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La nave sepolta, la recensione in anteprima del nuovo film di Simon Stone

Il 29 gennaio uscirà su Netflix il nuovo film drammatico di Simon Stone, ambientato tra il 1938 e il 1939, che racconta la vera storia della vita dello “sconosciuto” archeologo Basil Brown. L’opera si intitola La nave sepolta (in originale The Dig) e si tratta di un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di John Preston, edito nel 2007, che racconta degli scavi di Sutton Hoo, avvenuti nel 1939, i quali portarono alla luce una delle più grandi scoperte della storia britannica. Noi abbiamo avuto la possibilità di visionare, in anteprima, la nuova pellicola di Stone ed ecco a voi la nostra recensione, come sempre, priva di spoiler.

Una scoperta archeologica incredibile

Il film di Netflix ci porta nell’Inghilterra nel 1938, alle soglie della Seconda guerra mondiale. Edith Pretty (Carey Mulligan), ricca vedova di un colonnello dell’esercito, è convinta che nella sua proprietà, un terreno situato nel Suffolk a Sutton Hoo, nei pressi della città di Woodbridge, siano sepolti antichi tesori. Decide quindi di ingaggiare Basil Brown (Ralph Fiennes), un archeologo dilettante esperto di storia e astronomia, grande appassionato di Europa medievale. Gli scavi condurranno i due a una scoperta dal grandissimo valore storico: una nave-tomba. La signora Pretty e il signor Brown si ritroveranno a fare i conti con le più importanti autorità museali, attirate dalla sorprendente scoperta. Tutto questo mentre il Paese si appresta a entrare nel secondo conflitto mondiale, rendendo il suo futuro del tutto incerto.

La nave sepolta

La nave sepolta si avvicina in maniera significativa ad Ammonite, film del 2020, che vede la splendida Kate Winslet nei panni di Mary Anning, una paleontologa inglese del XIX secolo che ha dovuto fare i conti con la società e con i vincoli di genere che ne hanno oscurato i successi. Le barriere di classe continuano a marginalizzare il lavoro dell’archeologo autodidatta Basil Brown quasi un secolo dopo Mary Anning. Il racconto di Simon Stone, riguardante la rivoluzionaria scoperta avvenuta nel 1939, getta nuova luce sull’Età Oscura e prende delle connotazioni dolorose e drammatiche sia dal punto di vista personale che identitario. Questo è permesso anche da una narrazione intrisa di un delicato filo di malinconia che rende questa opera di Netflix decisamente coinvolgente.

La struttura narrativa dell’abile Moira Buffini

Adattato dalla drammaturga e sceneggiatrice Moira Buffini, la rivisitazione si prende alcune libertà capovolgendo la differenza di età dei personaggi principali rispetto alla loro vita reale, forse per rafforzare un sussurro di quasi romanticismo nel loro incontro. Fiennes ha quasi dieci anni più di Brown al momento della sua storica scoperta, mentre Carey Mulligan ha 20 anni meno del suo personaggio Edith Pretty, la ricca donna che aveva circa 50 anni quando assunse Brown per scavare negli antichi tumuli funerari nascosti nella sua tenuta di Suffolk.

 Il pubblico, che ha assaporato l’audace tuffo di Mulligan in un personaggio contemporaneo psicologicamente complesso in Una donna promettente, potrebbe rimanere un po’ deluso di rivederla così presto in un nuovo raffinato dramma d’epoca britannico, ma è proprio qui che Simon Stone dà il meglio di sé.

La nave sepolta

L’inesauribile rispetto di Edith per Basil, un archeologo allontanato perché ritenuto “non ortodosso e non addestrato” dagli esperti di archeologia del Museo di Ipswich, e la loro vicinanza intellettuale portano profondità e intensità al rapporto. Il fatto che abbia ottenuto un posto alla London University, ma che il suo defunto padre non abbia saputo di questa situazione, dà alla protagonista un’idea dei modi e dei motivi per cui Basil sia stato escluso dall’establishment scientifico nonostante la sua mente acuta e desiderosa.

La nave sepolta

La struttura narrativa escogitata da Buffini stabilisce fin dall’inizio che, nonostante la posizione di outsider della classe operaia di Basil in un campo dominato da aristocratici istruiti, quest’ultimo non è un allocco. Declina l’offerta iniziale di Edith di lavorare al progetto e torna solo quando lei accetta di pagarlo per quello che vale. La proprietaria della tenuta viene anche parzialmente influenzata dal calore di Basil nei confronti del suo giovane figlio Robert (Archie Barnes), che lega con l’archeologo grazie al loro comune amore per l’astronomia.

La caratterizzazione dei personaggi tra romanticismo e denuncia sociale

Quando gli ex capi di Basil del Museo di Ipswich (Paul Ready, Peter McDonald) tentano di assumerlo di nuovo per lavorare agli scavi di una villa romana, il protagonista sceglie invece di rimanere al servizio della signora Pretty. Uno scambio silenzioso tra loro sullo “scavare per incontrare i morti” rivela un’affinità nei loro pensieri sui legami tra il passato e il presente, in particolare quando i brontolii di guerra contro la Germania gettano un’ombra sul futuro. Una quasi fatalità nel sito di ricerca di Sutton Hoo sembra riaffermare la loro connessione, ma un invito di Edith a cenare a casa viene ostacolato da una visita inaspettata della devota moglie di Basil, May (Monica Dolan).

