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Cowboy Bebop: tutto quello che c’è da sapere

Cosa si ottiene se si crea un’ambientazione sci-fi, si aggiunge un po’ di commedia, qualche grammo di noir, tanta azione hard boiled, diversi pizzichi di dramma, e si calano al suo interno personaggi dall’attitudine da cowboy del vecchio far west? Quello che pressoché all’unanimità viene considerato dal 1998 un vero e proprio capolavoro dell’animazione giapponese: Cowboy Bebop, anime realizzato dalla casa di produzione Sunrise e diretto da Shin’ichirō Watanabe, che segue le avventure nello spazio di un gruppo di cacciatori di taglie dal passato tormentato in grado di inseguirli anche tra le stelle. Da una trama straordinaria a una caratterizzazione dei protagonisti profonda e sfaccettata. Da una regia dal taglio “filmico” degna di una vera e propria serie TV a una colonna sonora tanto curata da non trovare eguali. L’anime che vede protagonista la stramba ciurma del Bebop è stato riconosciuto da più parti come una delle opere più innovative degli ultimi decenni, diventando un riferimento per tanti altri. Qui, tutto quello che c’è da sapere su Cowboy Bebop, in vista dell’imminente arrivo della serie live action che porterà l’azione “in carne ed ossa” su Netflix.

Cowboy Bebop

Alle origini di un anime leggendario

Dirompente come un esplosivo sassofono jazz lanciato a tutta velocità, adrenalinico come il volo di un’astronave all’inseguimento dei criminali, drammatico come solo un animo ferito dal passato può esserlo, comico come un gruppo di persone capaci di cacciarsi sempre nei pasticci. Cowboy Bebop è l’anime prodotto da Sunrise che sul finire degli anni ’90 è stato in grado di mescolare elementi all’apparenza tanto diversi, quanto perfetti nel creare un mix riuscito e memorabile. La sua nascita è avvenuta, tuttavia, in maniera quasi fortuita (e fortunata). La società giapponese Bandai puntava infatti, ai tempi, alla vendita di un maggior numero di modellini di astronavi attraverso la sua divisione giocattoli, sulla scia della risonanza che le saghe fantascientifiche stavano avendo in quegli anni (anche alla luce dell’annuncio di un’imminente trilogia di Star Wars che avrebbe fatto la sua comparsa sul grande schermo di lì a poco).

Cowboy Bebop

Per creare un prodotto che potesse far vendere quanti più modellini possibile, venne ingaggiato un giovane regista che si era trovato al lavoro fino a quel momento ancora su poche opere (tra queste, I Cieli di Escaflowne): Shin’ichirō Watanabe, a cui fu detto chiaro e tondo “Proponici le tue idee, basta che contengano delle astronavi”. Watanabe avviò quindi il suo progetto, iniziando a costruire il suo futuro anime partendo dai personaggi e, in particolare, dalla figura del protagonista Spike Spiegel; una volta delineati i tratti essenziali, la trama e l’ambientazione che l’avrebbe contenuta furono costruite attorno al cowboy dello spazio. La proposta fatta alla società fu inizialmente accantonata tiepidamente da questa, salvo poi essere sviluppata pochi mesi dopo dietro l’approvazione di Bandai Visual che affidò così l’incarico a Sunrise. Quest’ultima, diede inizio ai lavori creando una squadra ad hoc che avrebbe poi sviluppato il neonato Cowboy Bebop sotto lo pseudonimo di Hajime Yatate, composta dal regista e direttore creativo Shin’ichirō Watanabe, Keiko Nobumoto alla sceneggiatura, Toshihiro Kawamato al character design, Kimitoshi Yamane al mecha design e la talentuosissima Yōko Kanno alla composizione della colonna sonora.

