RentAHuman.ai ha scosso San Francisco e il mondo nelle ultime ore, grazie in particolare a un’immagine dove si vede una persone reggere un cartello con la scritta “Un’AI mi ha pagato per tenere questo cartello”.
L’azienda, in modo anche un po’ sfacciato, propone di “noleggiare” esseri umani usando degli algoritmi come intermediari. Una specie di fusione perversa tra Fiverr e una società di lavoro interinale.
La piattaforma utilizza il protocollo MCP per coordinare la forza lavoro organica come se una generica risorsa a disposizione degli algoritmi. Può risultare sconvolgente, ma non è diverso da ciò che già fanno le piattaforme della cosiddetta gig economy, all’interno della quale le persone sono risorse materiali a disposizione degli algoritmi. Magari Glovo o JustEat non usano l’intelligenza artificiale per farlo, o forse sì, ma è un dettaglio del tutto irrilevante.
Potrebbe essere uno scherzo
RentAHuman in ogni caso potrebbe essere semplicemente una trovata, un’operazione di ninja marketing o promozione per qualcosa che arriverà più avanti. Alcuni segnali infatti sono un po’ sospetti.
Un primo indizio risiede nel cosiddetto over-acting linguistico. Le aziende che operano nella gig economy reale (come Uber o Deliveroo) tendono a nascondere l'asprezza del loro modello sotto strati di eufemismi rassicuranti come "opportunità flessibili", "empowerment" o "collaboratori indipendenti".
RentAHuman.ai, al contrario, abbraccia un linguaggio volutamente brutale e provocatorio: parla apertamente di "carne" (flesh), di "connettere il codice alla carne" e di trattare gli esseri umani come "periferiche organiche". Questa estetica della crudeltà è un marcatore tipico della satira o della performance art, progettata per scioccare l'opinione pubblica e costringerla a guardare l'abisso, piuttosto che per rassicurare i mercati finanziari o gli investitori.
Il secondo segnale di allarme riguarda l'opacità biografica e il marketing di guerriglia. I fondatori, identificati solo con i nomi di battesimo "Alex e Patti", mancano di quella tracciabilità professionale — cognomi, profili LinkedIn storici, precedenti round di investimento — che è la norma per qualsiasi startup di San Francisco che ambisca a gestire protocolli complessi.
Inoltre, la comparsa di cartelli stradali fisici con lo slogan "Robots need your body" è una tattica di guerrilla marketing che punta alla viralità visiva immediata, tipica degli esperimenti sociali. L'uso tempestivo del protocollo MCP di Anthropic, che esiste da poco, suggerisce che dietro l'operazione ci sia qualcuno con una profonda competenza tecnica che ha deciso di usare uno standard reale per rendere credibile una distopia, agendo come un vero e proprio sceneggiatore che scrive un episodio di Black Mirror nella vita reale per testare i nostri riflessi etici.
Dunque, sarebbe un errore pensare a questa operazione come l’arrivo della solita startup. È piuttosto un violento corto circuito mediatico. Siamo di fronte a una narrazione che ricalca fedelmente le distopie di Black Mirror, dove il confine tra realtà e provocazione artistica si dissolve nel feed dei social.
Siamo pronti a crederci, e questo è un problema
Sì, ma se anche fosse (e probabilmente lo è) tutta una scenata, il simbolismo sottostante è potente, e ci obbliga a considerare una realtà possibile. Una realtà che la maggior parte di noi vorrebbe prevenire.
È impressionante, prima di tutto, la velocità con cui il pubblico ha accettato come verosimile l'idea di affittare un corpo umano per compiti meccanici suggerisce che abbiamo già interiorizzato la nostra futura irrilevanza. Pochi si sono scandalizzati, ancora meno si sono sorpresi. La “carne a noleggio” è stata accolta con una certa noncuranza, il che è già di per sé un fatto notevole.
