L'Unione Europea si prepara a lanciare il Quantum Act, un provvedimento industriale che mira a trasformare la frammentata ricerca quantistica europea in una filiera produttiva competitiva a livello globale. L'annuncio arriva da Oscar Diez, Deputy Head of Unit for Quantum Technologies presso la Commissione Europea, durante il convegno dell'Osservatorio Quantum Computing & Communication del Politecnico di Milano. L'obiettivo dichiarato è colmare il divario con Stati Uniti e Cina, che da anni investono massicciamente in infrastrutture e industrializzazione del settore quantistico.
Il mercato del quantum computing sta attraversando una fase critica: la transizione dalla ricerca di base alle applicazioni industriali richiede investimenti ingenti e una governance coordinata che l'Europa, finora, non è riuscita a garantire. La frammentazione delle strategie nazionali ha prodotto eccellenze scientifiche ma scarsa capacità di trasferimento tecnologico, lasciando il continente dipendente da infrastrutture e piattaforme sviluppate altrove. Il Quantum Act rappresenta il tentativo più ambizioso di invertire questa tendenza, seguendo il modello del Chips Act ma con un approccio focalizzato sulla catena del valore quantistica.
Secondo Diez, l'Europa «non può permettersi di operare in modo scollegato» in un settore dove la competizione globale si gioca non solo sui laboratori, ma sulla capacità industriale di produrre hardware, sviluppare software e formare competenze specialistiche. La questione non è accademica: mentre università e centri di ricerca europei pubblicano paper di alto livello, le startup quantistiche del continente faticano ad accedere a capitali sufficienti per scalare, e i governi nazionali procedono con roadmap sovrapposte ma non integrate.
La Commissione Europea ha già avviato una serie di iniziative propedeutiche al provvedimento. Tra queste, l'integrazione di computer quantistici e simulatori nelle infrastrutture del sistema EuroHPC, che dovrebbe rendere accessibili a ricercatori e imprese strumenti avanzati senza necessità di rivolgersi a provider extraeuropei. Il Quantum Internet Pilot rappresenta invece il primo tentativo di sperimentare protocolli di comunicazione quantistica distribuita, con l'obiettivo di verificare fattibilità tecnica ed economica di una futura rete continentale.
Ma l'aspetto più critico riguarda le competenze. La Quantum Skills Digital Academy, annunciata come primo programma europeo dedicato alla formazione specialistica, nasce dalla consapevolezza che senza figure professionali adeguate, gli investimenti in hardware e infrastrutture rischiano di produrre scarso valore. Il settore quantistico richiede competenze trasversali tra fisica, informatica, ingegneria e matematica applicata, profili che attualmente scarseggiano anche nei mercati del lavoro più avanzati.
La dimensione geopolitica del quantum computing emerge chiaramente dalle strategie di cooperazione internazionale. L'Unione Europea ha intensificato i dialoghi con Canada, Giappone, Corea, Australia e Stati Uniti per definire standard comuni e garantire interoperabilità. La definizione degli standard internazionali rappresenta un terreno di confronto strategico, particolarmente nelle aree della crittografia quantistica e delle applicazioni industriali, dove nessun attore può permettersi di procedere isolato.
Il Quantum Act è diverso dall'AI Act sia per natura che per finalità. Mentre il secondo è un atto regolatorio focalizzato su rischi e compliance, il primo avrà carattere industriale, orientato a facilitare investimenti, accelerare il time-to-market e consolidare la filiera produttiva europea. Questo approccio riflette una valutazione pragmatica: il quantum computing non è percepito come minaccia da regolare, ma come opportunità economica da non perdere.
Resta da verificare se l'Europa riuscirà a convertire questa strategia in risultati concreti. La capacità di attrarre capitali privati verso startup quantistiche, di costruire supply chain integrate per componenti hardware, e di trattenere talenti in un mercato del lavoro globalizzato rappresentano sfide che richiedono più di una cornice normativa. Il divario con competitor asiatici e nordamericani non si misura solo in investimenti pubblici, ma nella velocità con cui ricerca e industria collaborano per trasformare prototipi in prodotti commerciali.
La governance del settore quantistico rappresenta il nodo centrale del Quantum Act. La Commissione intende creare organismi e strumenti per coordinare decisioni lungo tutta la catena del valore, dalla ricerca alla produzione, dal finanziamento alla commercializzazione. Questo implica un cambiamento culturale nelle modalità con cui Stati membri, università, centri di ricerca e imprese interagiscono, superando logiche nazionali che finora hanno prevalso.
Il quantum computing sta entrando in una fase in cui le applicazioni industriali iniziano a essere economicamente sostenibili, dalla simulazione molecolare per farmaceutica e chimica, all'ottimizzazione logistica, fino alla crittografia post-quantistica. L'Europa dispone di eccellenze scientifiche e di un mercato potenzialmente ricettivo, ma la capacità di trasformare questi asset in vantaggio competitivo dipenderà dalla rapidità con cui il Quantum Act sarà implementato e dalla sua efficacia nel mobilitare capitali privati e pubblici. La domanda rimane aperta: l'Europa riuscirà a costruire una vera industria quantistica o continuerà a eccellere nella ricerca mentre altri capitalizzano le applicazioni?