Cowboy Bebop

Pare che lo stesso team creativo fosse piuttosto scettico sulla buona riuscita dell’anime, denso com’era di generi tanto diversi tra loro, tuttavia ci pensò Watanabe a tranquillizzare gli animi. Cowboy Bebop avrebbe avuto di certo un successo senza pari e, in maniera profetica ma per nulla sorprendente dato il livello qualitativo dell’anime, il periodo successivo alla sua messa in onda in TV fu tutto un susseguirsi di premi e riconoscimenti. Cowboy Bebop fu trasmesso in Giappone su TV Tokyo dal 3 aprile 1998, inizialmente per un totale di 12 episodi. I 26 episodi al completo furono trasmessi in seguito sul canale WOWOW, mentre la serie arrivò in Italia nel 1999 su MTV. Ancora oggi, dopo 23 anni, restano indimenticabili alcune citazioni dell’opera (come “Io non vado a morire. Ma solo a provare a me stesso se sono realmente vivo oppure no“) o gli screen di chiusura di ciascun episodio, come il più celebre “See you, space cowboy“.

Un sistema solare da Far West

Fin dall’inizio, l’intento di Shin’ichirō Watanabe è stato quello di produrre un anime che fosse il più possibile indirizzato a un pubblico maturo, piuttosto che agli adolescenti. Il suo Cowboy Bebop non ne approfitta per ostentare volgarità, nudità o scene eccessivamente violente, ma presenta quindi una struttura più adatta a un bacino adulto, con le sue derive talvolta introspettive; le tonalità noir e hard boiled che sembrano giunte direttamente dagli anni ’30; le tematiche che includono dipendenza, alcol o criminalità organizzata; un ritmo che accosta la lentezza necessaria a comprendere le situazioni che coinvolgono i protagonisti, all’azione più serrata di combattimenti e inseguimenti spaziali, fornendo alla regia un taglio più cinematografico che “d’animazione”.

Cowboy Bebop

Missione compiuta per Watanabe, grazie anche al fatto che Cowboy Bebop si avvale di un’ambientazione sì sci-fi, ma mai così inverosimile da valicare la sospensione d’incredulità degli spettatori. La trama dell’anime è calata in un sistema solare in cui gli uomini hanno avviato una sorta di emigrazione spaziale: nell’anno 2071 l’umanità è sparsa su pianeti quali Marte, Venere o Giove, oltre che su satelliti vari ed eventuali, avendo colonizzato così lo spazio grazie anche alla tecnologia dei gate, portali che consentono di compiere viaggi nell’iperspazio. È stato tuttavia a causa di uno di tali gate che, nel 2021, la Terra è andata incontro a una catastrofe. Con la distruzione del portale chiamata “incidente del gate”, una parte della Luna si è disintegrata, scagliando una pioggia di asteroidi contro la Terra. Divenuta una landa butterata e inospitale, la Terra ha spinto così gli uomini a trovare una nuova casa su altri pianeti.

Cowboy Bebop

La criminalità si è però diffusa a vista d’occhio; la ISSP, ovvero la Inter Solar System Police, non riesce a tenere testa ai cartelli di criminali affiliati e ne viene corrotta, con organizzazioni come il clan Red Dragon che vi si infiltrano a diversi livelli. È qui che entrano in gioco i cacciatori di taglie, persone come Spike Spiegel (ex membro del Red Dragon) e Jet Black (ex poliziotto della ISSP) che perlustrano lo spazio nel tentativo di scovare e acciuffare quei criminali sulla cui testa è stata posta una taglia, proprio come si usava fare nel vecchio West. Basti pensare che esiste persino un programma televisivo che fornisce le ultime notizie sulle taglie poste sui fuorilegge e il loro ammontare. Spike e Jet, in particolare, sono due cowboy dello spazio che viaggiano insieme da anni a bordo di un vecchio peschereccio di Ganimede convertito a velivolo Bounty Hunter, chiamato Bebop, alla ricerca di taglie che possano permettere loro di mangiare (spesso con risultati infruttuosi). Ad essi, si uniranno presto una bellissima quanto fatale donna ricoperta di debiti fin sopra i capelli, Faye Valentine; una ragazzina dalle sorprendenti capacità di hacking dal nome lunghissimo meglio conosciuta come Ed (da Edward Radical); e il corgi più intelligente del sistema solare, frutto di esperimenti non meglio identificati, di nome Ein (da Einstein).

