Un lungometraggio d'animazione realizzato quasi interamente con intelligenza artificiale potrebbe segnare una svolta nell'industria cinematografica. "Critterz", questo il titolo del film che dovrebbe debuttare l'anno prossimo, rappresenta il primo tentativo concreto di OpenAI di espandere la propria influenza oltre i confini della tecnologia per entrare direttamente nel settore dell'intrattenimento. Il progetto, con un budget inferiore ai 30 milioni di dollari, sfida apertamente i costi tradizionali delle produzioni animate che spesso superano i cento milioni.
La genesi dell'esperimento cinematografico
Chad Nelson, specialista creativo di OpenAI, ha concepito l'idea tre anni fa mentre sperimentava con DALL-E, lo strumento di generazione di immagini della compagnia che all'epoca rappresentava una novità assoluta. Quella che inizialmente doveva essere la realizzazione di un cortometraggio si è trasformata in un'ambiziosa produzione che punta dritto al Festival di Cannes del prossimo anno. L'avventura segue un gruppo di creature del bosco e promette di dimostrare concretamente le potenzialità creative dell'intelligenza artificiale applicata al cinema.
Il processo produttivo combina elementi tradizionali e innovativi: attori in carne e ossa presteranno le voci ai personaggi, mentre artisti umani realizzeranno schizzi che verranno poi elaborati attraverso GPT-5 e altri modelli di generazione di immagini. "OpenAI può parlare tutto il giorno delle capacità dei suoi strumenti, ma è molto più efficace quando qualcuno li mette in pratica", ha dichiarato Nelson, sottolineando come il film rappresenti un caso di studio più convincente di qualsiasi dimostrazione tecnica.
Un'industria divisa tra opportunità e resistenze
Le proiezioni di mercato indicano una crescita esplosiva per gli strumenti di intelligenza artificiale nel cinema, con un incremento previsto di dieci volte entro il 2023. Tuttavia, il dibattito sulla legittimità artistica di questa tecnologia divide il settore cinematografico. Felix Dobaire, regista e critico cinematografico, sostiene che i film generati interamente dall'IA appaiono vuoti e privi dell'essenziale visione umana che caratterizza il cinema autentico.
Anche Lukasz Mankowski, altro critico del settore, esprime preoccupazioni simili, temendo che i filmmaker possano smettere di mettersi alla prova utilizzando l'intelligenza artificiale come una scorciatoia creativa. Dall'altro lato della medaglia, però, emerge il potenziale della tecnologia nel semplificare compiti ripetitivi e noiosi della produzione cinematografica, liberando energie per il lavoro artistico più puro.
Battaglie legali e diritti d'autore
L'industria dell'intrattenimento manifesta una comprensibile riluttanza nell'abbracciare completamente l'IA, principalmente per il timore di alienarsi attori e sceneggiatori. I sindacati di queste categorie hanno infatti combattuto strenuamente per ottenere garanzie contro l'uso indiscriminato degli strumenti di intelligenza artificiale, vedendoli come una minaccia diretta alla loro professione e creatività.
La questione si complica ulteriormente quando si tratta di proteggere personaggi e opere sotto copyright. Disney, Universal e Warner Bros Discovery hanno intentato cause legali contro Midjourney, provider di servizi IA, accusando la società di aver creato copie non autorizzate delle loro proprietà intellettuali. Midjourney ha respinto queste accuse nei documenti legali, ma la controversia evidenzia le zone grigie che caratterizzano l'intersezione tra intelligenza artificiale e diritti d'autore nel mondo dell'intrattenimento contemporaneo.