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Pulp Fiction, 27 anni di gangster e black comedy

Erano tutti attori così giovani, ma già in grado di mostrare il loro talento sullo schermo. A maggior ragione quando si parla di un film di Quentin Tarantino. Era il 21 maggio 1994 quando John Travolta, Bruce Willis (questi due di ritorno ora sulle scene insieme in Paradise City), Samuel L. Jackson, Uma Thurman e Bruce Willis comparivano nelle scene di Pulp Fiction, icona della cinematografia premiata con la Palma d’oro a Cannes e in grado non solo di rilanciare Travolta, ma anche di consacrare la giovane Thurman, conquistando entrambi una candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista e miglior attrice non protagonista. Anche Samuel L. Jackson ricevette la candidatura come miglior attore non protagonista, tra i vari premi ottenuti grazie a questa pellicola di cui andiamo a ripercorrere oggi i tratti salienti.

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Pulp Fiction: un classico della black comedy

La trama racconta di una giovane coppia di rapinatori e amanti, “Zucchino” (Ringo) e “Coniglietta” (Yolanda), che stanno architettando il loro prossimo colpo. All’interno di un locale compiono una rapina, mentre due malavitosi, Vincent “Vince” Vega e Jules Winnfield, si dirigono verso un condominio popolare per recuperare una valigetta del loro capo, Marsellus Wallace, sottratta da alcuni giovanotti. Nell’appartamento dove entrano i due, Jules recita un passo della Bibbia, passato alla storia, e che recita:

Ezechiele 25.17. Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendet (ta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.

La citazione non è tratta davvero dalla Bibbia: al capitolo 25, versetto 17 del libro di Ezechiele (Antico Testamento), le parole sono ben diverse: “Eseguirò su di loro grandi vendette, li riprenderò con furore, ed essi conosceranno che io sono il Signore, quando avrò fatto loro sentire la mia vendetta”. Il monologo in questo film non è da attribuire al profeta Ezechiele, poiché il regista, per via della sua mania citazionista postmoderna, ha voluto omaggiare un B-movie di arti marziali del 1976, Karate Kiba (anche noto come The Bodyguard), con protagonista la star giapponese Sonny Chiba, in cui compariva questo dialogo biblico. Questo aspetto deriva anche dalla passione di Tarantino per i titoli di questo genere: ad esempio, Bastardi senza gloria fu un remake liberamente ispirato a Quel maledetto treno blindato (1978) dell’italiano Enzo Castellari, il cui film in inglese era originariamente chiamato The Inglorious Bastards.

Infine, per chiudere il cerchio su questa citazione molto famosa, i fan del Marvel Cinematic Universe la hanno potuta notare anche sulla lapide di Nick Fury nel film Captain America: The Winter Soldier, interpretato proprio dallo stesso Jackson.

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Tornando alla trama del film, si prosegue con una struttura piuttosto particolare, dove quattro storie di violenza si uniscono tra loro in una circolarità che si chiude con un ritorno all’inizio della storia. Per la precisione, assistiamo alla rapina in una tavola calda, al recupero della sopracitata valigetta, e vanno a mangiare proprio nella tavola calda della rapina; un sicario porta a ballare Mia, moglie di Marsellus, e, scambiando eroina per cocaina, va in overdose; infine il pugile Butch vince un incontro che doveva perdere e scappa con il malloppo.

Ispirato alla classica narrazione popolare ambientata nel mondo del crimine, che dagli anni Trenta e Quaranta era pubblicata dai pulp magazines, questo secondo film di Quentin Tarantino procede unendo ironia, black humour, dialettica mischiando buffonesco e tragico, tutti tratti che illuminano azioni, gesti e personaggi sotto una luce unica e originale, anche quando si scende sempre più nell’abominio del male narrato nella pellicola.

