Cinema e Serie TV

Joe Hill, dai vampiri televisivi di NOS4A2 ai fantasmi dei Nirvana

Una bella storia piace a tutti, ma conoscete la genesi delle storie che guardate al cinema o in tv? Ecco cosa si nasconde “sotto il cofano” delle vostre serie e film preferiti… iniziamo con le produzioni basate su idee di Joe Hill.

Anche se non siete fan della letteratura horror, ci sono ottime probabilità che conosciate Stephen King. Forse i più preparati in materia potranno conoscere anche altri celebri esponenti del genere, come Clive Barker (Hellraiser, Candyman), Ann Rice (Intervista col vampiro), Robert Bloch (Psycho) e i grandi classici (Edgard Allan Poe, Howard Phillips Lovecraft, Ambrose Bierce), ma il panorama di questo segmento della narrativa è in continua evoluzione ed è estremamente difficile tenere dietro a tutto, in particolar modo se non diventa mainstream.

Joe Hill

Quello che fa un po’ specie, tuttavia, è che alcuni autori del brivido diventino effettivamente mainstream, senza però che il grande pubblico se ne accorga. La cosa sembrerebbe assurda, detta così, ma il fatto è che a questi autori il culto della personalità non interessa e dunque le loro opere vivono di vita propria, divenendo più note di chi le ha scritte.

Con questa rubrica cerchiamo proprio di rendere giustizia a questi autori, nella speranza di segnalare qualche lettura interessante a chi ci legge.

Joe Hill, da figlio d’arte a perfetto sconosciuto

Joe Hill, al secolo Joseph Hillstrom King, è un buon rappresentante di questa categoria.

Joe è il figlio secondogenito di Stephen King, ma, essendosi avventurato nel territorio di caccia del padre, ha comprensibilmente deciso di adottare uno pseudonimo. Probabilmente l’idea del nome d’arte gli è venuta direttamente dal suo secondo nome (Hillstrom), o per qualche sorta di associazione di idee con il gioco all’aperto per bambini “king of the hill”.

Sia come sia, la cosa gli ha consentito di evitare scomodi paragoni. Almeno fino a poco tempo fa, visto che Joe Hill è autore, tra le altre cose, del romanzo horror NOS4A2 (anche questo un gioco di parole: si legge “Nosferatu”), che è stato da poco convertito in una fortunata serie tv da AMC, trasmessa in Italia da Amazon Prime Video.

La serie illustra lo scontro tra la giovane Vic McQueen e il diabolico Charlie Manx. Entrambi “creativi straordinari”, ovvero persone in grado di modificare la realtà e di ignorarne le ferree regole, grazie alla propria fantasia e a un mezzo di trasporto, che consente loro di fendere il tessuto dello spazio-tempo come una spada (una moto nel caso di Vic, una Rolls Royce Phantom nel caso di Manx). Ovviamente Manx è un uomo molto cattivo e pericoloso, che ha usato la sua fantasia in modo distorto e malato, al fine di ottenere l’eterna giovinezza…

Un povero diavolo

Anche prima di NOS4A2, comunque, Joe Hill aveva già fatto un’incursione a Hollywood, con la conversione in film del suo romanzo più controverso, Horns (link Amazon) In questo caso il protagonista è un ragazzo, Ignatius Perrish (interpretato sul grande schermo da Daniel “Harry Potter” Radcliffe), per gli amici semplicemente “Ig”, che, dopo essere stato ingiustamente accusato della morte della propria ragazza, perde il lume della ragione e si vede spuntare sulla fronte un bel paio di corna caprine.

Ma c’è di più: insieme alle corna sviluppa anche il potere di far confessare al prossimo le sue più sordide inclinazioni e, contestualmente, di indurlo pesantemente in tentazione. In pratica una personificazione del diavolo. Quello che rende Ig diverso dal demonio è il modo in cui utilizza i propri poteri: per fare giustizia.

Il finale, che non sveliamo, è agrodolce, come spesso accade con Hill: la verità viene a galla e giustizia viene fatta, ma non senza che prima sia stato richiesto qualche sacrificio da parte dell’eroe.

