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Il Castello Errante di Howl: 15 anni fa, la proiezione di un capolavoro

Il 9 settembre 2005 veniva proiettato nelle sale cinematografiche italiane quello che è considerato uno tra i capolavori di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli: Il Castello Errante di Howl (Howl’s Moving Castle). Una pellicola d’animazione a metà tra fantasy e steampunk che ha incantato il pubblico e ha messo d’accordo pressoché in maniera unanime la critica, grazie a luoghi e personaggi fantastici e suggestivi, delineati attraverso illustrazioni magiche che portano l’inconfondibile firma dello studio d’animazione giapponese.

Oggi, a distanza di quindici anni dall’uscita, tiriamo le somme su uno dei film più apprezzati del maestro Miyazaki e scopriamo insieme le curiosità legate a esso.

Il Castello Errante di Howl: Una produzione vincente

Le atmosfere magiche sospese tra immaginazione e realtà; le rappresentazioni di mondi fantastici cariche di simbolismo; i paesaggi da incanto e i protagonisti fuori dall’ordinario: tutti gli elementi che caratterizzano lo Studio Ghibli ponendosi come dei veri e propri marchi di fabbrica, hanno preso vita sullo schermo ancora una volta nella forma del film d’animazione Il Castello Errante di Howl, del 2004. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Diana Wynne Jones, pubblicato nel 1986, e la sua produzione è stata avviata nel 2001 dallo studio giapponese, che ha riadattato l’opera dell’autrice inglese sulle sceneggiature di Miyazaki.

Quest’ultimo, tuttavia, almeno inizialmente non è il regista designato per dirigere il film e la lavorazione dello stesso viene interrotta fino al 2003: Hayao Miyazaki ha infatti nominato Mamoru Hosoda della Toei Animation come regista de Il Castello Errante di Howl (lo abbiamo visto alla direzione di Wolf Children, La Ragazza che Saltava nel Tempo e The Boy and the Beast), ma pare che Hosoda la pensi diversamente dai capi dello Studio Ghibli su come la pellicola dovrebbe essere girata, perciò lascia la produzione nelle mani del collega Miyazaki. Gli inizi non sono particolarmente rosei, ma il lavoro sul film d’animazione prosegue, benché venga impiegato molto tempo e molta cura per realizzarlo.

Il Castello Errante di Howl

Il Castello Errante di Howl vede quindi la luce solo nel 2004, a seguito di un’elaborazione lunga e minuziosa: l’animazione del film è basata su 1400 disegni realizzati a mano con colori acrilici, scannerizzati per applicare successivamente alcuni dei più moderni effetti digitali. La produzione si rivela vincente (anche al botteghino, con 235 milioni di dollari incassati), tanto da guadagnarsi il Premio Osella per il Migliore Contributo Tecnico alla 61a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, mentre Miyazaki porta a casa un Leone d’Oro alla Carriera l‘anno successivo, quello in cui il film già ampiamante acclamato arriva in Italia. È il 9 settembre 2005, e nei nostri cinema viene quindi proiettato Il Castello Errante di Howl, con la cifra stilistica tipica del suo immaginifico e visionario regista, ispirata a immagini e tematiche per lui particolarmente suggestive.

Il Castello Errante di Howl

Sembra infatti che Hayao Miyazaki abbia mutuato le architetture urbane per Il Castello Errante di Howl da quelle presenti nella realtà a Strasburgo, dove il regista è rimasto incantato dai suoi mercatini di Natale, e nelle cittadine di Colmar e Riquewihr, nella vicina Alsazia. La dimora di Howl, ad esempio, è stata ispirata invece dalle opere dell’illustratore francese Albert Robida, i cui disegni erano caratterizzati per la raffigurazione di oggetti dal sapore visionario e futuristico (oggi li definiremmo steampunk). Miyazaki però ha inserito anche un elemento che in quegli anni lo turba in maniera non indifferente: la guerra in Iraq. Nel romanzo di Diana Wynne Jones la tematica bellica non è presente, ma il regista giapponese ne arricchisce la trasposizione filmica inserendo un conflitto che sente particolarmente e tristemente vicino declinandolo in un periodo fittizio tra fine ottocento e inizio novecento.

Questo, tuttavia, non è l’unico concetto espresso ne Il Castello Errante di Howl, che è al contrario ricco di simbologie e significati profondi.

