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10 cose che (forse) non sapevi sui Cavalieri dello Zodiaco

Approfittando dell'uscita del primo trailer del remake dei Cavalieri dello Zodiaco, ci siamo proposti di farvi scoprire qualcosina di più sui Cavalieri di Atena, specie se siete tra quelli che li conoscono solo per mezzo della popolarissima serie animata. Queste sono 10 cose che (forse) non sapevi sui Cavalieri dello Zodiaco.

Con l’arrivo del primo trailer dedicato al remake targato Netflix dedicato ai Cavalieri dello Zodiaco, l’interesse verso i popolarissimi personaggi creati da Masami Kurumada è tornato alto, se non altissimo.

Del resto, proprio i Cavalieri sono stati tra i grandi protagonisti dei pomeriggi italiani di oltre un ventennio fa (il brand è attivo da oltre 30 anni, non dimentichiamolo), crescendo una generazione di fan innamorati ed appassionati, complice un doppiaggio, quello nostrano, che senza virare troppo dalle tematiche originali, trasformò i dialoghi dell’anime in un continuo gioco di citazioni letterarie, passando per lo più attraverso stralci estrapolati da La Divina Commedia di Dante.

Approfittando, quindi, di questo potente ritorno di fiamma, ci siamo proposti di farvi scoprire qualcosina di più sui Cavalieri di Atena, specie se siete tra quelli che li conoscono solo per mezzo della popolarissima serie animata. Partiamo dunque, queste sono “10 cose che (forse) non sapevi sui Cavalieri dello Zodiaco”!

La serie animata

Partiamo proprio con la travagliata serie animata, nata nel 1986, ovvero un anno dopo l’inizio della serie manga, su spinta della Toei Animation, che riconobbe praticamente subito l’enorme potenziale del manga scritto e disegnato da Masami Kurumada. Il successo fu praticamente istantaneo, tanto che a fronte degli episodi originariamente previsti, ovvero 52, ne furono prodotti oltre il doppio, ovvero ben 114! Addirittura la serie dovette far fronte ad un problema che è oggi in realtà molto comune, ovvero quello dei “filler”, episodi con eventi inventati di sana pianta, utili alla produzione televisiva per arginare l’attesa necessaria all’autore originale per proseguire gli eventi cartacei.

Alla fine della saga dedicata al Grande Tempio, ovvero la lotta tra i Cavalieri di Bronzo e quelli d’oro, Kurumada era ancora intento a mettere in piedi la saga successiva, quella di Poseidone, obbligando Toei ad inventarsi la serie di Asgard, mai apparsa in versione cartacea. Purtroppo però, nel corso del tempo, in Giappone l’anime dedicato ai Saint perse molto mordente, e neanche la linea di giocattoli ad essa annessa, ad opera di Bandai, riusciva a ritrovare quel fervore che aveva accompagnato i primi anni dello show. E così nel 1990, in concomitanza della fine della serie di Poseidone, l’anime fu cancellato e non ebbe mai un finale, questo almeno fino al 2002, quando per il mercato home video furono appositamente creati gli episodi dedicati all’ultimo arco narrativo originale, quello di Hades.

La Saga di Asgard

Considerata ad oggi il miglior esempio di come andrebbero costruiti gli episodi “filler” di una serie televisiva, la Saga di Asgard è stata in realtà molto criticata dal pubblico nipponico, che da sempre è poco avvezzo agli episodi fuori canone. In Europa, invece, il discorso fu molto diverso, e la Saga di Asgard fu considerata persino superiore a quella dedicata a Poseidone, complice l’introduzione dei Cavalieri di Asgard che, al di fuori del mito greco, attingevano direttamente all’immaginario norreno, ed ai poemi epici dell’Edda. Non solo, la Saga di Asgard, per quanto sviluppata secondo le linee narrative tipiche dell’opera di Kurumada (Atena nei guai → i Cavalieri di Bronzo alla carica) presentava dei nemici mai così profondi ed accattivanti. I Cavalieri di Asgard, divisi tra lealtà, dovere e morale, proposero tematiche che con i Cavalieri d’Oro erano state solo accennate, e solo più tardi approfondite.

Le armature

Qualcuno di voi lo avrà certamente notato: perché i cavalieri dell’anime non avevano le stesse armature della serie di Kurumada? La risposta è molto semplice: a Toei non piacevano! Si trovava che le armature di Kurumada, per quanto concettualmente bellissime, fossero brutte, finanche insensate, visto il divario assurdo che c’era in termini di vestibilità tra le tre principali categorie di Cavalieri, quelli di bronzo, argento e oro. L’idea di Kurumada era quella di offrire armature tanto più “coprenti” quanto più alto fosse il grado dei Cavalieri, ma Toei pensava che mandare in guerra dei ragazzini senza protezioni adeguate fosse stupido e brutto da vedere. E così pur mantenendo intatta l’idea originale, “rinforzò” il design di molte armature, in primis dotandole di stivali, prima assenti nelle armature dei cavalieri di bronzo. Inoltre aggiunse a tutte le armature diversi colori, laddove invece le armature di Kurumada erano monocrome. Tutto questo fu fatto anche per rendere i giocattoli più belli ed esteticamente più appetibili.

