Manager

Identità digitale: proteggerla e integrarla per aprire il business

Pagina 1: Identità digitale: proteggerla e integrarla per aprire il business

Nel 1993 una vignetta del "The New Yorker" vedeva due cani al computer con una didascalia che recitava: 'Su Internet nessuno sa che sei un cane'. Vent'anni dopo, le cose non sono cambiate, apparentemente.

Luca Rossetti, senior Customer Solutions Architect di CA Technologies Italia, commenta i risultati di un'indagine qualitativa (solo 337 aziende intervistate) condotta da Quocirca in Europa, partendo da quella vignetta e sottolineando che "proprio perché su Internet sono tutti anonimi, è sempre più fondamentale l'Identity e Access Management (IAM)".

Luca Rossetti di CA Technologies

"Le aziende ne sono consapevoli – continua Rossetti -, visto che ad avere un sistema IAM sono il 70% del campione, mentre nel 2009 erano il 25% (in Italia, per quanto sia un dato statisticamente poco significativo siamo al 75%). E i motivi che portano a un tale successo dello IAM sono essenzialmente tre: il bisogno di interagire con utenti esterni, l'accesso a servizi cloud e l'utilizzo dei social media, anche in azienda".

Diversi sono i motivi che animano queste tre esigenze. In sostanza, a guidare massicciamente gli investimenti, come ammettono gli stessi esponenti di CA, è l'impulso verso il mobile: l'accesso da smartphone o tablet alle risorse aziendali, in primis applicazioni, rappresenta una priorità per l'IT.

I responsabili dei sistemi informativi sono consapevoli dell'importanza dello IAM in questo contesto, ma non sempre si ritengono capaci di farlo capire al business. Forse, per quest'ultimo è più facile comprendere l'utilità di 'aprire' l'azienda verso i clienti, potendoli contattare attraverso i social media.

È infine ovvio che il cloud imponga uno strumento IAM, in particolare per il Software as a Service, laddove un'autenticazione è necessaria.