Libri e Fumetti

Il Confine: la nuova dimensione narrativa di casa Bonelli


Il Confine: Neve Rossa
Genere
Giallo
Autore
Mauro Uzzeo, Giovanni Masi, Giuseppe Palumbo
Editore
Sergio Bonelli Editore
Collana
Audace

La corrente di rinnovamento che negli ultimi anni sta scuotendo una realtà storica come la Sergio Bonelli Editore continua ad animare nuovi progetti all’interno della casa editrice milanese. Un’innovazione che non passa solamente nella creazione di nuovi slanci creativi, ma che spinge questa storica realtà del fumetto nostrano a spostare la propria attenzione da quello che è sempre stato il proprio dominio indiscusso, l’edicola, a nuovi territori come fumetterie e librerie. Per compire questo passo sono necessari, per l’appunto, nuove idee e voglia di sperimentare, due leve che hanno trovato una buona incarnazione in Il Confine.

Il Confine nella nuova Bonelli

In questo delicato equilibrio, Il Confine potrebbe giocare nei prossimi tempi un ruolo fondamentale. Serie nata direttamente per il circuito delle librerie, è stata inserita non a caso all’interno della collana Audace, l’etichetta bonelliana che ha accolto progetti sperimentali come Dragonero Senzanima e il recente Attica. Audace, per fare un parallelo fumettistico, è quell’ambiente di rottura che la rimpianta Vertigo fu per il mercato americano. Si tratta di una scommessa, una nuova pelle di Bonelli che si emancipa dall’etichetta di fumetto popolare (definizione comunque ingiusta, a mio avviso) per mostrare la capacità di schierare prodotti coraggiosi e di più ampio respiro. Lo slancio ha come bersaglio principale un nuovo pubblico, capace di andare oltre il confine dell’edicola e concepire il fumetto come una forma d’arte pari alla letteratura, e quindi da ricercarsi in luoghi come le librerie. Sfida molto, forse troppo impegnativa per i lettori bonelliani più datati, ma è necessario arrivare ad un distacco con la tradizione per dare nuova linfa ad un settore che ha bisogno di un rinascimento a lungo rimandato. Rinascimento a cui devono partecipare anche i lettori, che per quanto possono sentirsi in parte traditi da questa rivoluzione, hanno il dovere di comprendere come il cambio dei tempi e le logiche di mercato richiedano anche il loro supporto.

Il Confine è, probabilmente, il simbolo di questa rivoluzione bonelliana. Il processo di rinnovamento interno alla casa editrice ha già presentato diversi esempi di questa nuova tendenza, da Orfani alle serie ‘giovanili’ di eroi classici della Bonelli, senza contare un primo esperimento di crossmedialità come Monolith. È proprio lo slancio verso un’interazione tra i diversi media che sembra essere al centro delle mire bonelliane, che si apprestano a trovare un capostipite nell’imminente film di Dampyr. Per sviluppare a dovere questi progetti ad ampio spettro servono però personalità che sappiano come adattare un concept di base ai diversi linguaggi dei media, trovando un punto di contatto che sappia, all’occorrenza, riplasmarsi per valorizzare al meglio le peculiarità dei differenti impianti narrativi.

Sparizioni e misteri per un’indagine

Uzzeo e Masi, le due menti dietro Il Confine, hanno mostrato di avere compreso al meglio come muoversi per dare vita ad un universo che possa svilupparsi su più media. Il Confine è un progetto che non fa mistero delle influenze di serie cult come Twin Peaks, X-Files o Dark, ma che non si limita ad una mera operazione di copia e incolla, ma sviluppa questi moderni archetipi narrativi con una personalità e una determinazione ben delineate.

Sulle Alpi al confine tra Italia e Francia svanisce misteriosamente un pulmino, che sta portando una scolaresca in gita. La tragedia sconvolge la piccola comunità degli studenti, portando le autorità italiane e quelle transalpine a collaborare nella speranza di trovare ancora dei superstiti. Tra gli inquirenti italiani figura Laura Denti, considerata la risorsa migliore dell’Interpol in fatto di ricerca di persone scomparse, mentre le autorità francesi si rivolgono ad Antoine Jacob, consulente profondo conoscitore di queste foreste, uomo schivo e ha voluto tagliare ogni contatto con il resto dei suoi simili.

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All’inizio delle ricerche, segnate da una certe difficoltà di collaborazione tra le diverse forze in campo, il timore è che i ragazzi siano stati vittime di una valanga, che ha travolto il pulmino su cui viaggiavano. In seguito ad una nuova tragedia che si abbatte sulla piccola comunità, viene ritrovato il pulmino, distrutto, senza alcun corpo all’interno e con uno strano simbolo disegnato su una fiancata. A rendere le cose ancora più inquietanti è il ritrovamento dell’autista del mezzo, che vaga per la foresta nudo e in evidente stato confusionale.