Tarantino, le citazioni, la cronologia frammentata e i viaggi in Europa

Come abbiamo anticipato, in Pulp Fiction vi sono alcune citazioni e riferimenti dedicati alla cultura pop, mondo da cui Tarantino ha assorbito parecchi simbolismi sin da ragazzino. Si tratta innanzitutto di un film sul nichilismo americano, dove Vincent e Jules parlano ad esempio di riferimenti “frivoli” a luoghi comuni della cultura contemporanea americana, e queste icone pop di cui abbonda il film costituiscono i punti di riferimento attraverso i quali comprendiamo la società stessa di cui si parla nella storia. Inoltre, non vi sono vere e proprie autorità in grado di sorvegliare l’azione dei protagonisti, lasciando che sia Wallace a comandare nella gerarchia di potere della trama. Ma soprattutto, cosa contiene la valigetta che i gangster rubano? In una prima versione del copione era piena di diamanti, ma Avary la ritenne un’idea prevedibile, così Tarantino sostenne che sia del tutto irrilevante, dato che si tratta di uno dei maggiori McGuffin (termine creato da Alfred Hitchcock che identifica un oggetto dall’importanza cruciale per i personaggi, ma senza un vero significato per lo spettatore) della storia cinematografica recente.

Passando invece alla scrittura vera e propria del film, ricordiamo che Pulp Fiction è stato scritto da Tarantino e Roger Avary, ma diretto solo dal primo, in quanto Avary si stava dedicando alla sceneggiatura e alla regia di Killing Zoe. Il regista ha ammesso di essersi ispirato, per quanto riguarda lo stile della pellicola, a grandi personaggi come Hitchcock e a registi di spicco del cinema noir tra cui Don Siegel e Jean-Luc Godard. Secondo lui, il motivo del successo di Pulp Fiction è dovuto proprio al fatto di saper cogliere di sorpresa lo spettatore nella sua trama e messa in scena della storia.

Non meno importante, Tarantino si riservò il ruolo di Jimmie Dimmick, nonostante fosse indeciso se interpretare Jimmie o Lance, e scelse di affidare i ruoli ai vari attori con un criterio ben preciso e particolare: se Steve Buscemi in Le iene, interpretava Mr. Pink, uomo avverso alle mance, qui al contrario impersona il cameriere Buddy Holly. Similmente Tim Roth, che nello stesso film interpretava un poliziotto infiltrato, qui assume il ruolo di un rapinatore, ribaltando dunque i valori dei personaggi precedenti.

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Come già fatto con Le iene, Tarantino applicò anche a Pulp Fiction la tecnica della cronologia frammentata: nella sceneggiatura, il regista decise di inserire svariati riferimenti al cinema d’exploitation degli anni Settanta e Ottanta. Inoltre, il regista fece un viaggio ad Amsterdam, dove scrisse i dialoghi iniziali tra Jules e Vincent e trasse ispirazione dalla cultura olandese ed europea in generale, motivo per cui i due nel film parlano di vari aspetti della città in particolare. Tarantino decise che la maniera migliore per descrivere il mondo del crimine fosse traendo ispirazione alla struttura del pulp magazine Black Mask, nome usato anche come titolo di lavorazione della pellicola.

Il cast d’eccezione: come nasce una squadra vincente

Degli 8 milioni di dollari della Miramax, 5 vennero utilizzati per assumere un cast davvero di tutto punto, ma molto diverso da quello scelto prima delle riprese. All’inizio era previsto Michael Madsen nel ruolo di Vincent Vega, a cui subentrò per puro caso Travolta: Madsen aveva scelto di interpretare Virgil Earp nel film Wyatt Earp e in pochi mesi, mentre Johnny Depp, Christian Slater e Dave Gahan erano in lizza per quello di Zucchino. Pam Grier invece, una delle attrici preferite di Tarantino, doveva avere il ruolo della moglie di Lance, Jody, così come Kurt Cobain e Courtney Love avrebbero dovuto recitare nei ruoli di Lance e Jody.