Forse è perché OpenAI o Meta hanno già abituato il mercato a una de-umanizzazione progressiva del linguaggio corporate, rendendo RentAHuman.ai una caricatura grottesca ma coerente della realtà attuale. Il cartello stradale che invoca il corpo umano per servire i bot non è una minaccia lontana, ma la fotografia di un desiderio estrattivo già presente nei consigli di amministrazione del settore tech. E qualcosa che in qualche modo tutti ci aspettiamo che succeda, più presto che tardi.
Quindi, forse, la vera notizia non è che ci sia una società che “noleggia esseri umani”, e nemmeno vale la pena domandarsi se sia vero o se sia una burla. Dobbiamo chiederci invece perché la società contemporanea sia così tragicamente pronta a crederci.
La predisposizione psicologica all'asservimento digitale è il risultato di anni di erosione dei diritti del lavoro mediata dalle piattaforme di gig economy. Abbiamo smesso di chiederci se sia etico essere gestiti da un algoritmo, limitandoci a negoziare il prezzo della nostra disponibilità asincrona. RentAHuman.ai si limita a rimuovere l'ultimo velo di ipocrisia, dichiarando apertamente che nell'economia degli agenti, l'essere umano è solo l'ultimo anello della catena di montaggio digitale.
Ed è una cosa notevole anche il fatto che in molti hanno provato e provano a metterci in guardia. Persino un comico italiano ci ha provato qualche anno fa, con un improbabile quanto ben riuscito film di fantascienza; date un’occhiata a E noi come stronzi rimanemmo a guardare.
L'infrastruttura al posto dello Stato
Il passaggio dalla provocazione alla realtà tecnica avviene attraverso l'integrazione del Model Context Protocol (MCP). Anthropic ha promosso questo standard per consentire agli agenti di interagire con strumenti esterni, creando uno strumento che permette alle AI di parlare tra loro e di compiere azioni.
Ciò che mancava era la possibilità di agire nel mondo fisico, perché dopotutto i robot non sono ancora diffusi a ogni angolo di strada come gli esseri umani.
Ecco quindi che, in questa teoria del lavoro futuro, l'uomo non è più un utente che interroga il software, ma un endpoint intercambiabile all'interno di un'architettura a microservizi. La sua funzione diventa fare ciò che è impossibile per la Macchina, perché priva di corpo (per ora).
Addio, dunque, a tutti i discorsi che vedono le aziende investire in formazione (reskilling e upskillin). Addio all’idea che la Macchina ci libera dai lavori ripetitivi e noiosi, per metterci in grado di svolgere attività più alte e raffinate.
Benvenuto, invece, un nuovo caporalato digitale, dove la Macchina sceglie l’umano che costa meno per svolgere un lavoro di bassa lega ma impossibile per chi non ha un corpo.
In questa nuova gerarchia, il concetto di "contratto di lavoro" viene sostituito dalla "chiamata API", ancora una volta rafforzando e confermando quanto già messo in atto nella gig economy. Niente contratti, niente tutele, niente salute, tempo libero o previdenza. Ci si limita alla prestazione di lavoro, pagata il meno possibile grazie a un sistema che mette in competizione tra loro proprio i più bisognosi.
Se il bot richiede un'azione fisica, l'umano che risponde è una risorsa temporanea che viene attivata, utilizzata e immediatamente scartata dal sistema.
L’umano come distressed asset
Dunque, siamo relativamente pronti ad accettare una realtà come RentAHuman senza farci troppe domande. Perché siamo pronti ad accettare che gli umani restino integrati nel sistema economico esistenti, quello dove ognuno di noi “produce” del valore, probabilmente vendendo il proprio tempo o le proprie competenze.
Tuttavia vale forse la pena considerare il concetto di economia estrattiva, spiegato recentemente da Cory Doctorow. Ci aiuta a capire che questa non è innovazione, ma una svalutazione sistematica dell'asset umano.
