soddisfacenti.

Il peso contenuto contribuisce a rendere Ignis estremamente maneggevole, sia nell’allestimento tradizionale che in quello 4WD. La sinergia fra il passo corto e il basso profilo degli pneumatici permette al conducente di affrontare senza problematiche strade non asfaltate e salite di media intensità. Il risultato è una vettura precisa e piacevole da guidare, con un’ottima stabilità a basse e ad alte velocità.

Conclusioni

Con un prezzo di partenza di 17.100 euro Ignis compete con diverse utilitarie disponibili nelle configurazioni 2WD e 4WD. La vettura si trova a suo agio in ambienti urbani e non, garantendo al conducente una certa flessibilità nella scelta dei percorsi da affrontare. L’approccio “function over form” è originale e nel complesso Ignis gode di un’implementazione corretta ma limitata della tecnologia mild-hybrid.
La versione che abbiamo avuto in prova, nell’allestimento TOP 4WD “giallo nepal”, parte da 20.050 euro.