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Blush, la recensione del nuovo cortometraggio Apple TV

Dal 1° ottobre Apple Original Films e lo studio Skydance Animation ci portano nello spazio con un’epica storia d’amore: Blush, scritta e diretta da Joe Mateo, veterano dell’animazione Disney.

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La Skydance Media è una società di produzione americana, che dal 2017 ha deciso di lanciare la divisione Skydance Animation, formando una partnership con Ilion Animation Studios di Madrid. Nonostante Blush sia il primo lavoro in collaborazione ad uscire, lo studio di animazione americano aveva avvicinato Joe Mateo per reclutarlo come story artist per il loro terzo film. John Lasseter, direttore dell’animazione alla Skydance Animation e vecchio collega di Mateo, non appena ha sentito l’idea di Joe per il suo cortometraggio, ne è rimasto totalmente affascinato e ha deciso di aiutare l’amico di vecchia data a realizzarlo.

Blush: una storia di amore e guarigione

Il cortometraggio ha come protagonista un astronauta orticoltore in viaggio nello spazio, quando succede l’impensabile: un asteroide colpisce la sua navicella e la fa finire fuori rotta. In un atterraggio di (s)fortuna, l’astronauta si ritrova così su un piccolo e desolato pianeta, senza alcuna possibilità di contattare la Terra e costretto a sopravvivere un respiro alla volta. L’orticoltore tenta un gesto estremo, piantando nell’arido terreno una piccola pianta di mango, ma senza nutrire molte speranze.

È quando un’altra navicella si schianta contro il minuscolo pianeta, che le cose sembrano cambiare totalmente per il viaggiatore terrestre. La dolce aliena rosa con cui si trova faccia a faccia, sembra avere un potere del tutto straordinario, perché non appena si avvicina alla piccola pianta ormai morente, riesce a farla fiorire in un magnifico albero, donando così al pianeta un nuovo scopo. L’astronauta scopre quindi grazie a questa visitatrice inaspettata la gioia del costruirsi una nuova vita assieme. Le cose sembrano essere perfette ora, ma la vita è sempre pronta a sorprenderci con regali inaspettati e non sempre graditi…

Una vita sullo schermo

Blush, pur essendo il primo cortometraggio scritto e diretto da Joe Mateo, non è il suo primo lavoro nell’animazione. La carriera dell’artista filippino, annovera tra i suoi più grandi lavori capolavori acclamati Disney come Zootropolis, Rapunzel: l’intreccio della torre e Big Hero 6 ed iniziò proprio grazie alla moglie (alla cui memoria è dedicato il cortometraggio di Blush). Lavorando già alla Disney nel settore dei prodotti di consumo, spinse il marito a candidarsi per una posizione lavorativa sul film Pocahontas, che ottenne poco dopo.

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E mentre loro si adattavano alla carriera dei propri sogni nell’industria dell’animazione, decisero di sposarsi, allargando la famiglia con due bambine, Joey Ann e Mina. Sfortunatamente, si trovarono a dover fare i conti con una tragedia che si abbatté su di loro: a Mary Ann venne diagnosticato il cancro. Il regista ha confidato che poco prima di questa notizia, ricorda di aver passato un pomeriggio nella piscina nel giardino sul retro con le proprie figlie e la propria moglie, pensando all’incredibile felicità nell’aver finalmente conquistato il cosiddetto “Sogno Americano”. Questa scena ha avuto un’enorme importanza per lui, tanto da spingerlo ad inserirla all’interno del cortometraggio Blush.

Purtroppo però, dopo otto lunghi anni di lotta, Mary Ann ha perso la propria battaglia contro il cancro nel 2017. È stata proprio questa la ragione che ha spinto Joe Mateo a iniziare a scrivere lo storyboard di Blush. Per l’artista, questo cortometraggio si è rivelato essere un modo per elaborare il lutto della propria moglie. Immergendosi nel lavoro è riuscito a superare quella spirale negativa in cui era finito. E come l’astronauta del suo film, è tornato a respirare grazie alle proprie figlie.

I parallelismi in Blush

Essendo una storia estremamente personale per Joe Mateo, è naturale che abbia deciso di inserire diversi richiami alla propria vita e soprattutto alla propria moglie, oltre che a sé stesso. Il regista ha raccontato che le piante che vediamo all’interno del corto non sono casuali: il mango, oltre ad essere un frutto tipico delle Filippine, era anche il loro frutto preferito, mentre tutte le piante grasse riportano alla passione che Mary Ann aveva per quel particolare tipo di vegetazione.

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Non solo: oltre al portare sul piccolo schermo le proprie figlie, il titolo Blush è una dichiarazione d’amore verso la moglie, ricordando quella particolarità che tanto lo aveva attirato appena si erano conosciuti. La prima volta che si videro, Joe Mateo ricorda che dalla classe si sentì una voce e delle grosse risate: non appena si voltò la vide in piedi, ad arrossire. Ma era una cosa che le capitava così spesso, che le venne affibbiato il nomignolo “ketchup” da amici e famigliari.

La speranza nel futuro

Per Joe Mateo però, Blush non è un film solo per ricordare la moglie: affrontare lo storyboard per lui ha avuto la funzione di “guarirlo” dalla negatività e dai pensieri che gli facevano ricordare Mary Ann come sofferente. Portare sullo schermo quelle piccole scene di vita condivisa, gli ha fatto tornare alla mente tutti quei bei momenti passati assieme, mettendo così da parte la malattia. Per questo gli è così difficile definire dove, in questa sua opera, finisca l’artista e dove cominci l’arte.

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Il regista quindi, spera che questo suo percorso di guarigione non si fermi con lui, ma si trasferisca ad altri. Il suo desiderio e lo scopo di Blush, è quello di aiutare le persone che stanno attraversando un momento di dolore da soli. E’ un dargli speranza per il futuro, cercando di spiegare che è anche grazie alle persone a noi care se riusciamo a oltrepassare i momenti difficili.

Non vi resta quindi che accedere a Apple TV Plus dal 1 ottobre e lasciarvi trasportare su questo piccolo pianeta di speranza assieme all’astronauta in Blush.