Cinema e Serie TV

Gomorra S04, non si può sfuggire alla vita criminale

Gomorra è ormai, in scala ovviamente più ridotta, il nostro personale e italianissimo Trono di SpadeAnni fa si usava la serie HBO come metro di paragone per ogni prodotto che aveva il coraggio di far morire personaggi importanti e amati del proprio intreccio, creando un clima di tensione costante per gli spettatori. In piccola parte quindi, l’epopea camorrista di Genny e Ciro a Napoli non si è mai risparmiata su questo fronte, accumulando momenti estremamente forti e coraggiosi. Ma proprio come le cronache di Westeros, si arriva a un certo punto in cui sfoltire il cast non è più necessario e bisogna lavorare su caratterizzazione e approfondimento di ciò che è rimasto. E in questo caso si tratta proprio del personaggio interpretato da Salvatore Esposito, il vero protagonista morale della serie e  colui che ha compiuto un cammino più lungo degli altri.

Come avevamo accennato precedentemente, questa quarta stagione rappresenta il periodo crepuscolare del giovane boss di Secondigliano, nel quale vuole separarsi dal proprio passato violento per proteggere la sua famiglia e fare affari legali, mentre lascia il controllo di Napoli in mano alla sua fidata consigliera Patrizia con il benestare del clan Levante. Ma quanto si può ingannare sé stessi e diventare qualcun’altro? Questo è il tema portante dell’annata, che affronta il (finto?) percorso di redenzione di Gennaro Savastano da un passato doloroso e verso un futuro incerto. La sua linea narrativa rappresenta qualcosa di anomalo per lo show: il camorrista ora riscopertosi imprenditore è la mano dietro a un consorzio campano per la costruzione di un nuovo aeroporto nella zona di Napoli, un sogno che lo porta in nuovi territori inesplorati e realtà completamente diverse da quelle a cui lui (e noi spettatori insieme) era abituato. La produzione della serie sconfina persino a Londra per un’intera puntata (con guest star Louise Brealey, la Molly di Sherlock) per mostrarci un lato oscuro dell’alta finanza che tenta persino di battere in astuzia la mentalità più pragmatica del nostro anti-eroe.

Ma come scopriamo presto Genny non può reprimere la sua vera natura di criminale, specialmente in un contesto ben più grigio e sfumato come quello dell’imprenditoria ed edilizia. Più ostacoli incontra sul suo cammino, più Genny si ritrova costretto ad adoperare “vecchi metodi” per spianarsi la strada verso il proprio sogno. Lo stesso concetto di avere un sogno, un progetto per il futuro rappresenta una anomalia unica per la visione del mondo secondo un mafioso che vive ammassando soldi e potere, e in tanti glielo rinfacciano lungo la stagione. L’interpretazione di Esposito rimane magistrale lungo tutto il corso dello show, una presenza che polarizza l’attenzione dello spettatore ogni qualvolta compare a schermo. Il giovane attore non solo è migliorato dagli esordi, ma si è cucito una seconda pelle attorno al personaggio da cui sembra impossibile separarsi. Con buona pace per i fan di Ciro, ma il volto di Gomorra è ormai unicamente in mano a Genny.

Ma anche con la sua imponente stazza, Savastano non può comunque reggere per intero lo show, e qui entra in campo l’altro vero protagonista della stagione: Donna Patrizia, impersonata da Cristiana dell’Anna. Seppur manchi dello stesso carisma del suo partner in crime, il personaggio ha raggiunto in quest’annata un punto di svolta nella sua caratterizzazione, coincidendo con la sua ascesa al potere come prima vera boss femminile di Secondigliano e garante della pace dei clan partenopei. La sua leadership per quanto forte e macchiata di sangue come altri viene però messa in discussione da tutti gli avversari, vedendola una persona incapace di governare. In un contento più femminista, vediamo la sua battaglia interiore per mantenere degli equilibri fra vita personale e attività criminale, specialmente quando l’amore per il primogenito dei Levante scombussola le carte in tavola e altera gli equilibri precari dei clan.

Nonostante un altro personaggio forte e di sicuro impatto, la parte della stagione ambientata a Napoli risulta più debole e incisiva rispetto a quello di Genny, complice un canovaccio narrativo fin troppo rodato e simile alle stagioni passate per cogliere nuovamente l’attenzione: nella nuova scacchiera formata da Sangue Blu e i fratelli Capaccio, molte dinamiche di tradimenti, scalate al potere e rappresaglie violente sono all’ordine del giorno, ma dispiace constatare che manchino di pathos rispetto al passato. A colpire è più il ricambio generazionale avvenuto nelle ultime due stagioni: al posto di criminali di mezz’età e figli di un mondo criminale passato, ora per le strade della città del Vesuvio circola un nuova generazione di giovani delinquenti, in molti casi appena ventenni. Ricoperti di tatuaggi, con indosso magliette con brand noti – in una scena di pestaggio uno dei sottoposti di Patrizia indossa una maglietta dei Pokémon! – e con già spesso delle famiglie alle spalle, vedere la loro spirale discendente verso una condanna a morte è uno degli scenari più pessimistici che la serie ci abbia mai mostrato sin dalla sua trasmissione.

Una novità assoluta per lo show è l’introduzione di un funzionario dello Stato abbastanza forte da rappresentare una minaccia seria: il magistrato Ruggieri, prima vera nemesi dall’altro lato della legge per Genny e soci. Per quanto sia ancora una figura di sfondo, il personaggio si dimostra fin dalle prime battute una figura interessante che muterà indissolubilmente gli equilibri dello show nella prossima stagione, forse idealmente proponendo una sfida finale per i protagonisti. Sin dalla sua presentazione in scena l’uomo di legge si dimostra freddo, manipolatore e senza scrupoli, inaugurando una serrata battaglia mentale con il protagonista. Che l’ultima stagione ci voglia proporre la resa dei conti fra il boss di Secondigliano, ora più solo che mai, e la legge?

Fino ad allora non possiamo che aspettare, sorpresi dal teaser a sorpresa de L’immortale, un film spin off della serie interamente incentrato sulla figura di Ciro di Marzio, in uscita a Natale. Gomorra resta anche con una stagione non ugualmente forte come le precedenti uno dei prodotti televisivi più solidi e arditi della storia recente, italiana e non. Nonostante ad ogni iterazione le critiche non manchino, il messaggio della produzione rimane sempre lo stesso: la violenza genera solo altra violenza nonostante si stipuli una pace e la vita in questo mondo porta solo a una fine rovinosa, per quanto puoi nasconderti dietro una maschera di convenienza.

Vi manca il vecchio cast della serie? Con questo cofanetto delle prime tre stagioni potete nuovamente rivivere le loro storie!