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Gemini Man: intervista a Stuart Adcock di Weta Digital

Abbiamo intervistato Stuart Adcock, la mente che ha diretto ed orchestrato il ringiovanimento facciale di Will Smith nel film Gemini Man.
Weta Digital è una delle più importanti aziende che si occupano di realizzare effetti speciali per il cinema ed è il comparto tecnico che si cela dietro lo sviluppo di uno dei film più discussi del momento, Gemini Man.

Fondata da Peter Jackson, Richard Taylor e Jamie Selkirk nel 1993, ad oggi conta la realizzazione degli effetti speciali dei film più importanti dell’ultimo ventennio. Da Il Signore degli Anelli ad Avengers: Endgame passando per Avatar e l’ottava stagione di Game of Thrones.

Weta Digital ha lavorato alla realizzazione del comparto di effetti speciali di Gemini Man,  film diretto dal premio Oscar Ang Lee che vede protagonista Will Smith  impegnato ad interpretare due volti opposti di se stesso: è Henry Brogen, un ex assassino del governo e, contemporaneamente, Junior il suo colone di diversi anni più giovane.

Gemini man

Abbiamo intervistato Stuart Adcock, Head of the Facial Motion Department della Weta Digital dal 2018 che ha diretto il dietro le quinte del ringiovanimento facciale di Will Smith creando una versione digitale dell’attore a ventitré anni, in 4K e con un high frame rate di 120 fps. Adcock ci ha parlato della innovativa tecnologia utilizzata per la realizzazione del film e di come il lavoro di Weta Digital possa rivoluzionare completamente i prodotti hollywoodiani, mettendo da parte il make-up e le tecniche classiche di ringiovanimento, utilizzando, invece, la totale digitalizzazione del viso umano.

Ci parli della tecnologia utilizzata per la realizzazione di Gemini Man.

Stuart Adcock Per far capire il lavoro che abbiamo svolto, spesso uso l’analogia della composizione musicale. Quando si scrive la musica su uno spartito, trasformiamo la musica in un linguaggio in modo tale che quel linguaggio possa essere riprodotto da diversi strumenti musicali. La tecnologia che abbiamo ideato funziona allo stesso modo trasformiamo il movimento dei muscoli in linguaggio, che è quello della matematica.

Un po’ come nell’animazione ma differentemente da quest’ultimo settore noi riusciamo a trasformare i movimenti in dati digitali. Poniamo dei marcatori, per esempio sul viso, per avere una versione digitale di esso, trasformiamo i comportamenti, le espressioni, i sentimenti trasmessi attraverso i movimenti del viso in versioni digitali di esso. Così possiamo ottenere diverse combinazioni. Per ogni scena girata abbiamo posto dei marcatori sul corpo dell’attore così che abbiamo potuto tradurre ogni movimento in dati.

Cosa avete voluto trasmettere agli spettatori attraverso l’utilizzo di questa nuova tecnologia che può diventare una vera rivoluzione a Hollywood?

Stuart Adcock Quello che abbiamo voluto trasmettere agli spettatori è che ogni movimento, ogni sentimento della performance fattoriale riprodotto digitalmente fosse reale. Finanche la pelle che è molto realistica è il risultato che noi vediamo è il risultato di un codice matematico dove abbiamo inserito anche l’effetto della luce sulla pelle stessa. Abbiamo cercato di riprodurre quella che in natura chiamiamo melanina, che è l’elaborazione genetica di vari pigmenti che conferiscono alla pelle un determinato colore. Abbiamo investito diversi anni in ricerca per ottenere risultati che fossero realistici, abbiamo incanalato i nostri studi per ottenere un risultato che fosse quanto più autentico possibile, più vicino a come la nostra pelle possa apparire nella realtà.

Gemini man

Abbiamo poi elaborato un linguaggio matematico che potesse animare questa pelle, per donare delle espressioni quanto più fedeli alla performance dell’attore. Negli ultimi anni ha preso sempre più piede l’utilizzo della tecnologia deepfake che però non può essere paragonata al lavoro che abbiamo svolto, semplicemente perché quando si guardano questi video, riusciamo a notare che i movimenti facciali non sono lineari, la pelle non lo è. Noi abbiamo implementato la scala di dettagli che possono essere elaborati per conferire al viso una espressività reale, abbiamo calcolato l’effetto della luce sull’epidermide, l’espressività, affinché tutto potesse essere credibile. In termini di illuminazione il risultato finale non è perfetto, mi riferisco alla lunghezza d’onda della radiazione luminosa. 

Quale feedback avete ricevuto da parte degli attori?

Stuart Adcock Abbiamo cercato di rendere il lavoro degli attori quanto più semplice possibile, non abbiamo voluto rendere difficile la performance attoriale, e il cast si è rivelato molto curioso ed entusiasta nei confronti della tecnologia che abbiamo utilizzato durante le riprese. Nel film Will Smith interpretata Henry che si trova a combattere contro un se stesso più giovane, Junior. Noi abbiamo lavorato proprio sulla sua versione più giovane, e Will Smith ha interpretato entrambi i ruoli abbiamo cercato di rendere l’utilizzo del mocap più semplice possibile lavorando sul b-side delle riprese.

Crede che l’utilizzo di queste nuove tecnologie possa in qualche modo ridurre il lavoro di interpretazione degli attori, togliendo quindi quella che possiamo definire l’interpretazione artistica?

Stuart Adcock Non credo che l’utilizzo di queste tecnologie possa ridurre, in qualche modo, il ruolo dell’attore, anzi. Will Smith e tutto il cast che ha preso parte alla realizzazione del film era completamente dedito al proprio lavoro, ed entusiasta di adottare delle nuove tecnologie che potessero permettere di avere un risultato migliore della performance artistica. Nel film non c’è nulla di alterato rispetto all’interpretazione di Will Smith, la performance che vedrete sullo schermo è quella di Will Smith, coadiuvata dall’utilizzo della tecnologia per rendere le sue sembianze più giovani.

Questa tecnologia, anzi, esalta il ruolo dell’attore che ha la possibilità di interpretare e confrontarsi con diversi personaggi. Il processo di creazione di Junior, il personaggio interpretato da Will Smith, è stato reso molto più efficiente proprio grazie all’utilizzo di questa nuova tecnologia. Quindi l’utilizzo delle nuove tecnologie nel cinema non toglie nulla al processo creativo ma, anzi, riesce a donare al progetto una marcia in più, lo rende più appetitile sia agli attori che vi prendono parte e sia a tutta la produzione. 

Weta Digital è da sempre all’avanguardia nel settore degli effetti speciali per il cinema. Su cosa state concentrando le vostre risorse e le vostre ricerche?

Stuart Adcock Weta è all’avanguardia nella creazione di effetti speciali “magici”. Stiamo lavorando affinché i processi tecnici che utilizziamo per la realizzazione di effetti speciali possano divenire sempre più efficienti. Magari in un futuro potremmo utilizzare queste tecnologie nella nostra quotidianità e sarebbe davvero interessante. La nostra attenzione adesso si sta concentrando sullo sviluppo di tecnologie che rendano le immagini completamente fedeli alla realtà.

 

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