Cosa è accaduto realmente ai ragazzi scomparsi?

Dare vita a Il Confine

Questi eventi prendono vita nel primo numero de Il Confine, Neve Rossa. Il primo capitolo di una serie a fumetti è sempre un passo importante, difficile da gestire. Bisogna fornire al lettore le informazioni di base sull’ambientazione, costruire quel legame emotivo che spinga a continuare la lettura, trovando la giusta alchimia tra rivelazioni e mistero. Nel caso de Il Confine, Neve Rossa si avvicina più al concetto di pilot di una serie TV, e come tale viene configurato: veloce, con i punti necessari a presentare storia e personaggi, con più interrogativi che risposte. Può sembrare una scelta strana, ma analizzando come Uzzeo e Masi intendono sviluppare il loro progetto, è la scelta corretta.

Soprattutto, bisogna tenere conto che gli autori devono anche restare all’interno di una foliazione precisa, il che comporta anche una scansione dei tempi narrativi che concili esigenze narrative alle ristrettezze del formato. Conoscitori del mondo seriale, Uzzeo e Masi si dimostrano scaltri nel giocare in modo perfetto con il cliffhanger, il tipico evento mozzafiato di fine episodio che lascia con il fiato sospeso, in attesa dell’episodio seguente per le risposte. Uno strumento narrativo che si accompagna ad altri due elementi tipici della moderna serialità, un’anticipazione del prossimo episodio (un trailer) e un rapido riassunto del precedente episodio (un previously), realizzati con vignette che rappresentano i picchi emotivi dei volumi.

Andando oltre queste valutazioni, va riconosciuto alla storia di Uzzeo e Masi un’anima complessa e affascinante. La costruzione dell’ambientazione è vivida, grazie alla presenza di personaggi che nella loro atipicità sono perfetti rappresentati di differenti aspetti dell’animo umano. Laura e Antoine sono due personalità magnetiche e nebulose, con elementi che sembrano apparentemente dissonanti con il loro ruolo, ma che sono conseguenze di un passato ad oggi solo accennato, ma che nel futuro de Il Confine potrebbero assumere un ruolo non marginale.

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È soprattutto interessante l’interazione dei due investigatori con il resto degli attori di questa tragedia. I due autori hanno costruito un ambiente sociale che ripropone la chiusura delle comunità umane ristrette e tendenzialmente diffidenti verso l’esterno, animando anche quelle tensioni latenti fatte di pettegolezzo e acidità che serpeggiano in attesa di esplodere alla prima occasione. Una tragedia come quella che avvia la trama de Il Confine è la miccia perfetta, una bomba che generando disperazione diffonde anche sfiducia e risentimento.

Uzzeo e Masi riescono ad inserire queste debolezze umane all’interno di una trama che è molto più del racconto di una tragedia. Fedeli ad una tradizione narrativa di mistero ed inquietudine che ha avuto in nomi come Lynch, Carter o Lindelof degli interpreti assoluti, Uzzeo e Masi imbastiscono il loro modo di vedere l’angoscia per l’ignoto e per il sovrannaturale, adattandolo non solo alla situazione raccontata, ma ponendolo al centro della vita di una comunita. Leggendo Neve Rossa si intravedono già elementi che sembrano annunciare come qualcuno nel paese sappia più di ciò che dice, ma è in particolare con i due volumi seguenti, Sotto l’arco spezzato e Gli eroi non piangono, che questa sensazione si consolida, forte anche di una contestualizzazione all’interno della storia stessa della comunità al centro della vicenda.

E in quest’ottica, diventa importante anche il titolo della serie: Il Confine. Questo termine indica una separazione, un qualcosa che distingue nettamente due diverse entità. Che possono geografiche come due nazioni, concetto rappresentato dalla sfiducia e dalla reciproca diffidenza delle autorità francesi e italiane. Ma il confine può essere anche emotivo, tra una comunità profondamente chiusa che sembra volere erigere una barriera tra la propria ristretta cerchia e il mondo esterno. Infine, è evidente ci sia anche un confine tra mondo reale e irreale, la forza motrice di questa storia che promette di essere una lettura imperdibile.