Una disfunzionale “famiglia” dello spazio: i personaggi di Cowboy Bebop

Sono loro i cinque protagonisti delle (dis)avventure a bordo del Bebop: due cacciatori di taglie professionisti a cui si uniscono due girovaghe più un cane fuggitivo, malgrado un dialogo tra Spike e Jet sia esplicativo della comica situazione in cui i membri dell’equipaggio vengono a trovarsi:

Spike: Sai Jet, non è vero che le cose che non sopporto di più nella vita sono due.
Jet: Ah, no?
Spike: Sono i mocciosi, i cani e le approfittatrici.
Jet: Ooooh.
Spike: È tutto quello che sai dire? Ti rendi conto che me le ritrovo tutte e tre a bordo?

Cowboy Bebop

Una famiglia disfunzionale composta da membri tanto diversi tra loro e talvolta divisi dalle loro differenze, quanto uniti da un sentimento comune che li lega più o meno consapevolmente: la solitudine. Cowboy Bebop ha saputo colpire al cuore il pubblico di tutto il mondo grazie, infatti, anche alla profonda caratterizzazione umana che i protagonisti dimostrano e che i creatori hanno saputo imprimere loro. Personaggi sfaccettati, fallibili, tormentati da questioni irrisolte e sfiancati da una vita che li ha delusi in modi diversi, ma al contempo ancora capaci di stringere legami umani e di provare empatia per gli altri.

Spike Spiegel è il personaggio cardine attorno a cui ruota l’anime di Shin’ichirō Watanabe: fumatore incallito, abile combattente dalla sorprendente agilità, lo sguardo stanco e un po’ strafottente di chi ne ha viste troppe ed è tanto disilluso da non attendersi più nulla, prendendo la vita come viene (celebre la sua frase “Whatever happens, happens”). Nato su Marte, dopo aver militato nell’organizzazione criminale Red Dragon e averla abbandonata, ha pagato a caro prezzo il suo tradimento e lungo tutto il corso dell’anime viene lasciato intuire che la sua vita è stata recuperata per un soffio grazie a una serie di complicati interventi chirurgici. Mai stato così vicino alla morte, Spike sente di vivere costantemente come sospeso in un sogno da cui non riesce a svegliarsi, mentre porta segretamente in sè il dolore per la separazione dall’unica donna che abbia mai amato, Julia. Il cacciatore di taglie dimostra tuttavia più di una volta di essere pronto a mettere da parte il suo disincanto e le taglie cui dà la caccia, per fare la cosa giusta e agire per il bene altrui.

Cowboy Bebop

Il suo compagno di viaggio nonché pilota del Bebop è Jet Black: un uomo più attempato che ha servito nella polizia di Ganimede, finché la sua carriera non è stata bruscamente interrotta da un caso difficile che ha causato anche la perdita del suo braccio sinistro (ora sostituito da una protesi). Vittima anch’esso degli eventi che hanno portato alla sua separazione dalla donna amata, Jet ha abbandonato la sua vecchia vita per dedicarsi alla caccia di criminali che possano fruttargli una cospicua taglia. Se da un lato però l’omone grande e grosso si dimostra duro e pragmatico, dall’altro sembra possedere un animo sensibile che lo porta a curare un’invidiabile collezione di bonsai e a proteggere la donna che, in maniera inaspettata, piomba nelle loro vite.

Cowboy Bebop

Quest’ultima è Faye Valentine, giovane dal passato misterioso soprattutto alla luce del fatto che… non lo ricorda neanche lei. A seguito dell’incidente del gate, Faye è stata infatti tenuta in ibernazione per circa 50 anni, risvegliandosi in un mondo futuristico completamente sola e senza un luogo a cui fare ritorno. La sua vita è spesa quindi per le scommesse e il gioco d’azzardo, che hanno spedito i suoi debiti alle stelle, ma le garantiscono spesso di cavarsela, anche in virtù della sua bellezza, che la rende irresistibile agli occhi di tutti. Dopo una fuga rocambolesca dagli ennesimi creditori, Faye si “autoinvita” a bordo del Bebop ed entra a far parte dell’equipaggio, benché preferisca dedicarsi alle corse dei cavalli piuttosto che correre dietro ai criminali. Per tale ragione viene definita da Spike “approfittatrice”, sebbene sia evidente come Faye si preoccupi spesso per i due uomini a causa dei pericoli in cui spesso incorrono.

