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Perché LinkedIn aveva buttato fuori dalla sua rete la startup Artisan

Il CEO di Artisan chiarisce: il ban non è avvenuto per i motivi ipotizzati dai post virali che ne hanno segnalato la sospensione.

Avatar di Antonino Caffo

a cura di Antonino Caffo

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 08/01/2026 alle 10:38
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Qualche mese fa, Artisan AI, società di San Francisco, si è ritrovata al centro di un'improvvisa controversia con LinkedIn. La vicenda ha assunto contorni virali quando utenti della piattaforma hanno notato che l'intera presenza aziendale dell'azienda era scomparsa dal social network professionale, lasciando al suo posto soltanto messaggi di errore. Per giorni, speculazioni e teorie si sono moltiplicate sui social media, alimentando un dibattito che paradossalmente ha finito per aumentare la visibilità dell'azienda stessa.

Il CEO di Artisan, Jaspar Carmichael-Jack, ha confermato a TechCrunch che la sua azienda era stata effettivamente bannata da LinkedIn, anche se non per le ragioni che circolavano online. Le voci sostenevano che gli agenti AI dell'azienda stessero inondando di spam gli utenti della piattaforma, ma la realtà era diversa. LinkedIn aveva sollevato obiezioni specifiche riguardo all'utilizzo del proprio marchio sul sito web di Artisan e aveva espresso preoccupazioni sul fatto che alcuni fornitori di dati utilizzati dalla startup avessero ottenuto informazioni attraverso attività di scraping non autorizzate, una pratica che viola esplicitamente i termini di servizio della piattaforma.

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La compagnia si era fatta notare nella Bay Area con una campagna pubblicitaria provocatoria basata su cartelloni che recitavano "Stop hiring humans" (smettete di assumere umani). Il prodotto di punta è Ava, un agente AI specializzato nelle vendite outbound che identifica e contatta potenziali clienti in modo automatico. LinkedIn rappresenta territorio di caccia privilegiato per i professionisti delle vendite, sia umani che sempre più spesso basati su intelligenza artificiale.

La sparizione dalla piattaforma ha paradossalmente aumentato il flusso di potenziali clienti

L'email di LinkedIn è arrivata venerdì 19 dicembre, proprio alla vigilia delle festività natalizie, lasciando il team di Artisan nella difficile posizione di dover negoziare durante un periodo tradizionalmente di pausa. Carmichael-Jack ha descritto il team incaricato della gestione del ban come collaborativo e reattivo, nonostante l'impossibilità di comunicare se non via email con interlocutori anonimi. Dopo due settimane di confronto, l'azienda è riuscita a soddisfare le richieste di LinkedIn e ottenere il ripristino della propria presenza sulla piattaforma.

Per risolvere la controversia, Artisan ha dovuto rimuovere completamente ogni riferimento a LinkedIn dal proprio sito web, dove il nome veniva utilizzato per confrontare alcune funzionalità dei dati disponibili. Il CEO ha dovuto inoltre acquisire rapidamente competenze sulla verifica dei fornitori terzi, assicurandosi che tutti i partner che forniscono dati operassero in conformità con le politiche di LinkedIn.

Con il senso dell'ironia tipico di chi apprezza le strategie di marketing non convenzionale, Carmichael-Jack ha raccontato un effetto collaterale inaspettato della vicenda. Durante il periodo del ban, il flusso di potenziali clienti interessati ai servizi di Artisan ha iniziato a crescere quotidianamente, probabilmente proprio grazie alla visibilità generata dai numerosi post virali sulla questione. "Avrei voluto che fosse stato fatto apposta", ha scherzato il fondatore, suggerendo che nessuna campagna pubblicitaria avrebbe potuto generare un'attenzione comparabile.

Minimizzando l'impatto potenziale di un'esclusione permanente, Carmichael-Jack ha sottolineato che una frazione molto ridotta dei dati utilizzati da Artisan proviene effettivamente da LinkedIn. L'azienda sta inoltre per lanciare una nuova versione dell'agente più autonoma e capace di utilizzare canali di comunicazione diversificati per raggiungere i prospect. Tra pochi mesi, l'azienda introdurrà anche la possibilità di effettuare chiamate telefoniche outbound, ampliando ulteriormente le sue capacità operative oltre i confini di qualsiasi singola piattaforma.

La questione assume contorni interessanti considerando che LinkedIn non è un concorrente diretto di Artisan. La piattaforma di proprietà Microsoft ha lanciato l'anno scorso il suo primo agente AI chiamato Hiring Assistant, focalizzato però sul reclutamento piuttosto che sulle vendite. Tuttavia, la reazione decisa di LinkedIn potrebbe segnalare l'intenzione futura di sviluppare anche strumenti per il sales, rendendo la protezione dei propri dati ancora più critica. LinkedIn non ha risposto alle richieste di commento di TechCrunch.

Quello che emerge è che le grandi aziende tecnologiche stanno monitorando attentamente l'utilizzo dei dati e non esiteranno a intervenire quando rilevano violazioni delle proprie politiche. Per questo, sopratutto per le giovani imprese che costruiscono prodotti dipendenti da fonti di informazioni esterne, la questione della conformità e della trasparenza nella catena di approvvigionamento è destinata a diventare sempre più centrale.

Fonte dell'articolo: techcrunch.com

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