Probabilmente, il modo migliore per entrare nel mondo de Il Confine è la lettura consecutiva dei primi tre volumi. In questo modo si può apprezzare al meglio il ritmo narrativo, fatto di momenti particolarmente umani nel mostrare debolezze e angosce dei protagonisti e di rivelazioni emotive mirate e mai banali. Uzzeo e Masi sono narratori impeccabili, sanno gestire al meglio i passaggi tra i diversi personaggi, sempre con in mente una sola regola: emozionare, avvinghiare il lettore alla pagina.

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Per ottenere questa empatia tra storia e lettore sono fondamentali anche i disegni di un cast artistico che interpreta alla perfezione le tensioni narrative dei primi tre volumi. Palumbo (Neve Rossa), Cannucciari (Sotto l’arco spezzato) e Ambrosini (Gli eroi non piangono), interpretano in modo personale il racconto visivo de Il Confine, pur mantenendo una certa linearità che non risente del cambio di matita. In tutti questi artisti è evidente la volontà di onorare lo spirito della storia, nella scelta di ritrarre atteggiamenti estremamente umani dell’intimità dei personaggi o nel valorizzare dettagli inquietanti e angoscianti, senza scadere nello splatter ma rendendoli dei momenti di grande pathos. Complice anche una colorazione suggestiva e capace di dare vigore ai contrappunti emotivi con dei contrasti cromatici capaci di solleticare le giuste corde dell’animo del lettore.

Emozionanti le copertine di LRNZ, che accoglie il lettore nei volumi de Il Confine. Di questa sua nuova veste di copertinista, Ceccotti ci aveva raccontato le sue sensazioni durante un’intervista alla scorsa edizione di Lucca Comics & Games, ma avendo ora sotto gli occhi il suo lavoro non si può che rimanere nuovamente stupiti della bravura di LRNZ, capace di condensare un’immagine una potenza narrativa impressionante.

Il Confine è arricchito anche da una sezione di extra (Oltre il confine), in cui vengono racchiusi pensieri e considerazioni degli autori e dei disegnatori. Con la sua solita cura, Marco Nucci ha creato dei contenuti che forniscono al lettore una visione dietro le quinte de Il Confine, mostrando la genesi e lo sviluppo di questa storia.

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Interessante anche l’impostazione grafica de Il Confine, realizzata da Fabrizio Verrocchi, minimale sulla copertina lasciando pieno campo alla forza espressiva di LRNZ, ma con il contrasto cromatico del rosso acceso che si contrappone ad una cromia più contenuta e fredda. E chissà quale immagine comparirà a serie conclusa, quando tutte le costine dei volumi saranno affiancate e potremo scoprire cosa ha realizzato LRNZ!

Conclusioni

Il Confine, per tutti questi motivi, è un esperimento coraggioso e che già in questi primi tre volumi mostra di potere offrire molto ai lettori. Si tratta, ovviamente, di una rottura con la tradizione bonelliana, avventurandosi in una narrazione più sperimentale e animata da ispirazioni moderna. I lettori tradizionali di casa Bonelli potrebbero faticare nel seguire questa nuova anima della casa editrice milanese, ma il gusto attuale del fumetto d’autore può trovare nel progetto di Uzzeo e Masi una proposta appassionante e appagante.

 

Il Confine: Neve Rossa

In un piccolo villaggio al confine tra Italia e Francia, il pulmino che trasporta una classe di adolescenti in gita scolastica sparisce all’improvviso senza mai arrivare a destinazione. Sulle tracce dei ragazzi, due detective: Laura Denti, un’agente dell’Interpol specializzata nel ritrovare persone scomparse, e Antoine Jacob, il massimo conoscitore di quelle montagne, ritiratosi fra i boschi per non avere più a che fare con gli esseri umani. Una donna e un uomo che, oltrepassato quel confine che nessuno dovrebbe mai superare, saranno costretti a unire le loro forze e affrontare le conseguenze di tutti i loro errori passati. Creato da Mauro Uzzeo & Giovanni Masi, “Il confine” è un thriller dalle atmosfere oniriche e morbose, in cui nulla è quello che sembra e la linea sottile tra bene e male, così come quella tra realtà e incubo, si fa sempre più labile fino a svanire del tutto.


Verdetto

Il Confine è uno dei simboli del nuovo slancio narrativo in casa Bonelli. Un'idagine misteriosa, in cui lo spirito umano ed eventi inspiegabili si intecciano in modo appassionante nella trama ordita da Uzzeo e Masi. Avvincente, inquietante, presentato in una veste grafica interessante, Il Confine è uno dei punti di forza della nuova vitalità bonelliana.

Pro

- Storia inquietante e ben raccontate
- Visivamente ricco ed appassionante
- Concept nuovo e promettente

Contro

- Può scoraggiare i lettori bonelliani tradizionali
- Ideale leggere i primi tre volumi assieme