La gestione del rischio informatico sta attraversando una crisi di comunicazione che coinvolge le organizzazioni di tutto il mondo. Mentre il 45% dei responsabili della sicurezza informatica teme interruzioni operative nelle proprie aziende, secondo il World Economic Forum, ben il 71% delle piccole imprese ritiene di non poter proteggere adeguatamente le proprie attività. Il problema non risiede nella mancanza di strumenti tecnologici, ma nell'impossibilità di trasformare dati tecnici complessi in informazioni comprensibili per chi prende decisioni strategiche.
Il fenomeno che gli esperti definiscono "risk whack-a-mole" – un gioco infinito a colpire minacce che riemergono continuamente – rappresenta la realtà quotidiana di molte aziende. I team IT si trovano sommersi da informazioni provenienti da infrastrutture critiche, sistemi di gestione delle vulnerabilità, applicazioni web, ambienti cloud e, più recentemente, sistemi di intelligenza artificiale. Questa frammentazione rende quasi impossibile ottenere una visione d'insieme accurata del rischio aziendale, complicando ulteriormente le decisioni su quali priorità affrontare per prime.
La soluzione proposta dagli esperti passa attraverso un Risk Operations Center (ROC), concepito come sistema nervoso centrale per la gestione del rischio. Questa struttura operativa consente di aggregare dati provenienti da inventari di asset distribuiti in tutta l'organizzazione, combinandoli con intelligence sulle minacce e contesto aziendale specifico. Il risultato è una visualizzazione in tempo reale che identifica quali rischi affronta l'organizzazione, quanto è probabile che si trasformino in violazioni concrete e quale impatto economico rappresentano.
Il cuore dell'approccio ROC consiste nel calcolare il Value at Risk, un esercizio di quantificazione del rischio informatico che determina quanto l'azienda potrebbe perdere a causa di un problema di sicurezza IT. Questa metodologia richiede la comprensione di elementi fondamentali: quali asset sono essenziali per il business, a quale livello di rischio l'organizzazione è esposta, cosa l'azienda è disposta ad accettare e quale soglia risulta tollerabile. Solo dopo aver risposto a queste domande diventa possibile calcolare l'impatto monetario potenziale e la probabilità che una vulnerabilità venga effettivamente sfruttata.
L'implementazione pratica di un ROC permette alle organizzazioni di operare su tre livelli distinti. Il primo riguarda la misurazione: identificare dove si trovano gli asset più preziosi, valutare l'esposizione al rischio e quantificare le perdite potenziali in caso di attacco. Il secondo livello concerne la comunicazione: spiegare il rischio informatico al C-suite e al consiglio di amministrazione utilizzando il linguaggio universale del business, ovvero l'impatto finanziario diretto. Il terzo aspetto coinvolge l'eliminazione del rischio attraverso una prioritizzazione intelligente delle azioni, che possono spaziare dall'applicazione di patch di sicurezza all'implementazione di misure mitigative, fino al trasferimento del rischio mediante polizze assicurative specifiche.
La vera sfida nella quantificazione del rischio informatico non è tecnica ma organizzativa. Nonostante la semplicità concettuale, numerose aziende faticano nell'applicazione pratica di questi principi. Tradurre potenziali incidenti di sicurezza in termini di impatto aziendale concreto semplifica drasticamente il processo decisionale su come allocare risorse per ridurre i rischi. Questo approccio richiede una collaborazione stretta con i dipartimenti finanziari e di conformità per comprendere e allinearsi sull'impatto reale che i rischi rappresentano, rendendo così possibile una comunicazione efficace con il consiglio di amministrazione.
Inquadrare la sicurezza informatica attraverso la lente dell'impatto monetario permette finalmente ai responsabili IT di superare il divario comunicativo con il vertice aziendale. Quando i rischi vengono presentati come potenziali perdite finanziarie quantificabili anziché come abstract tecniche incomprensibili, le decisioni su investimenti in sicurezza, priorità operative e strategie di mitigazione diventano molto più chiare. Questo cambio di paradigma rappresenta l'unico modo concreto per ridurre le interruzioni operative e proteggere efficacemente il business dalle minacce informatiche sempre più sofisticate.