L'intelligenza artificiale sta trasformando il panorama lavorativo globale, e ogni giorno riusciamo a capire meglio quanti e quali lavori saranno messi a rischio - o direttamente eliminati - da questa nuova forma di automazione. Una recente analisi Microsoft getta altra luce sul tema, e mostra una chiara correlazione tra il livello di istruzione richiesto per una professione e l'applicabilità dell'IA generativa.
Le occupazioni che richiedono almeno una laurea risultano essere quelle dove l'assistente virtuale di Microsoft fornisce risposte più pertinenti e utili. Al contrario, i settori sanitari di supporto e quelli che coinvolgono lavoro fisico, come l'agricoltura e l'edilizia, mostrano una compatibilità minima con le attuali capacità dell'IA. In altre parole, dove serve una conoscenza avanzata e dove si fa qualcosa con le mani, non ci sono rischi immediati.
Una cosa abbastanza ovvia in effetti.
La ricerca, pubblicata in un paper preliminare intitolato "Working with AI: Measuring the Occupational Implications of Generative AI", ha analizzato specificamente come l'IA si integri in attività lavorative comuni come la raccolta di informazioni, la comunicazione con clienti esterni e l'interazione diretta con il pubblico. Questi dati sono stati poi mappati su specifiche categorie professionali per creare quello che i ricercatori chiamano un "punteggio di applicabilità dell'IA".
Chi rischia di più (e chi può dormire sonni tranquilli)
La classifica delle professioni più esposte all'impatto dell'IA rivela sorprese interessanti. Al vertice troviamo interpreti e traduttori, seguiti da storici e assistenti di volo, mentre nelle posizioni successive si collocano rappresentanti di vendita, scrittori e operatori del servizio clienti. Programmatori di macchine CNC, operatori telefonici, agenti di viaggio e speaker radiofonici completano la top ten delle professioni più "sovrapponibili" con le capacità attuali dell'intelligenza artificiale.
All'estremo opposto dello spettro, le professioni meno toccate dall'IA includono operatori di attrezzature forestali, conducenti di imbarcazioni a motore, addetti alle pulizie ospedaliere e vari specialisti di macchinari industriali pesanti. Queste professioni, caratterizzate da un forte componente fisico e dalla necessità di competenze pratiche specifiche, sembrano rappresentare una sorta di "rifugio sicuro" per chi cerca stabilità lavorativa nell'era dell'automazione.
L'effetto bancomat: quando la tecnologia crea lavoro
I ricercatori Microsoft, guidati da Kiran Tomlinson, mettono in guardia contro conclusioni affrettate sui destini professionali. La storia tecnologica è ricca di esempi controintuitivi, come quello dei bancomat negli anni '70 e '80. Contrariamente alle previsioni, l'introduzione degli sportelli automatici non ridusse il numero di filiali bancarie o di cassieri, ma portò invece a un aumento di entrambi, con i dipendenti che si concentrarono maggiormente sulle relazioni con la clientela.
"Sarebbe un errore concludere che le professioni con alta sovrapposizione alle attività dell'IA saranno automatizzate, causando perdite di lavoro o salari", spiegano gli autori dello studio. I ricercatori sottolineano come i loro dati non includano gli impatti business a valle delle nuove tecnologie, notoriamente difficili da prevedere e spesso sorprendenti.
I limiti della ricerca e le prospettive future
Lo studio presenta alcune limitazioni importanti che gli stessi autori riconoscono. L'analisi si basa esclusivamente su Bing Copilot, un assistente IA connesso al motore di ricerca, il che potrebbe aver influenzato i risultati verso attività di raccolta informazioni. Ricerche comparative su modelli come Claude di Anthropic mostrano infatti una maggiore enfasi su compiti matematici e informatici, suggerendo che diversi sistemi di IA potrebbero avere impatti differenti sulle varie professioni.
Nonostante queste limitazioni, la ricerca offre una prospettiva rassicurante per i lavoratori del settore terziario. Anche nelle professioni con alta sovrapposizione alle capacità dell'IA, il tasso di completamento dei compiti non raggiunge mai il 100% e l'impatto rimane generalmente moderato. Per chi fosse comunque preoccupato per il futuro professionale, i ricercatori suggeriscono scherzosamente di considerare l'apprendimento di mestieri come l'operatore di battipali: una professione apparentemente a prova di robot.