Cowboy Bebop

Più spensierata e incurante del pericolo, l’altra giovanissima ragazza del Bebop. Ed (il cui nome completo è Edward Wong Hau Pepelu Tivrusky IV), una ragazzina di 13 anni di origini sudamericane che lascia la Terra per farsi accogliere a bordo dell’astronave. Cresciuta in un orfanotrofio, Ed è infatti una bambina sola e senza qualcuno che si prenda cura di lei e trova nei membri dell’equipaggio una nuova famiglia. Nonostante le reticenze iniziali degli adulti, Ed viene accolta grazie alle sue straordinarie abilità da hacker che le consentono di accedere a qualunque sistema informatico e di ottenere dati di norma impenetrabili. Figura buffa ed esilarante, la si può trovare spesso in coppia con l’ultimo membro dell’equipaggio: Ein, un corgi che possiede un’intelligenza sopra la norma, in grado di comprendere persino il linguaggio umano. Fuggito da un laboratorio di ricerca in cui venivano compiuti esperimenti sugli animali, è stato tratto in salvo da Spike (suo malgrado) e portato a bordo, dove tuttavia si ritrova spesso con la ciotola vuota poiché gli umani hanno fallito l’ennesima cattura.

Le astronavi in Cowboy Bebop

I nostri protagonisti volano tra le stelle in cerca di cattivoni per ottenere le ricompense ad essi associati, viaggiando a bordo del Bebop. Un peschereccio interplanetario che tuttavia, dopo varie messe a punto da parte di Jet, è passato da velivolo adatto alla pesca di tonni ad astronave utile a pescare criminali in fuga. Il fascino di Cowboy Bebop risiede anche nelle scene che coinvolgono i viaggi in volo tra le stelle e i cowboy dello spazio che vivono all’intero del Bebop possiedono anche delle proprie navicelle, che fuoriuscendo dall’hangar d’attracco della nave e possono sfrecciare via con a bordo un pilota ciascuna. Nel corso delle 26 puntate dell’anime facciamo quindi la conoscenza della Swordfish di Spike, della Hammerhead di Jet e della Redtail di Faye.

Astronavi

Come suggerisce anche il nome, la Swordfish (che potrete acquistare in versione modellino qui) ricorda un pesce spada, con la sua parte anteriore longilinea e un cannone al plasma che richiama il lungo muso del pesce. Si tratta di un velivolo monoposto, agile e versatile, capace tanto di volare velocemente quanto di sapersi difendere dagli attacchi nemici grazie agli armamenti di cui dispone. La Swordfish possiede infatti mitragliatrici su entrambe le ali, oltre al cannone menzionato, un motore Aero Spike a fusione nucleare e ugelli Booster che ne consentono il decollo veloce. Anche il velivolo di Faye è molto versatile in combattimento, ma non possiede la forma affusolata del mezzo di Spike.

Cowboy Bebop

La Redtail ha infatti una struttura più robusta, data sicuramente dal fatto che velivoli di questo genere erano destinati generalmente all’utilizzo in campo militare per operazioni di pattugliamento. Se la Swordfish predilige l’agilità e la velocità, la Redtail è quindi più orientata alla resistenza e alla potenza di fuoco, fornita dagli armamenti militari equipaggiati. La Hammerhead, infine, è un’altra astronave convertita per le operazioni Bounty Hunter: nata come cacciabaleniere spaziale, essa può vantare una grande forza di trazione grazie al suo Anchor Rod, oltre alla presenza di una grossa tenaglia sul muso chiamata Head Claw. Non possiede un grosso armamentario, ma questo “squalo martello” può contare su una grande resistenza e un motore ad alta capacità, che consente di acciuffare anche i criminali più ostinati.

Rossa e “blues”: una colonna sonora elettrizzante e malinconica

Chi ha visto Cowboy Bebop almeno una volta, probabilmente richiamerà poi alla mente come prima cosa le note repentine e sfrenate del suo brano d’apertura, Tank! Un brano che definisce l’impronta stilistica di tutta la serie, con le sue tonalità jazz, i suoi bassi profondi e i suoi fiati lanciati in corsa, e che al contempo dichiara apertamente quale sarà la qualità generale della colonna sonora dell’anime. Scritta interamente dalla compositrice Yōko Kanno ed eseguita dalla band The Seatbelts, essa spazia tra diversi generi musicali: jazz, blues, ska, pop, country, opera, con ritmi e sonorità che si adattano sempre alla perfezione all’azione che avviene sulla scena.