A proposito di giocattoli, oggi i Cavalieri dello Zodiaco sono più in voga che mai, complici le “Myth Cloth”, ovvero della action figure di lusso prodotte oggi da Bandai, ricostruzioni fedelissime delle armature apparse in ogni media dei Cavalieri mai prodotto.

L’adattamento italiano

Veniamo ora al punto forte dell’intera trasposizione italiana, ovvero l’adattamento dei dialoghi! Il merito fu tutto del maestro del doppiaggio Enrico Carabelli, compianto ed amato capomastro del doppiaggio degli anime dell’epoca, ed anche voce del Maestro dei Cinque Picchi all’interno dell’anime. Questi, credendo moltissimo nel prodotto dei Cavalieri, ma conscio che la forte censura dell’epoca avrebbe certamente impedito la visione dell’anime in Italia (parole come “bastardo” non erano ben volute nella TV dei bambini e dei giovani adulti, così come la violenza fisica e verbale in generale), decise di trovare una soluzione che potesse mantenere intatto lo spirito epico di cui l’opera originale era pervasa.

Chiese quindi all’adattatore Stefano Cerioni, cui fu data carta bianca, di cercare una soluzione, e questi pensò bene di amplificare il senso epico dei dialoghi e delle situazioni inserendo nei dialoghi continui riferimenti alla letteratura italiana, in primis citando diverse volte passaggi estrapolati dai canti dell’Inferno di Dante, ma anche attingendo alle opere di Foscolo e Leopardi. Il risultato fu l’apprezzatissimo adattamento che tutti conosciamo, spesso aulico e così potente da essersi imposto nell’immaginario di buona parte degli spettatori dell’epoca. Sono pochissimi i passaggi di trama che si persero nel corso di questo adattamento, e per lo più la trama rimase completamente intatta, permettendo al furbo adattamento dell’epoca di aggirare non solo i problemi derivati dalla traduzione di un gran numero di termini “sgraditi” ma anche di “alleggerire” l’idea che i Cavalieri dello Zodiaco fosse un anime fondamentalmente basato sui combattimenti e, dunque, violento.

Fratelli

E parlando di aspetti che si sono persi nell’anime nostrano: siamo tutti abituati a pensare che all’interno della schiera dei Cavalieri di Bronzo ci sia una sola coppia di fratelli, ovvero quella composta da Ikki (Phoenix) e Shun (Andromeda), ma invece non è così. La verità è che tutti i 100 ragazzi facenti parte del collegio di Mitsumasa Kido/Alman di Thule, ovvero l’uomo che invierà in giro per il mondo i ragazzi per conquistare le varie armature dello Zodiaco, sono fratelli, il cui padre è proprio Kido/Thule. Il motivo per cui si considera diversi Phoenix e Andromeda, e più propriamente fratelli, è che questi, a differenza di tutti gli altri ragazzi, condividono non solo il padre ma anche la madre.

Quante serie?

Benché i Cavalieri dello Zodiaco siano noti fondamentalmente per la serie manga, e la succitata serie animata, il brand è in realtà molto più vasto e conta diversi sequel e prequel, alcuni recentissimi ed in corso di pubblicazione. Raccontarvi, anche a grosse linee, quelle che sono le trame generali delle varie opere, sarebbe una lavoro degno di Wikipedia e dunque ci limiteremo a dirvi che, per quanto riguarda i manga, le serie sono ben sette ovvero: quella originale, Episode G, Episode G: Assassin, Next Dimension, The Lost Canvas, Saintia Sho e il più recente Episode 0.

Mettendo da parte i vari adattamenti animati di alcune di queste, l’ultimo dei quali è l’imminente Seintia Sho, vanno poi inclusi nel canone un romanzo “I Cavalieri dello Zodiaco: Gigantomachia”, e ben cinque film animati ovvero: “I Cavalieri dello Zodiaco: La dea della discordia”, “I Cavalieri dello Zodiaco: L’ardente scontro degli dei”, “I Cavalieri dello Zodiaco: La leggenda dei guerrieri scarlatti”, “I Cavalieri dello Zodiaco: L’ultima battaglia” e “I Cavalieri dello Zodiaco: Le porte del paradiso”. La questione dei film, per il canone, è molto complessa, perché da quando è ripresa la produzione delle serie manga, alcuni degli eventi di questi film sono stati accantonati e trasformati in non canonici, mentre altri sono stati utilizzati come ispirazione per eventi poi effettivamente revisionati in altri media. Per quanto riguarda invece la parte anime, sono stati adattati per lo schermo i manga The Lost Canvas e Saintia Sho, lasciando inspiegabilmente da parte l’Episode G, che essendo dedicato completamente ai Cavalieri d’Oro ha sempre avuto grande appetibilità per i fan. A questi, tuttavia, è stato dedicato un anime apposito (e canonico), ovvero il recente Souls of Gold, che racconta della resurrezione dei Cavalieri dorati dopo la fine del manga originale. Sempre in tema di sequel, c’è poi l’anime “Saint Seiya Omega”, che narra invece di una nuova generazione di cavalieri, sempre successiva agli eventi originali. 