Il coraggio di trovare la propria identità

Essi sono presenti all’interno della trama, che riprende alcuni degli spunti principali del romanzo e si arricchisce di nuovi elementi significativi. Questa prende le mosse dalla quotidianità di Sophie, una semplice ragazza di diciotto anni che lavora instancabilmente nella boutique di cappelli appartenuta al padre defunto. È una giovane dedita al lavoro, senza troppe pretese e che non ritiene di essere particolarmente attraente; al contrario invece della sorella Lettie, la quale lavora in una panetteria e attira su di sè gli sguardi e le avances degli avventori. Quando Sophie va a trovare Lettie al lavoro, viene importunata lungo il cammino da due soldati presenti in città a causa di un conflitto bellico incombente, ma prima che la situazione precipiti la ragazza viene tratta in salvo da un bel giovane: si tratta di Howl, un mago che vive in un castello errante lontano dalla città.

Il Castello Errante di Howl

Sophie, tuttavia, non è fuori pericolo, poiché tornata al negozio viene avvicinata da una donna che le intima di non mettersi tra lei e Howl: è la Strega delle Lande, ex amante di Howl, che lancia un sortilegio sulla ragazza trasformandola in un’anziana signora di novant’anni. Sophie, disorientata, non può rivelare a nessuno la sua vera identità e lascia la sua abitazione, finché non giunge dinanzi proprio al Castello Errante di Howl.

Qui vi fa ingresso presentandosi ai suoi abitanti come la donna delle pulizie: fa così la conoscenza di Markl, un ragazzino alle dipendenze di Howl e suo apprendista; lo stesso Howl, che riconosce in Sophie la ragazza in pericolo; e Calcifer, un demone del fuoco che alimenta l’intero Castello e che, scoprirà presto Sophie, è indissolubilmente legato a Howl: se muore uno, muore anche l’altro. Inizia così per la giovane-anziana una nuova vita all’interno della stravagante dimora errante, portando grandi stravolgimenti anche nelle esistenze di Howl e dei compagni grazie alla sua forza d’animo.

Il Castello Errante di Howl poggia gran parte delle sue fondamenta sulla ricerca della propria identità che i protagonisti portano avanti in vari modi. Sophie, ad esempio, è dapprima scoraggiata dalle sue nuove sembianze, che oltre a renderla anziana esteriormente le procurano anche la debolezza fisica tipica delle persone di una certa età. Tuttavia, pian piano accetta con pragmatismo la sua nuova condizione, impiegando la sua volontà e la sua dinamicità al servizio della vita in cui è piombata all’improvviso, dimostrandosi saggia proprio come una nonnina.

Il Castello Errante di Howl

Il suo aspetto muta però con l’accrescersi dei suoi sentimenti per Howl, oscillando tra quello di un’anziana signora e quello di una donna matura dai capelli ingrigiti dall’esperienza, fino ad attestarsi su quello di una ragazza dai capelli “tinti della luce delle stelle“: Sophie trova infine un suo equilibrio grazie alla sua forza d’animo, ma soprattutto grazie all’amore di e per Howl, in grado di renderla nuovamente giovane come solo un sentimento così forte può fare.

Quest’ultimo è un mago di grande potere, che tuttavia trova il suo vero io proprio per merito di Sophie. Howl è conosciuto con nomi diversi a seconda della città in cui si sposta (il Castello è munito di porte che si aprono su ciascuna località); questo stratagemma gli consente di muoversi a suo piacimento da un posto all’altro senza dover mai essere costretto da questo o quel sovrano a prendere parte alla guerra. Inoltre, lungo il corso della narrazione, il mago muta il suo aspetto in maniere diverse: da giovane misterioso e affascinante a corvo spaventoso, mentre la sua chioma cambia colore più e più volte.

Il Castello Errante di Howl

È come se Howl non possedesse un’identità reale e stabile, poiché la codardia che lo contraddistingue non gli consente di attestarsi su una personalità in maniera decisa: per sua stessa ammissione ha paura, di affrontare le donne che ha deluso in passato e di partecipare al conflitto armato. Una personalità camaleontica e timorosa che si manifesta negli oggetti magici, i talismani e i simboli religiosi che invadono la camera di Howl:

Io in verità non sono che un vigliacco: tutti questi ciarpami sono tutti incantesimi per tenere lontana la strega. Ho paura, paura di non reggere

Ma è infine la presenza di Sophie a dargli un motivo per prendersi le sue responsabilità e combattere:

Finalmente ho trovato la persona che sento di dover proteggere.

