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Record of Ragnarok 1, recensione: quando le divinità sfidano gli esseri umani

Gli uomini spadroneggiano sulla Terra ormai da troppo tempo, ma gli Dei non sono più disposti a sopportare la loro arroganza. Così, decidono di porre fine una volta per tutte alla specie umana, nociva non solo per se stessa, ma anche per qualsiasi forma di vita vegetale e animale sul pianeta. Una voce, una sola, unica voce, riecheggia in difesa degli uomini. È quella di Brunilde, la maggiore fra le Valchirie, che ha invece una proposta un po’ differente dalla cancellazione indiscriminata della specie umana dalla faccia della Terra: un torneo. 13 combattenti umani e 13 divini si scontreranno fino alla morte in un’arena per decretare infine quali saranno le sorti della specie umana, che ha, come unica speranza per continuare a sopravvivere, quella di uscire vincitrice dalla maggior parte dei combattimenti a cui dovrà prendere parte. Sono queste le premesse di Record of Ragnarok, la nuova serie animata originale Netflix già disponibile per la visione a questo indirizzo.

Record of Ragnarok

Record of Ragnarok: breve storia editoriale

Il titolo originale dell’opera è 終末のワルキューレ (Romaji: Shūmatsu no Valkyrie; traduzione: La Valchiria del Giorno del Giudizio) e nasce come manga scritto da Takumi Fukui e Shinya Umemura e illustrato da Chika Aji. La sua pubblicazione sulla rivista Monthly Comic Zenon ha avuto inizio in Giappone il 25 novembre 2017 ed è attualmente ancora in corso. I diversi capitoli del manga sono stati raggruppati in 10 tankōbon e in Italia è distribuito da Star Comics (per iniziare o completare la vostra collezione dei volumetti editi in Italia, date un’occhiata a questa pagina su Amazon). Per quanto riguarda il target di riferimento, Record of Ragnarok è classificato come seinen, ovvero manga destinato a un pubblico adulto.

Record of Ragnarok

L’omonima serie di animazione targata Netflix è realizzata dallo studio Graphinica e la sua prima stagione è composta da un totale di 12 episodi della durata di circa 24 minuti l’uno. Il fatto che il torneo non venga mostrato nella sua interezza (vedrete infatti solo i primi 3 incontri) e che le ultime immagini che accompagnano la sigla di coda mostrino quali saranno i prossimi due combattenti per entrambe le fazioni sono chiari indizi che è già prevista quantomeno una seconda stagione di Record of Ragnarok, se non più di una.

La serie soffre di diversi problemi, sia sotto il profilo narrativo che dal punto di vista visivo, perciò la domanda ora è: Record of Ragnarok è una buona serie di animazione?

Una narrazione scarna

Dal punto di vista narrativo, Record of Ragnarok ha una trama piuttosto scarna. Tuttavia, non vedrete solo combattimenti durante questa sorta di versione divina del classico Torneo di Arti Marziali di Dragon Ball (e questo non è nemmeno il solo punto di contatto con l’opera più conosciuta di Akira Toriyama). Proprio perché la trama è molto semplice, i siparietti che vedono come protagoniste la maggiore, Brunilde, e la minore delle Valchirie, Göll, risultano alquanto stucchevoli e ridondanti, per via della banalità delle domande di Göll e delle sue reazioni, ansia e panico, incredibilmente prevedibili.

I contendenti vengono presentati con alcuni brevi filmati che ne raccontano le origini, talvolta romanzate, nel caso di personaggi storici su cui si hanno scarse informazioni e testimonianze certe, e a volte rivisitate per ragioni narrative, nel caso di personaggi appartenenti alla mitologia: parliamo di un manga ispirato alle diverse religioni, non di un libro di religione, per cui rivisitazioni di miti molto ben conosciuti, come quello di Adamo ed Eva, sono assolutamente legittimi. Solitamente, in questi casi le rivisitazioni fornite nelle opere di finzione vengono presentate come la verità non presente nelle versioni ufficiali.

Al di là però della premessa, che introduce il torneo all’ultimo sangue e dei flashback che raccontano la storia dei singoli personaggi, non c’è altro in Record of Ragnarok, narrativamente parlando, il che potrebbe anche non essere un problema, per coloro che sono particolarmente interessati all’azione e ai combattimenti. Tuttavia, anche in questo caso potreste restare piuttosto delusi.

Un buon character design in un’animazione statica

Trattandosi di una serie principalmente improntata all’azione frenetica dei combattimenti, la scelta di impiegare uno stile di animazione che predilige le tavole statiche sembra un controsenso. Lo stile grafico con cui sono ritratti i personaggi si avvicina molto a quello del manga ed è curato e abbastanza diversificato, anche se il modo in cui sono rappresentati i muscoli dei corpi dei combattenti è spigoloso e decisamente poco realistico:

Record of Ragnarok

Nonostante sia davvero apprezzabile la scelta grafica, un paio di personaggi ne ricordano un po’ troppo altri: Adamo e Poseidone si somigliano molto:

Adamo
Record of Ragnarok

Poseidone
Record of Ragnarok

Un’altra somiglianza davvero evidentissima è riscontrabile fra Zeus e il Maestro Muten di Dragon Ball:

Zeus
Zeus

Muten

Inoltre, anche Zeus, come Muten, è in grado di aumentare la propria massa muscolare. Anche visivamente, il risultato finale è piuttosto simile:

Muten

Zeus

Ma c’è un’altra somiglianza con Dragon Ball, sempre per quanto riguarda Zeus: i power up. Elemento fondante del manga di Toriyama, il continuo potenziamento di protagonisti e antagonisti sovente finisce anche per modificarne l’aspetto, un procedimento per Zeus incredibilmente doloroso; quando raggiunge la sua “forma finale”, la chiama proprio così, una frase che abbiamo già sentito pronunciare al temibile e gelido, come suggerisce il suo nome, Freezer.

Una originale visione delle religioni

Nonostante spesso i fedeli delle diverse religioni entrino in conflitto fra di loro, le divinità a cui rivolgono le proprie preghiere non sembrano avere il benché minimo interesse a scontrarsi in alcun modo, anzi, è vero l’esatto contrario. La premessa del racconto di Record of Ragnarok ci informa del fatto che le divinità si incontrano ogni 1000 anni, il che testimonia che ci sia una sorta di accordo di pace fra i diversi Pantheon divini.

Inoltre, adesso gli Dei hanno una ragione in più per restare coesi, un obiettivo comune: la cancellazione degli esseri umani dalla faccia della Terra. Tuttavia, anche gli esseri umani hanno abbandonato i loro conflitti interni per unirsi alle anime che combatteranno per difenderli e proteggerli.

Record of Ragnarok

Infine, in Record of Ragnarok possiamo riscontrare una certa aderenza alla mitologia religiosa, rivisitata dove serve per poter creare una narrazione omogenea. In definitiva, dunque, questa prima stagione non è particolarmente entusiasmante, né dal punto di vista narrativo, né per quanto riguarda l’aspetto fin troppo statico di alcune animazioni, un dettaglio che ha un impatto visivo forte, a maggior ragione in una serie basata su violenti e sanguinolenti combattimenti.