La musica non si limita ad accompagnare ogni scena ma contribuisce a descriverla; essa assume anzi in Cowboy Bebop un ruolo tanto importante che persino i titoli degli episodi vengono preceduti dalla dicitura “Session #”, come delle jam session di una band che racconta le spericolate vicende dei cowboy spaziali attraverso le proprie note. I titoli stessi sono volti poi a richiamare concetti sonori o brani celebri: Asteroid Blues, Ballad of the Fallen Angels, Sympathy For The Devil, Toys in the Attic, Bohemian Rhapsody o Cowboy Funk sono solo alcuni esempi. Oltre a Tank! pezzi come Mushroom Hunting, Call Me Call Me, Don’t Bother None e i numerosi altri che compongono la OST di Cowboy Bebop, possono essere considerati a pieno diritto indimenticabili.

Non stupisce quindi che nel 2006 essa abbia ottenuto il primo posto nella Top Ten Anime Themes and Soundtracks of All-Time indetta da IGN. I brani sono stati inoltre racchiusi in 7 album, due singoli e due compilation, targati dall’etichetta giapponese Victor Entertainment. Tra essi, comunque, quelli di genere blues sono quelli più rappresentativi delle atmosfere principali di Cowboy Bebop, con la sigla di chiusura di ogni episodio, The Real Folk Blues, a sintetizzare al meglio lo spirito dell’anime. Nel 2020 il brano è stato eseguito nuovamente dai The Seatbelts e altri numerosi artisti in una performance “a distanza” destinata a raccogliere fondi per l’emergenza Covid-19 esplosa proprio in tale periodo.

I premi e gli altri progetti

L’ampio apprezzamento dimostrato dal pubblico di tutto il mondo è andato di pari passo con quello della critica, che ha premiato Cowboy Bebop su più livelli. Nel 1999, ad esempio, l’Anime Grand Prix ha assegnato all’anime il primo posto nella classica per il miglior personaggio maschile (Spike Spiegel) e per il miglior doppiaggio eseguito da Megumi Hayashibara, voce di Faye Valentine. Nella stessa classifica, si è aggiudicato il secondo posto come miglior serie anime. Cowboy Bebop si è poi guadagnato gli stessi riconoscimenti anche nell’edizione 2000 della premiazione, mentre i Seiun Awards hanno premiato l’anime come Miglior Media dell’Anno. Lo stesso pubblico ha indicato l’opera di Watanabe come secondo miglior titolo anime di tutti i tempi, attraverso il sondaggio indetto nel 2004 da Newtype USA.

Cowboy Bebop Netflix

L’anime non è stato tuttavia l’unico prodotto a raggiungere il pubblico: da esso sono stati tratti infatti due manga, Cowboy Bebop Shooting Star che rappresenta una rivisitazione dell’opera originale, e Cowboy Bebop, che è invece uno spin off della serie animata. Tra gli episodi 22 e 23 dell’anime si colloca poi cronologicamente un film prodotto nel 2001, ovvero Cowboy Bebop – Knockin’ on Heaven’s Door: una nuova avventura che vede Spike Spiegel e la ciurma del Bebop impegnati a impedire la diffusione di un virus letale, messo in circolazione da un ex soldato in cerca di vendetta. Dall’opera sono stati tratti inoltre due videogiochi nel 1998 e nel 2005 ed è di questi giorni la notizia dell’imminente arrivo di una serie live action su Netflix. Le prime immagini che ritraggono i protagonisti sono state diffuse online scatenando la curiosità e l’hype dei fan, tra i quali tuttavia vi è qualcuno che si chiede se, dato il taglio da TV series e l’alto livello qualitativo dell’anime, fosse necessario rendere Cowboy Bebop un live action. Non resta che attendere con fiducia e interesse l’arrivo della serie Netflix, mentre un rewatch dell’opera animata, a questo punto, si rende d’obbligo (disponibile qui in versione Blu-Ray).