La firma di Miyazaki

Il Castello Errante di Howl è, in ultima analisi, una narrazione su ciò che un individuo è internamente a dispetto delle sembianze esteriori: Sophie sembra una nonnina, ma possiede l’animo giovane di una diciottenne; Howl appare come un giovane affascinante, tuttavia mostra un’indole minacciosa nel momento in cui si trasforma in un grande corvo spaventoso; Testa di Rapa, lo spaventapasseri di cui Sophie fa la conoscenza nel suo cammino verso il Castello, è in realtà un principe giovane e di bell’aspetto; e ancora, la maga Suliman, mentore di Howl, sembra una donna gentile, dall’aspetto di un’insegnante affabile e cortese, ma sotto questa maschera nasconde le sue mire spietate nella guerra in corso.

Il Castello Errante di Howl

Vi è qui la firma inconfondibile di Miyazaki che, dietro raffigurazioni da incanto e visionarie, magia, personaggi stravaganti o addirittura sovrumani, inserisce le sue riflessioni sulla natura umana e sull’individuo, ponendo l’accento anche ne Il Castello Errante di Howl su uno dei temi a lui più cari: la guerra, i conflitti degli uomini (qui derivati, come accennato, dalla guerra in Iraq che infuriava con forza negli anni in cui il film d’animazione veniva prodotto). Il regista rimane sconvolto da questo conflitto a tal punto da volerlo inserire in qualche modo nella pellicola, calandolo in un contesto mitteleuropeo, ma assegnandogli la stessa carica significativa del suo corrispettivo reale: quella di uno scontro senza senso, che imperversa sullo sfondo senza che lo spettatore o gli stessi protagonisti sappiano il perché, una guerra senza motivazione portatrice solo di una distruzione immorale e ingiustificata.

Non mancano poi i personaggi legati al mondo della magia e del fantastico che danno quel sapore particolare da mondo incantato a molte delle produzioni dello Studio Ghibli. Ne Il Castello Errante di Howl è forse Calcifer, fra gli altri, la creatura più portentosa. Un demone del fuoco che si presenta sotto forma di fiammella, il quale si dimostra fin da subito amichevole nei confronti di Sophie e si ciba con simpatica voracità dei pranzi preparati per lui da Howl: una figura apprezzata da grandi e piccoli divenuta il simbolo stesso (insieme al Castello che tiene in moto) dell’intera pellicola.

E infine, alcune curiosità

Come molte trasposizioni filmiche tratte da romanzi, anche Il Castello Errante di Howl presenta delle differenze sostanziali rispetto al suo omonimo cartaceo. Howl, ad esempio, nel libro è un donnaiolo di prim’ordine, che illude e abbandona diverse donne durante la sua vita e che, almeno inizialmente, tenta di sedurre Lettie, sorella di Sophie, più che quest’ultima.

Anche la maga Suliman, ex maestra del mago, è un personaggio molto diverso da quello presente nel romanzo. Essa racchiude infatti altre due figure: il mago di corte Suliman e la maestra di Howl, la signora Pentstemmon. O ancora Markl, il bambino allievo di Howl, è nella storia scritta dalla Jones un ragazzino di quindici anni di nome Michael, innamorato della seconda sorella di Sophie, Martha, del tutto assente nella pellicola.

Il Castello Errante di Howl

Il film diretto da Miyazaki presenta poi dei nomi celebri per ciò che concerne il doppiaggio dei protagonisti in lingua inglese: le attrici Emily Mortimer e Jean Simmons doppiano infatti le versioni giovane e anziana di Sophie, mentre Christian Bale presta la sua voce a Howl, in un ruolo fortemente voluto dall’attore dopo essere rimasto affascinato dal film La Città Incantata. Potremmo dire poi che Il Castello Errante di Howl è anche un luogo di crossover: sembra infatti che Pazu, protagonista di Laputa – Castello nel Cielo, faccia una breve comparsata in una scena del film. Infine, ultimo ma non ultimo, la rappresentazione di Testa di Rapa prende ispirazione dallo Spauracchio, il simbolo del 22° Gruppo Autonomo Caccia Terrestre che operò durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il romanzo che ha ispirato il capolavoro dello Studio Ghibli: Il Castello Errante di Howl di Diana Wynne Jones, presente a questo link.