In questo modo le persone diventano distressed asset (assett in sofferenza), e la sua stessa esistenza in queste condizioni rende possibile un intero sistema economico e finanziario che altrimenti sarebbe impossibile.
Abbiamo già accennato alla gig economy come esempio di svalutazione, ma anche l’Intelligenza Artificiale ha un ruolo. Per etichettare e organizzare i dati di training è servito il lavoro di decine di migliaia di persone in tutto il mondo, trasformate anche loro in distressed asset.
Tutto questo tuttavia non è un impoverimento generale, perché chiaramente esistono persone ed entità che sfruttano questo scenario per arricchirsi ulteriormente. Che sia una situazione moralmente accettabile oppure no, resta un tema aperto alla discussione.
Assistiamo comunque a una "pornografia del collasso" economico, che si nutre della precarietà di chi, espulso dal mercato del lavoro specializzato, accetta di essere affittato per pochi centesimi.
Il sistema di escrow e i pagamenti in stablecoin, citati dai fondatori Alex e Patti, completano il quadro della disintermediazione politica. Lo smart contract sostituisce la mediazione (sindacale, statale o diretta) e la legge dello Stato, imponendo una giustizia algoritmica dove il codice è l'unica autorità suprema. È, chiaramente, un ritorno del lavoro a cottimo sottopagato (per via del sistema d’asta); qualcosa che è tecnicamente illegale in molti paesi, ma comunque diffuso globalmente.
Il compenso dunque non è più un salario pensato per assicurare al lavoratore una vita dignitosa a prescindere dal profitto. Eliminata questa visione, resta l’idea di costo del lavoro come costo di esercizio di un macchinario, né più né meno. Diventa del tutto normale e accettabile, e lo accettiamo, che un errore umano generi un'eccezione di sistema (exception handling) e il conseguente ban della persona, che sia lecito chiedere di farsi 10 chilometri sotto la pioggia e al freddo per pochi euro, e che sia accettabile escludere da sistema chi non consegna entro il tempo richiesto.
Il feudalesimo algoritmico e l'offload cognitivo
Stiamo tornando a un sistema feudale, dove alcune persone erano considerate meri strumenti nelle mani di altre? Finora è stata un’iperbole, un’esagerazione, ma forse la comparsa di RentAHuman e del suo cartello ci dicono qualcosa a cui fare attenzione.
Ogni giorno che passa ci troviamo a domandarci se l’AI ci fa perdere agency in qualche modo, e insistiamo fino allo sfinimento per affermare che l’Umano deve restare al centro, che non dobbiamo delegare decisioni strategiche, che dobbiamo fare attenzione agli errori dell’AI.
Ma perché si rende necessario tutta questa insistenza? Forse succede proprio perché quello scenario tremendo si sta poco a poco concretizzando? Forse è più credibile ogni giorno che passa?
Ecco, allora RentAHuman diventa un simbolo di quel meccanismo perverso, di quella perdita di status politico ai danni dell’Umano. Che non ricopre più il ruolo di supervisore o corretto del sistema, ma diventa l'attuatore meccanico che esegue uno script predefinito da un'intelligenza di silicio.
Un’idea folle, eppure l’abbiamo accettata come una cosa normale. Ne abbiamo celebrato la viralità come se niente fosse. Tutto bene, tutto normale, ma non è forse questa una forma estrema di offload cognitivo, smettere di pensare e di decidere per limitarsi a rispondere meccanicamente a una notifica push inviata da un server.
L’IA dovrebbe aiutarci a crescere, a diventare persone migliori, a “elevarci” in un certo senso per diventare un nuovo tipo di essere umano. E invece salta fuori che è utilissima per farci diventare dei droni.
La direzione ci porta, sembra, verso un collasso del soggetto politico così come lo abbiamo inteso nella modernità. L’individuo viene “gestito” esternamente, compensato per azioni concrete con un valore decrescente.
