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I temi e la vita di Dick

Pagina 4: I temi e la vita di Dick

Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.

Paolo di Tarso, 1^ Lettera ai Corinzi, Cap. 13 v. 12

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Il film ripercorre fedelmente il romanzo di Dick, riuscendo tramite le tecniche di animazione a restituire allo spettatore il senso di straniamento che Arctor prova verso la realtà. È stato spesso notato come A Scanner Darkly sia il film che chiude la stagione dei drug movie lanciata da Trainspotting nel 1996.

Dopo il successo commerciale del film di Danny Boyle, in effetti, c'era stata una rincorsa ad affrontare il tema della droga sotto ogni profilo possibile. La lista sarebbe lunghissima, qui ricordo Pulp Fiction, Paura e delirio a Las Vegas, American Psycho, Traffic, Blow e City of God.

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Tutti questi film fanno dell'abuso di sostanze stupefacenti una parte integrante della narrazione ed hanno tutti in comune l'assunto iniziale di Trainspotting, la droga come fuga dalla vita borghese, ben espresso da Mark Renton nel suo choose life:

scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?

A Scanner Darkly chiude questa narrazione, evidenziando la totale falsità di questa visione. La droga nel film, come nel romanzo di Dick, è uno strumento di controllo e oppressione di massa.

la droga serve a mantenere l'ordine sociale, riducendo i soggetti più problematici in una condizione di anestetica dissociazione, per calarli nel proprio ruolo di vittime inermi del sistema. In A Scanner Darkly la droga è rappresentata come un'economia chiusa, in cui chi la produce trae profitto dai tossicodipendenti, che raggiunto l'ultimo stadio della dipendenza generano nuovi profitti, come pazienti della riabilitazione e automi coltivatori di nuova droga.

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La Sostanza M diviene così il simbolo di un capitalismo chiuso su sé stesso, in cui consumo, profitto, alienazione e sfruttamento divengono i veri cardini della Società.

Le stesse forze dell'ordine sono ritratte come un deterrente completamente fittizio. I poliziotti sono non-persone, che indossano elaborati camuffamenti e nomi in codice, privi d'identità e di ruolo sociale. Servono a mantenere la parvenza che si stia facendo qualcosa, quando il primo contributore di Nuovo Cammino è lo stesso Governo. Una visione cupissima e disperante, rischiarata solo dal piccolo gesto di consapevolezza di Bob nel finale.

Anche il tema della sorveglianza di massa è sviluppato in modo originale.

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Quando Bob Arctor indossa i panni dell'agente Fred si trova a guardare la propria vita attraverso le riprese degli scanner. Il processo è così alienante da convincere Fred che Bob sia l'elemento più pericoloso. Il protagonista non riesce a riconoscere sé stesso nel monitoraggio delle riprese dello scanner. La paranoia del poliziotto Fred si sviluppa fino a rivolgersi contro il tossico Bob, che diventa oggetto ossessivo delle sue indagini fino a far praticamente fallire la sua missione (in realtà l'oggetto delle indagini doveva essere il viscido Barris).

La droga nel film apre la possibilità al Governo di creare un sistema di controllo dei cittadini assolutamente pervasivo. Si genera un'intera società che spia sé stessa, osservandosi in uno specchio distorto fino a impazzire. Arctor vive il proprio triangolo drammatico, passando attraverso nomi che ne mutano il ruolo sociale e la personalità.

  • Bob è il carnefice, l'elemento disturbante della società, che ha distrutto la propria famiglia, che tradisce i propri amici, che inquina il proprio ecosistema sociale con la Sostanza M.
  • Fred è il salvatore, il tutore dell'ordine, che ha rinunciato a ogni cosa, perfino alla propria identità, per liberare il mondo dalla Sostanza M. Un salvatore che si è "fatto tutto per tutti per salvare qualcuno", come dice San Paolo sempre nella lettera ai Corinzi.
  • Bruce infine è la vittima, l'uomo reso schiavo dei propri aguzzini. Il risultato di scarto delle dinamiche tra la Polizia e il Nuovo Cammino. E paradossalmente, nel nome di quell'etica gnostica tanto cara a Dick, sarà proprio nel suo ruolo di sconfitto, che riuscirà a vincere il male.

Quello di A Scanner Darkly è così un mondo cupissimo e paradossale in cui la morte sorge dalla terra come un fiore, in cui la salvezza è la perdita del proprio sé.

Dalla vita al libro

Io stesso non sono un personaggio di questo romanzo: io sono il romanzo.

Philp K. Dick, Un oscuro scrutare

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Il dato più interessante del romanzo da cui è tratto il film è dato dalla natura profondamente autobiografica dell'opera. Sostanzialmente vi vengono dipinti episodi realmente accaduti durante gli anni, in cui Dick era dipendente dalle anfetamine.

Tra il 1970 e il 1972 Dick, come il protagonista del racconto, dopo l'abbandono da parte della moglie Nancy iniziò a riempire la propria abitazione di persone senza fissa dimora e tossicodipendenti al fine di occupare l'enorme vuoto fisico ed emotivo.

In precedenza lo scrittore aveva utilizzato le anfetamine come strumento per poter scrivere le sue celebri 68 pagine al giorno pronte per la pubblicazione (ciò spiega l'estrema prolificità di questo autore). Tuttavia durante il periodo 1970-1972 abbandonò l'attività di scrittore essendo ormai completamente dipendente dall'anfetamina. Una situazione che ricorda molto il percorso di Arctor, che diventa sempre meno capace di pensare o svolgere le sue attività.

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Anche il complesso rapporto tra Arctor e Donna ha natura autobiografica. Come i due protagonisti del romanzo sono legati da un profondo affetto privo di un materiale coinvolgimento sessuale, Dick fu legato platonicamente a una teenager per tutto il triennio 1970/1972. La relazione finì nel 1972, allorché Dick andò in Canada dove avrebbe tenuto il suo celebre e seminale intervento The Android and the Human. Un momento di svolta in molti sensi: Dick inizio la disintossicazione e scaturì uno dei più prolifici periodi di sua produzione letteraria.

E fu proprio durante il periodo di riabilitazione che Dick maturò l'idea della clinica come attività di copertura. Anche il tema del controllo di massa è legato a questo periodo: Dick era convinto di essere costantemente monitorato dall'FBI e spesso parlava nel telefono, convinto che all'altro capo un agente lo stesse ascoltando. L'evento che spinse Dick a disintossicarsi fu una stranissima effrazione che subì il suo appartamento, da cui vennero trafugati numerosi documenti. Circostanza che Dick attribuì alla FBI.

A Scanner Darkly è così un caso rarissimo di film di fantascienza autobiografico, in cui si sono riversate le ossessioni psicologiche ed esistenziali di una delle penne più originali del secolo scorso.

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Retrocult è la rubrica di Tom's Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato. C'è un'opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli? Faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.

Giovanni Scrofani nasce a Roma nel 1974. Giurista di impresa con la passione per la letteratura e il cinema fantastico. Dal 2010 presso vari blog e rubriche ha scritto articoli sull'evoluzione indotte dai nuovi media nel nostro immaginario e su come il nostro presente sia sempre più aperto ai nuovi orizzonti del fantastico: li trovate – insieme ad altro – nel suo blog Un Altro Orizzonte (Facebook / Twitter).