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Fafnir, il nano che ispirò Gollum e Smaug

La storia di Fafnir porta con sé un elemento che accomuna molti miti e leggende, quello della brama di ricchezza. Essendo poi l’avidità tema caratteristico delle opere di Tolkien negli antagonisti quanto nei protagonisti, Fafnir ha finito con ispirare lo scrittore nella creazione di due dei personaggi più importanti delle storie di Arda: il Drago Smaug e la creatura errante Gollum.

È risaputo come il Professore abbia preso numerosi spunti dalla mitologia norrena, narrata nell’Edda Poetica e nell’Edda in Prosa, in particolar modo dalla Saga di Volsungar, all’interno della quale è narrata la tragedia di Fafnir.

Il Nano e l’Anello

Di riflesso molti identificano questa leggendaria figura solamente nella sua forma di drago – o di lindworm, serpe-drago senza ali simbolo di sciagura e avidità -, ignorando che Fafnir in origine fosse in realtà un nano. Figlio del Re Nano Hreidmar e fratello di Òrt e Reginn, Fafnir possedeva un coraggio e una forza fuori dal comune. Quando Òrt venne ucciso per sbaglio da Loki, il Dio degli Inganni donò al padre l’anello che aveva sottratto al fabbro nano Andvari come pegno per il suo errore.

Il magico manufatto, chiamato Andvaranautr, nonostante fosse provvisto del potere di produrre oro, venne maledetto dal suo artefice dopo essere stato rubato, in modo da portare smarrimento e sventura a ogni suo futuro padrone.

Stregato dalle sue proprietà magiche, Fafnir assassinò il padre e ne divenne sia suo possessore che posseduto, trasformandosi in un mostruoso drago, allegoria che rappresenta l’avidità.

L'Anello di Andvari
L'Anello di Andvari

L’Unico Anello, a cui ruotano attorno le vicende narrate ne Il Signore degli Anelli, ne è un chiaro discendente, data la sua peculiarità sia nel portare ricchezza che sventura a chiunque lo indossasse.

Esattamente come l’anello di Sauron si perse nelle acque del fiume Anduin dopo l’agguato degli Orchi ai danni di Isildur, anche l’oggetto forgiato da Andvari scomparve nelle profondità del Reno, dove non venne mai più trovato.

Così Andvari lanciò una maledizione sull’anello: sarebbe stato la rovina di chiunque lo avesse posseduto.
In seguito, Fafnir si impadronì di tutto il tesoro di Andvari, anello compreso. Si rinchiuse in una caverna e, trasformatosi in drago, si pose a giacere sull’oro”.

Colui che abbraccia il suo tesoro

Fafnir ispirò Gollum e Smaug sotto svariati aspetti, nel corso della sua storia. La similitudini con Smeàgol risultano molteplici: l’omicidio di uno stretto congiunto per entrare in possesso dell’Anello, la trasformazione in una creatura mostruosa che vive solo per proteggere il suo tesoro e, in particolare, l’ambiguità che caratterizza entrambe le loro figure.

Proprio come la creatura errante, Fafnir restò nascosto in una caverna trascorrendo gli anni in una perpetua e incessante guardia del suo tesoro, così da questo avido drago Tolkien ricavò l’idea del personaggio di Smaug, lo scaltro e diabolico uccisore di nani e custode della Montagna Solitaria, antagonista principale ne Lo Hobbit.
Smaug così come Fafnir non è un essere fondamentalmente maligno, le sue azioni vengono portate avanti nell’esclusivo interesse di proteggere ciò che possiede.

Smaug e Fafnir
Smaug e Fafnir

La differenza più marcata fra le due creature risiede nella loro possanza: Fafnir infatti venne ucciso semplicemente dopo essere stato trafitto, mentre Smaug, di dimensioni molto più temibili, era ricoperto di scaglie indistruttibili, che lo ricoprivano ovunque eccetto che in un minuscolo incavo sul lato sinistro del petto.

Il Drago Glaurung

Si potrebbe affermare con certezza che Fafnir sai riuscito, seppur in misura minore, a ispirare Tolkien nella creazione di un terzo personaggio: il malvagio Glaurung, il padre di tutti i Draghi generato da Morgoth. Non a caso Glaurung è noto anche con il soprannome di Grande Verme – o Verme di Morgoth – dovuto al suo corpo privo di ali che ricorderebbe proprio l’aspetto di un Lindworm.

La Morte di Glaurung, di Inger Edelfeldt
La Morte di Glaurung, di Inger Edelfeldt

Fafnir e il Padre dei Draghi di Arda sono anche accomunati dalla loro fine. Celebre è la morte del primo, avvenuta per mano del famoso eroe delle leggende scandinave Sigfrido, che uccise il drago tendendogli una trappola lungo il tragitto verso il fiume in cui andava ad abbeverarsi, nascondendosi in una buca per poi trafiggerlo al ventre durante il suo passaggio. Meno conosciuta è la morte di Glaurung, che alla maniera di Fafnir venne colpito di sorpresa al ventre dall’eroe Tùrin Turambar, che approfittò del fatto che il drago stesse riposando sulla sporgenza di una rupe.

Fafnir affronta Sigfrido
Fafnir affronta Sigfrido

Parlando della drammatica storia di questa figura leggendaria non si può che rimanere colpiti dalla sua ambiguità, che è forse il fattore che lo lega maggiormente a Gollum. Quest’ultimo infatti resta tutt’ora uno dei rari, rarissimi personaggi di Tolkien che vive il proprio percorso narrativo in bilico fra il bene e il male.

Lo scrittore nella stesura delle sue storie ha riadattato tanti elementi di altre opere, ma nonostante ciò i fattori in cui si concretizza la sua ispirazione vengono comunque dal mondo reale, in quella cupidigia e brama di ricchezze che animano la natura degli uomini.
Per quanto si possa fantasticare sull’immaginario, gli scenari e i protagonisti fuori dal comune delle storie di Tolkien, la loro umanità e le loro emozioni così banali ma allo stesso tempo piene di realismo e attualità finiscono sotto tanti aspetti per raccontare molto del nostro mondo e della natura di chi vi abita.

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