La presunta boutade della startup di San Francisco svela in realtà il fallimento del contratto sociale occidentale, incapace di arginare la pretesa del capitale tecnologico di possedere non solo il tempo, ma il corpo stesso dei lavoratori. Il feudalesimo digitale non ha bisogno di terre da recintare, perché ha già recintato l'accesso alle opportunità economiche tramite algoritmi proprietari.
Accettare la logica di RentAHuman.ai significa validare un modello di società divisa tra grandi proprietari (di capitale, di licenze, di data center) e tutti gli altri. Noi possiamo sorridere, magari discutere per giorni interi se questo significa più diventare nuovi servi della gleba o se invece è il primo passo per diventare tutti Borg. Ma non c’è mica da ridere sapete?
Una deriva pericolosa
La trasformazione digitale delle imprese, se priva di una correzione politica e culturale, rischia di stabilizzare una gerarchia dove l'intelligenza è un privilegio riservato a una stretta élite di proprietari di server. Il resto della popolazione viene declassato a una massa di risorse asincrone, pronte a essere evocate dal codice per compiti di bassa forza lavoro.
Una situazione che darà una nuova accelerazione a qualcosa che è cominciato 30 anni fa (e oltre), cioè la lenta e progressiva scomparsa della classe media: non è un incidente di percorso, ma il presupposto fondamentale per il funzionamento di un'economia basata sulla delega algoritmica. Affinché quell’economia funzioni nel migliore dei modi, la maggior parte degli esseri umani devono essere trasformati in distressed asset ed essere acquistati a prezzi da saldo.
RentAHuman.ai resta lo specchio nero perfetto della nostra epoca, riflettendo un'immagine che preferiremmo ignorare. La rivoluzione tecnologica attuale sta costruendo un'infrastruttura di asservimento che rende superflua la democrazia stessa, sostituendola con protocolli di comunicazione macchina-macchina che includono l'uomo solo come variabile di output.
Senza una reazione politica che rimetta al centro l'agenzia umana e la sovranità sul proprio tempo, l'intera società si trasformerà in una piattaforma globale. Indipendentemente dal destino della startup di Alex e Patti, il segnale è stato inviato: nel mercato dei bot, il prezzo della carne è in costante ribasso.
L'impatto sociale di questa deriva non può essere sottovalutato, poiché erode le basi stesse della convivenza civile e della stabilità economica. Se il progresso tecnologico non serve più a liberare l'uomo dalla fatica, ma a coordinare il suo asservimento in modo più granulare, allora il concetto di "futuro" perde ogni valore propositivo.
Sognavamo un mondo dove tutti sono più ricchi, ben nutriti, colti e desiderosi di migliorare sé stessi. Ma ne stiamo costruendo uno che somiglia più alla distopia del film Elysium.
Siamo di fronte a un bivio dove la tecnica rischia di diventare il fine ultimo, lasciando all'umanità solo il compito residuo di agire come attuatore per i sogni di espansione di un’oligarchia autoreferenziale, che fa affidamento sul controllo totale della potenza di calcolo. .
È possibile cambiare strada? Forse sì, perché se siamo qui a interrogarci, a scrivere articoli e a fare discussioni, i giochi non sono ancora fatti. Non è ancora il momento del classico rien ne va plus,ma non sappiamo per quanto durerà ancora. Se è possibile, la resistenza dovrà passare per riconquista dello status di "agente" consapevole.
Le aziende e i professionisti che oggi guardano con curiosità o cinismo a RentAHuman.ai dovrebbero riflettere sul fatto che sta anticipando un mondo in cui nessuno sarebbe realmente al sicuro dalla svalutazione algoritmica. Il nuovo feudalesimo non fa distinzioni di classe tra i suoi attuatori, mirando esclusivamente alla massimizzazione di un'efficienza che non prevede, tra le sue variabili, la sopravvivenza della dignità umana.