La nave sepolta

Quest’ultimo evento distorce il significato della tanto temuta frase basata su una storia vera che viene minata da quelli che sembrano accenni inventati di una inesistente storia d’amore contrastata tra Edith e Basil. Gli attori, però, sono stati abili nell’assicurare che l’integrità morale dei personaggi non venisse mai compromessa e Stone ha rafforzato questo concetto con una piacevole moderazione.

La nave sepolta cambia marcia quando le scoperte di Basil rafforzano la sua prima impressione, ovvero che il terreno di scavo potrebbe riportare in luce resti risalenti a periodi storici ben più lontani dei vichinghi, trattandosi, per l’appunto, di una nave anglosassone trascinata a terra per seppellire un guerriero o un re. Quell’importante scoperta attira una rinnovata attenzione da parte del contingente di Ipswich, la cui offerta di rilevare lo scavo viene nuovamente rifiutata da Edith. Tuttavia, l’arrivo di Charles Phillips (Ken Stott), uno snob arrogante del British Museum, si rivela più difficile da respingere una volta che il sito di scavo viene dichiarato di interesse culturale nazionale e lo pone sotto il controllo del Ministero.

La nave sepolta

Buffini non sfugge del tutto al richiamo della soap storica di alta classe, tipo Downton Abbey, poiché un mini-sciame di nuovi personaggi converge nel grazioso paesaggio, portando alla luce emozioni più represse. Tra di loro spiccano l’affascinante cugino fittizio di Edith, Rory Lomax (Johnny Flynn), che si è arruolato nella Royal Air Force e Stuart Piggott (Ben Chaplin), un giovane archeologo portato a bordo da Phillips insieme alla moglie Peggy (Lily James). Una trama secondaria minaccia di prendere il sopravvento quando viene rivelato che Peggy ha dei sospetti sull’omosessualità di suo marito, ma il dramma non diventa mai banale o eccessivamente sentimentale, anche se la colonna sonora di Stefan Gregory a volte supera quei limiti.

La nave sepolta

Ciò è in gran parte dovuto al fatto che la sceneggiatura e gli attori concedono a ciascuno dei personaggi la propria dignità. Questo si osserva maggiormente per Chaplin e James, che hanno una resa dei conti tenera, e ancora di più per la meravigliosa May, una donna non è intellettualmente vicina a Basil, ma che compensa con la sua perspicacia e la sua forte convinzione che il suo contributo e sostegno al marito non deve essere trascurato.

La nave sepolta

Le interazioni di Edith sia con May che con Peggy, per la quale diventa una specie di sorella maggiore nonostante i problemi di salute gravi, forniscono momenti di dolcezza indimenticabili. Buffini, al riguardo, ha spazio anche per inserire la sua prospettiva femminista quando tratta i personaggi femminili. Senza troppe distorsioni contemporanee, affronta con perspicacia e grande funzionalità lo squilibrio delle strutture di classe britanniche, sia che si applichino alla ricchezza, alla posizione sociale o all’istruzione.

Un simbolismo visivo tanto semplice, quanto emozionante

L’accelerazione della minaccia della guerra si può ben osservare, ad esempio quando Edith si reca a Londra per un appuntamento medico e vede sacchi di sabbia imballati intorno a monumenti storici come protezione degli stessi, o quando un giovane aviatore si schianta contro le navi vicine, portando un solenne promemoria dei pericoli che Rory sta per affrontare. La figura del fotografo aviatore permette anche di rafforzare il tema della cattura dei momenti fugaci mentre il presente diventa passato e rischia di perdersi nel futuro. In un momento di riflessione aulico della performance di Fiennes, Basil condivide la sua convinzione che “siamo parte di qualcosa di continuo. Quindi non moriamo davvero”.

La nave sepolta

Dove La nave sepolta dà davvero il meglio di sé è nella la sua presentazione visiva, per lo più inespressa, dell’avanzare del tempo e dell’immobilità della terra che custodisce i suoi ricordi. Stone utilizza diversi espedienti tecnici per trasmettere questo senso, in modo più eloquente con il dialogo, che può, in alcuni casi, vacillare o sembrare mal diretto, ma che in realtà rafforza proprio il concetto di immobilità.

Lo scavo stesso comprende due semplici tumuli erbosi e ciò spinge il direttore della fotografia Mike Eley a escogitare delle soluzioni fotografiche che tolgano il rischio di rendere irrealistico il tutto. La malattia di un personaggio chiave, il successo dell’uomo comune e la scoperta dei tesori si svolgono sotto i suoni dei jet da combattimento che fanno pratica mentre il settembre 1939 si avvicina sempre di più. Tutto trasmette un senso di fragilità da un lato e resistenza dall’altro.

In conclusione

L’acclamato regista teatrale australiano con successi sia in Europa che negli Stati Uniti, Simon Stone, ha svolto un lavoro solido e ben caratterizzato. Avevamo già osservato la sua bravura nell’opera di debutto del 2015 The Daughter, ma qui il suo lavoro è convenzionale, tranquillo e ottimamente recitato. La nota emotiva è onnipresente e non sempre si ricollega alla vera storia, ma è indubbio che il discorso radiofonico di Churchill alla nazione che annuncia l’entrata in guerra della Gran Bretagna sia il tocco di classe conclusivo di una pellicola davvero emozionante e coinvolgente.

Come accennato nell’introduzione, La nave sepolta si basa sull’omonimo romanzo di John Preston. Ecco a voi la pagina di acquisto Amazon del libro.