Uno stile unico

L’anno prima dell’uscita al cinema di Horns, Joe Hill ha pubblicato un libro a quattro mani con il padre (Nell’erba alta Link Amazon), quasi a suggellare il suo passaggio allo status di “scrittore maturo”, riconosciuto dall’autorità paterna.

In effetti, anche se Joe non è affatto prolifico quanto King senior, ha dato prova di essere dotato quanto il genitore, se non di più.

Il suo stile, per certi versi, ricorda il primo Stephen King, quello di Shining, Salem’s Lot e IT, ma con l’aggiunta di una vena fantasy o cyberpunk. Ad esempio la possibilità di distorsione della realtà dei “creativi straordinari” di NOS4A2, ricorda da vicino la capacità di viaggio interdimensionale di Jack Sawyer, protagonista de Il Talismano, fantasy gotico scritto da Stephen King insieme all’amico Peter Straub, mentre il fantasma recapitato per posta, che perseguita il protagonista de La scatola a forma di cuore, costituisce un’ovvia strizzata d’occhio ai tanti video pubblicati su YouTube a tema “Dibbuk Box”. Per chi non conoscesse il genere: si tratta di un classico video di “unboxing” in cui a essere aperta davanti alle telecamere non è un prodotto qualsiasi, ma una scatola contenente una maledizione, o un’entità demoniaca (dybbuk, in yddish, significa per l’appunto “spirito malvagio”).

Così, tanto per vedere l’effetto che fa, come avrebbe detto Jannacci.

Fantasmi in scatola

In effetti La scatola a forma di cuore (Heart-Shaped Box, nella versione originale, come una celebre canzone dei Nirvana) è un romanzo estremamente originale (Link Amazon), con un protagonista del tutto sopra le righe, Judas Coyne, una rockstar che colleziona memorabilia macabri e che un brutto giorno si trova a toccare con mano che bisogna stare attenti a ciò che si desidera, perché qualche volta si corre il rischio di ottenerlo. Convinto di aver acquistato l’ennesimo pittoresco cimelio, si trova invece con lo spirito di un pericoloso psicopatico in casa, uno psicopatico fermamente deciso a far del male a lui e a quanti gli stanno intorno. In una disperata lotta contro il tempo, Judas inizierà allora un’indagine sulle origini della scatola acquistata, cercando di rintracciarne il proprietario originale. Il colpo di scena finale, svelerà che, anche in ambito soprannaturale, le coincidenze non esistono.

Gli elementi che rendono La scatola a forma di cuore una lettura avvincente sono tanti: anzitutto la narrazione è estremamente incalzante, la storia è piena di rimandi alla cultura rock e heavy metal (dal titolo all’attrazione per il macabro del protagonista, alla sua vita di eccessi…), ma, in un certo senso, si tratta anche di un bildungsroman, in cui Judas compie un percorso di autoconsapevolezza, destinato a renderlo una persona migliore.

Last but not least: il romanzo trasporta realmente il lettore in un altro posto. Come nel miglior Stephen King, si tratta di evasione pura. Scatta, cioè, il meccanismo “finisco il capitolo e poi lo metto giù”, solo che poi di capitolo ce n’è un altro e bisogna per forza sapere come va a finire…

Conclusioni

Il merito maggiore di serie tv come NOS4A2 è quello di sottoporre all’attenzione del grande pubblico autori che altrimenti sarebbero rimasti nell’ombra. Per altro c’è da sottolineare come il genere telefilmico, proprio perché di maggior respiro e diviso esso stesso in capitoli (episodi), si adatti molto di più alla conversione di storie come quelle di Joe Hill. A ciò si aggiunga che, tra tutte, forse la narrativa horror è ancor più favorita da questa tipologia di trasposizioni.

Ma ovviamente il panorama degli autori sconosciuti di opere mainstream non si esaurisce con Joe Hill e nelle prossime pagine di questa rubrica avremo modo di sottoporre alla vostra attenzione altri membri di questo singolare club.

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