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Tarantino riscrisse la parte di Jules per Samuel L. Jackson, che aveva fatto un provino per il cast di Le iene nel ruolo di Mr. Orange. Dopo il primo provino, Jackson rischiò di perdere la parte, ma grazie all’intervento di Paul Calderon, amico dell’attore, riuscì a convincere il regista a dare una seconda chance all’attore. Inoltre ci fu esitazione per la scelta dell’attore nei panni di Butch Coolidge: indeciso tra Sylvester Stallone, Matt Dillon, Mickey Rourke e Bruce Willis, si optò alla fine per quest’ultimo, ma nella sceneggiatura originale, Butch è un pugile sulla ventina d’anni. Dunque, per adeguare la storia al fisico dell’attore, il personaggio venne trasformato in un boxeur ormai alla fine della sua carriera.

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Infine, per riuscire a ottenere il ruolo di Mia Wallace, Uma Thurman era in lizza con attrici del calibro di Michelle Pfeiffer, Meg Ryan, Joan Cusack, Isabella Rossellini, Halle Berry e altre ancora, riuscendo però a ottenere la parte e consentirle di apparire sui manifesti del film e acquisì parecchia fama, ma non ne approfittò della fama acquisita, perché scelse di non partecipare a film ad alto budget per i successivi tre anni.

Dalle scene eliminate alla colonna sonora di successo

Visto il successo della pellicola, solo nel 1996 uscì per il mercato home video, in VHS, una Special Collector’s Edition con una scena finale di 11 minuti aggiuntivi per mostrare due nuovi avvenimenti. Il primo riguarda l’incontro in versione estesa tra Mia e Vincent nell’appartamento della donna, dove si tiene un’intervista a Vincent ponendogli alcune domande su un’eventuale parentela con Suzanne Vega, cantante folk, e altri temi, una scena che spiega così una battuta successiva che l’attrice recita nella versione cinematografica.

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Il secondo evento riguarda la corsa in taxi, dove il dialogo tra Butch ed Esmeralda (Angela Jones) dura più a lungo ed è presente anche una conversazione ulteriore con Butch che spiega come ci si senta a essere pugile e uccidere il proprio avversario. Vi è anche una versione canadese del film in DVD che include queste due scene inedite già menzionate e anche uno speciale con altre scene eliminate. Queste ultime riguardano l’ampliamento della scena in cui Vincent Vega compra l’eroina a casa del suo amico spacciatore Lance, e una scena in cui Wolf e Raquel, la figlia dello sfasciacarrozze, stanno flirtando e decidono di andare a fare colazione.

Non potevamo astenerci dal citare la famosa colonna sonora, la quale comprende brani di diverso genere: dalla musica surf, al rock, al funk e al blues, portando in scena artisti del calibro dei Kool & the Gang, Dick Dale e Al Green. Il susseguirsi di brani riprende e rimarca lo stile del film, proponendo brani tratti dalla musica surf, passando ai classici rock and roll statunitense e blues, come Let’s Stay Together di Al Green e You Never Can Tell di Chuck Berry.

I riconoscimenti ottenuti

Una vera e propria opera d’arte come Pulp Fiction non poteva chiaramente passare inosservata agli occhi della critica: con Roger Avary, Tarantino si aggiudicò l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale nel 1995, su 7 candidature, tra cui miglior film, miglior regista e miglior montaggio, oltre alla sopracitata Palma d’oro al festival di Cannes del 1994.

Molti critici hanno paragonato il successo che Tarantino ottenne con Pulp Fiction con quello che Orson Welles ottenne dopo la distribuzione di Quarto potere. Ma ci furono anche opinioni non del tutto positive: il film venne ritenuto controverso a causa di alcune scene violente, ma anche per le accuse di razzismo, oltre che venire erroneamente affermato che, a subire violenza nel film, sono esclusivamente personaggi di colore. Tra gli esempi incriminati, lo stupro al negozio di pegni, Vincent che spara a Marvin, Butch che investe Marsellus. Ricordiamo però che ci fu anche l’esecuzione di coloro che avevano trafugato la valigetta di Marsellus (che erano bianchi).

In definitiva, non ci potevamo certo aspettare un film “sobrio e educato” da parte di Tarantino, ma un lavoro rimasto tra i migliori titoli della storia del cinema, ancora oggi ricordato come un cult di tutto rispetto.