A proposito di adattamenti vari: i Cavalieri sono stati protagonisti di un gran numero di media, tra cui ovviamente videogame, giocattoli e altro vario merchandising. In tal senso vi farà piacere sapere che proprio il prossimo anno arriverà, ad opera di 3 Emme Games un gioco da tavolo con carte collezionabili dedicato proprio ai Cavalieri.

Il film live action

Non tutti sanno che all’apice del suo successo negli anni ’90, il brand dei Cavalieri fu opzionato addirittura per un film live action, i cui diritti di sfruttamento furono ovviamente a carico di Bandai, Il progetto era, a quanto pare, quello di un film per le sale con attori internazionali, quindi non squisitamente pensato per il mercato nipponico. La cosa curiosa è che di questo progetto, chiamato “Star Storm”, non si è saputo nulla per anni, fino a quando qualche tempo fa è stato rinvenuto un piccolo stralcio di pochi secondo di quello che era il girato dell’epoca. Masami Kurumada, creatore della serie, ha confermato l’autenticità del filmato affermando che si tratta di un pezzetto di una scena di circa 15 minuti che prevedeva lo scontro tra i 5 bronze (in cui potrete notare Andromeda interpretato da una donna), e il Cavaliere d’Oro del Cancro, Death Mask/Cancer. Il film fu giudicato una schifezza dallo stesso Kurumada, e il progetto fu cancellato. Per vedere i Cavalieri al cinema sarebbe poi toccato aspettare il recente, e controverso,  film in computer grafica.

Andromeda donna?

La sessualità di Shun/Andromeda è sempre stata un problema per buona parte dei Paesi in cui l’anime è stato trasmesso. Vuoi per la difficoltà dell’epoca nel non capire se il nome “Shun” fosse maschile o femminile, vuoi per il fatto che l’armatura del Cavaliere avesse un vistoso seno, cosa all’epoca illogica per un personaggio maschile. Vi fughiamo noi da ogni dubbio: Shun è un uomo, forse sottovalutato da molti spettatori, ma anzi un personaggio fondamentale per quelli che sono gli eventi conclusivi della saga originale. Il problema della sessualità fu tale, che in alcuni Paesi, come la Francia, si optò per dare al personaggio una voce femminile, cosa che fu poi cambiata quando ci si rese conto che, in effetti, Andromeda era femminile solo nelle forme della sua armatura.

L’età

Un altro grande problema dell’anime fu la difficile classificazione dell’età dei personaggi, che oggi sembra un problema da poco, ma non lo era all’epoca, quando era difficile pensare che dei ragazzini potessero suonarsele di santa ragione, con tanto di spargimenti di sangue e morti annesse. L’anime in realtà aggirò questo problema dando ai ragazzi un aspetto un po’ più adulto di quanto poi non avessero nel manga dove Pegasus e compagni hanno tutti tra i 13 ed i 15 anni! L’eccezione la fanno solo i Cavalieri d’Oro, la cui età si aggira attorno ai 20 anni per uno, tranne che Libra/Dokho (ben 261 anni!) e Aiolos/Micene di Sagittar, morto all’età di 14 anni.

Ring Ni Kakero, Saint Seiya, BT’X e tutti gli altri

Se siete fan dei Cavalieri dello Zodiaco e se, soprattutto, ne avete letto il manga conoscerete l’autore originale, ovvero Masami Kurumada, attivo dal lontano 1974 ed oggi più prolifico che mai. Kurumada non è mai stato particolarmente apprezzato per il suo tratto, ed anzi molti dei manga che ha cercato di avviare dopo il successo impareggiabile di Saint Seiya sono ben presto finiti nel dimenticatoio, con alcuni casi, come quello di “Silent Knight Sho”, in cui il mangaka ha praticamente cercato di copiare sé stesso. Ciò detto, la cosa più curiosa di Kurumada, è quella di disegnare il protagonista delle sue varie serie praticamente sempre identico. Le variazioni sono pochissime, per lo più nel taglio di capelli, ma per il resto il protagonista dei manga di Kurumada è sempre lo stesso. Il motivo non è da ricercarsi nella pigrizia, ma nella volontà di rifarsi al Maestro assoluto del manga, ovvero Osamu Tetsuka, che coniò l’idea di creare dei personaggi che, come degli attori, assumevano diversi ruoli all’interno delle sue opere. Questo metodo, noto come “Star System” fu ripreso da Kurumada, che lo mantenne intatto esclusivamente per il protagonista, ispirato in ogni opera al personaggio del suo primo grande successo, il pugile Ryuuji Takane del manga Ring Ni Kakero.

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